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mercoledì 8 ottobre 2014

DA BASE A CJASA - Andreis: una Base scout che fa cultura.

Da Base a Cjasa
Le ragioni dei QUADERNI DELLA BASE

Se chiedete ad un andreano indicazioni per raggiungere i terreni “ì dal goç, in Bosplans” vi chiederà in risposta: “la cjasa dai scaut?”. Ecco, quella che per noi scout è la Base scout, per gli abitanti della valle è invece la Casa degli scout.
Base, riferito ad uno spazio fisico, è termine che indica un luogo da cui partire (Cape Canaveral per i viaggi spaziali), un luogo dove fermarsi temporaneamente (campo base nelle spedizioni alpinistiche) oppure uno spazio “logistico” dove depositare roba. La Base è un luogo con funzione strumentale (serve a fare qualcosa in un determinato momento).
Casa, invece, indica un luogo di appartenenza, di relazione, di ospitalità, di generatività, di familiarità, di ozio e stanzialità, di vite e di morti. E, come tale, luogo con funzione identitaria. Culturale e sociale.
Quando proponiamo il gioco scout ad Andreis perché è più vicino ed economico oppure perché c’è Ezio che fa tutto, e, da qualche stagione, c’è anche il riscaldamento, “ì dal goç” non è ancora la casa di noi Scout ma solo una comoda base per attività che potremmo fare altrove. Poco contano nella scelta dei luoghi dove fare scoutismo la storia, la cultura, l’ambiente, le persone di quel luogo. Insomma, “sfruttiamo” poco le risorse che un territorio può offrire all’educazione, spesso perché quel territorio non lo conosciamo.
Per questo motivo è nata, nella ricorrenza dei primi vent'anni della Base scout, l’idea dei QUADERNI DELLA BASE, strumenti per far conoscere le risorse educative del territorio di Andreis e della Val Cellina.
Le pubblicazioni sono pensate, scritte ed illustrate da scout ed amici degli scout. La linea editoriale prevede tre tipologie di Quaderno:
Collana rivolta ai ragazzi per incuriosirli su quello che li circonda, per invitarli a scoprire le meraviglie della natura e dell’ambiente, in particolare quella che si trovano davanti agli occhi, sotto i piedi, nelle orecchie… quando camminano, giocano ed esplorano i luoghi vicino alla Base e non solo.
Collana rivolta ai Capi scout per dare loro strumenti per svolgere meglio l’attività educativa scout quando questa si svolge nei territori della Base, con particolare riferimento alla conoscenza della Val Cellina: ambiente, natura, storia, cultura e geografia.
Collana rivolta a tutti, che raccoglie gli atti dei convegni che con frequenza annuale sono organizzati presso la Base. Questi quaderni raccolgono le idee e le esperienze dei relatori chiamati a portare il loro contributo alla crescita della cultura educativa e delle Terre Alte;

Nel giugno del 2012 sono stati presentati i numeri due di ciascuna collana; la redazione dei QUADERNI è già all’opera per i numeri tre che usciranno nei mesi di maggio e giugno 2013 (festa del Tai del fèn nell’ultimo weekend di maggio) ed è felice di dare la possibilità a qualcun altro di collaborare alla loro progettazione e scrittura.
Ci piacerebbe che uno scout, dopo aver consultato un QUADERNO e aver fatto un’Uscita in Base ad Andreis, tornasse nel proprio Gruppo con la nostalgia della nostra Casa di montagna. Dove tornare, prendendosene cura e, magari, aiutando a renderla migliore.

Dino del SAVIO

Coordinatore redazione QUADERNI DELLA BASE

martedì 7 ottobre 2014

BASE SCOUT: L'ARTE DEL PRENDERSI CURA

L’ARTE DEL PRENDERSI CURA


   Dopo una lunga estate ricca di attività, ogni Centro Scout trova il tempo per rimettere tutto in ordine, far manutenzione, operare in modo che l’imminente inverno non danneggi le strutture. Ma è anche il tempo del valutare e del riprogettare. Ciò è essenziale per evitare che la curatela si riduca agli aspetti “materiali” del Centro Scout. A che serve, infatti, avere un Centro Scout perfetto e sicuro nelle strutture, ma privo di qualità  culturale ed educativa? Il Centro Scout, abbiamo sostenuto ciò sin dalla nascita della RETE dei CENTRI SCOUT ITALIANI, deve essere un “luogo significativo”.
   A proposito, mi sembra opportuno fare riferimento al pensiero di alcuni studiosi contemporanei,  Augé e Bauman, che hanno approfondito le tematiche relative ai “luoghi” e ai “non luoghi”. Un luogo antropologico, scrive Augé, “ è  allo stesso tempo un principio di senso per coloro che lo abitano e un principio di intelligibilità per colui che lo osserva. Essi hanno tre caratteristiche: identitari, relazionali e storici”. Bauman precisa che “un luogo è uno spazio relazionale identitario storico, cioè uno spazio in cui le relazioni sono sollecitate e sono parte integrante di questo luogo, i soggetti si riconoscono al suo interno e per questo è definito identitario e storico, perché i soggetti hanno una storia comune e si richiamano ad essa. Il non luogo è uno spazio privo delle espressioni simboliche di identità, relazioni e storia”.
   Le suddette caratteristiche dei “luoghi” possono essere utilizzate — in occasione dell’annuale verifica e riprogettazione - per rileggere la funzione del Centro Scout e per dare ad esso sempre maggiore significato, evitando di ridurlo in “non luogo”, cioè ambiente di transito, da consumare, che non lascia traccia.
   Il “prendersi cura” è un’arte  materiale e spirituale che non si può limitare a momenti eccezionali o rituali. E’, infatti,   una cultura, un modo di essere; è l’arte del quotidiano, manifestazione concreta di amore per le persone e per le cose. La capacità di prendersi cura testimonia la qualità di un Centro Scout.  “Dobbiamo educarci ad un’idea di eccellenza che scaturisce dalla capacità di amare, di prenderci cura degli altri”, sostiene la filosofa Jennifer Nedelsky.    
   Perciò, il “governo” di un Centro Scout, non si riduce ad un “tener le chiavi”, non è un fatto burocratico, ma è basato sull’arte di aver cura, sull’“I care!” che coinvolge un gruppo di “appassionati”. Non è un’arte che provoca chiusura, ma è testimonianza che  coinvolge e trascina. Perciò, ogni Centro Scout fa di tutto per essere “un luogo e uno spirito”, un luogo ricco di magia e di stimoli educativi, un luogo che lascia una traccia positiva in quanti vi operano e in coloro che  vi “transitano”.     
Giovanni Perrone
                                                                                           


Pubblicato in Notizie dalla RETE - Rete dei Centri Scout Italiani - ottobre 2014

giovedì 18 settembre 2014

domenica 23 dicembre 2012

DA MARINEO ALLA MASSARIOTTA LA VIA BADEN-POWELL


MARINEO –Pa-
Intitolazione della Via Lord Robert Baden-Powell

23 dicembre 2012

               L’Amministrazione Comunale  di Marineo, nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario del Gruppo e del quarantesimo anniversario del Centro Scout,   in segno di gratitudine per l’attività svolta dal Gruppo AGESCI e dal Centro Scout della Massariotta, dedica a Baden-Powell la via che congiunge Marineo alla Massariotta .  

Intervento di Fabio Cangialosi, Assessore alla Pianificazione territoriale, urbanistica, infrastrutture, opere pubbliche, qualità della vita.                         
            “La scelta di voler intitolare una strada a Lord Robert Baden-Powell, comunemente noto come B.-P., è nata dal desiderio di incidere il ricordo di una figura umana di così alto spessore sociale ed educativo nel cuore di tutti i cittadini marinesi. Oggi ricordiamo Baden-Powell non soltanto come il fondatore dello Scautismo nel mondo ma come uomo carismatico per eccellenza, formatore delle coscienze, un educatore ed un garante dell’autenticità dell’essere. Chiunque nel mondo abbia maturato la scelta di essere uno scout ha incarnato in primis il suo sapere, il suo saper essere ed il suo saper fare, spargendo nelle strade percorse il seme dell’altruismo, della condivisione e del vivere comunitario.
            La nostra Marineo sperimenta da più di 50 anni l’esperienza dello Scautismo e, nonostante i tanti anni trascorsi, il metodo scout risulta essere sempre attuale ed al passo con i tempi e tende sempre a calamitare le giovani generazioni che negli anni si avvicendano.
            Una ulteriore testimonianza del profondo radicamento dello scautismo a Marineo è anche la presenza sin dal 1973 della Base Scout di rilievo internazionale denominata “Massariotta” che ogni anno ospita centinaia di giovani provenienti da tutta Italia (e non solo), invitandoli a mettersi in gioco ed a sperimentare i valori tipici dello Scautismo quali il coraggio, l’entusiasmo, la competenza, la cittadinanza attiva e lo spirito di avventura.
            È per questo che quest’oggi l’Amministrazione Comunale vuole pregiarsi di onorare Lord Robert Baden-Powell intitolandogli una via con l’augurio che quanti passeranno da qui, leggendo questa insegna lo ricordino come l’educatore tra gli educatori, come colui che con semplicità ha invitato i ragazzi a lasciare il mondo migliore di come l’hanno trovato”.

Alla cerimonia hanno partecipato il vicesindaco Trentacosti, gli Assessori Cangialosi e Francaviglia, rappresentanti del Consiglio Comunale, il comandante della Stazione dei Carabinieri, le guide e gli scout del Gruppo AGESCI e la Comunità MASCI di Marineo, rappresentanti del Settore Specializzazioni  per il Centro Scout della Massariotta.   
                               

                                                                      

domenica 10 giugno 2012

LA MASSARIOTTA, un luogo e uno spirito


Una Base scout:  un luogo, uno spirito


            "C'è voluto un po' di tempo, ma credo di aver capito che la Massariotta non è un posto, ma è un modo di guardare le cose, un modo di essere e di fare le cose. Ed è forse per questo che anche così lontano, dopo tanti anni che non torno alla  'nostra' Base, in un momento di stress da lavoro, quando ti rendi conto che nonostante tutto hai fatto veramente ed onestamente tutto ciò che avevi da fare… beh, allora sì che ti senti alla Massariotta…. Ogni tanto mi viene tanta nostalgia della Base, riaffiorano tanti ricordi, tanti suoni, tante sensazioni, tanti volti… Rivedi tanti amici e ricordi che c'è uno stile per fare ogni cosa, uno stile per vivere bene!"
            Mi è sembrato opportuno riportare alcune frasi da una lettera recentemente pervenutami da parte di un giovane che a 14 anni ha partecipato al suo primo campo di specializzazione, poi - per alcuni anni - ha proseguito nel dare una mano alle varie attività e, poi, immerso nei problemi  del lavoro e delle vita quotidiana, si era perso di vista. Ogni anno per venire alla Base percorreva  -a sue spese- circa un migliaio di chilometri. Di simili testimonianze ne abbiamo diverse in ogni Base.
            Non voglio celebrare questa o tal'altra Base scout. Far memoria serve soltanto se ci aiuta a proiettarci verso il futuro.
            La Base scout è certamente un luogo fisico che deve essere nel contempo 'bello ed utile'. Bello perché inserito in un ambiente affascinante, utile perché deve essere idoneo a fornire a chi lo frequenta stimoli all'avventura ed all'impegno. Un bosco, un lago, un fiume, il mare, strutture ben fatte e ben inserite nell'ambiente (non concentrate in un sol punto), costruzioni che facciano sognare e facciano scattare la molla dell'avventura, alcuni angoli  'selvaggi', l’angolo che  ti invita alla riflessione e alla preghiera, una opportuna distanza da vie di comunicazione rumorose, sentieri che ti permettano di andare lontano in esplorazione… sono caratteristiche che danno significato alla Base e la rendono viva. Gli angoli, le costruzioni, la sistemazione delle tende e delle cucine… tutto è fatto con arte, in maniera adeguata all'ambiente, e deve rispondere a canoni di esteticità e  di funzionalità, nonché di sicurezza. L'ordine e la pulizia  sono curati sempre (piuttosto che alla fine di un'attività). I tempi e le azioni sono in armonia con il creato e con i valori espressi dalla Legge scout.
             La storia di una Base scout non è principalmente storia di strutture più o meno belle, più o meno complete; anche se queste, pur nella loro semplicità, testimoniano mille sacrifici e tanta generosità, rendono visibile la capacità di tradurre il dire nel fare, pur quando c'è da pagare di persona; anche se queste debbono divenire sempre più funzionali agli scopi educativi che ne giustificano l'esistenza.
         Perciò, una Base scout è anzitutto  un luogo ideale che ti resta dentro il cuore per tutta la vita. Non sterile nostalgia, ma impegno a vivere in ogni luogo la Legge Scout, a saperti giocare pienamente ed a fare della tua vita un'avventura meravigliosa. Essa è  storia di ragazzi che conquistano e rafforzano la capacità di far sempre meglio. E' storia di capi che mettono a disposizione la loro competenza (educativa e tecnica) al servizio dei più giovani. E' storia di persone lungimiranti, impegnate costantemente a migliorare la qualità del  servizio e delle strutture.  Essa è luogo di avventure e di maturazione, di incontri e di conquiste, di laboriosità e di servizio. Essa è testimonianza concreta e tangibile di ciò che le guide e gli scout sanno fare.
           Perciò ogni Base diviene  luogo concreto ove vivere la meravigliosa avventura dello Scautismo, spazio fisico ed ideale di riferimento per quanti vi passano; ambiente ove educarsi a costruire il bene comune, migliorare l'arte di relazionarsi con le persone e le cose, affinare la capacità di ideare e realizzare progetti, apprendere a mettere le proprie risorse al servizio dei fratelli e della comunità.
            La 'Base'  con le sue tradizioni, con le  'sue' persone che  ne assicurano continuità di gestione e qualità di attività, con i suoi eventi a largo respiro, con le sue  caratteristiche strutturali ed ambientali costituisce un luogo di memoria e di progetto. E' un ambiente che 'parla', che fa ricordare e sognare, è testimonianza concreta di un cammino associativo.  Nella storia dell'Associazione abbiamo diversi esempi di  Basi che hanno 'lasciato una traccia'. Si pensi, ad esempio, a Colico, Pratovecchio e Bracciano, alle Basi del Settore Specializzazioni e dei Nautici, ai Centri scout internazionali …. Sono luoghi divenuti punti di riferimento per tanti capi e per tanti ragazzi.
            Ogni Base  ha un patrimonio di risorse umane e materiali,  testimonia il passaggio di tanta gente, è amorevolmente curata da un responsabile e da una equipe di volontari che ne garantiscono la gestione e la continuità, da comunità capi e r/s, da singoli capi che prestano il loro generoso servizio per assicurarne la
funzionalità e migliorane le strutture. Senza progettualità, senza continuità di gestione, senza una vivace ed adeguata presenza di scout la Base diviene  fragile, la sua storia diviene effimera. Chi è chiamato a gestire la Base deve avere competenza gestionale, educativa, metodologica e tecnica, capacità animative ed interattive, buon conoscitore della Base e delle sue opportunità: un qualificato punto di riferimento (e di orientamento) per coloro che fruiscono della Base; persona capace di garantire continuità e qualità..  non può essere un "funzionario", un controllore, un "esattore dell'obolo", un portiere, un amministratore ...
          La Base è un  'luogo che parla e che insegna'.  Essa è uno 'spazio pedagogico'. Ogni angolo, ogni struttura, ogni albero ha tante storie da raccontare. Decine e decine di capi vi iniziano e/o completano il loro iter di formazione; decine e decine di unità hanno la possibilità di svolgere attività in un ambiente affascinante, a stretto contatto con la natura. Decine e decine di ragazzi hanno l'opportunità di incontrare capi  ed eventi significativi; cento e cento amicizie vi nascono e si rafforzano; tante competenze si consolidano e si accrescono.  
           Nella Base le unità o gruppi di scout possono attuare i loro progetti, possono apprendere ad  impegnarsi per costruire e salvaguardare un  bene comune,  perché la Base scout è un "patrimonio comune":  non appartiene ad una persona o ad un gruppo di persone, essa appartiene all'Associazione, anche se necessariamente viene gestita da un responsabile e da un gruppo di adulti che operano per conto ed in nome dell'Associazione.
           Nella Base si deve respirare aria di famiglia, una famiglia aperta ed accogliente, una famiglia operosa e gioiosa, una famiglia intenta a conquistare valori duraturi.
            La Base scout è una risorsa per il territorio in cui è inserita, sia per le unità scout che per le scuole, le associazioni, le parrocchie. Se  essa è viva diviene punto di riferimento, diviene risorsa culturale ed economica: è un luogo 'aperto' che viene vivificato dall'attività di chi vi opera.
            E' bene che ogni Base abbia un gruppo di persone  disponibili e competenti nell'organizzazione e nell'animazione, un'equipe che possa mettersi a disposizione di chi lo desidera, che sappia sperimentare, che produca sussidi, che aiuti i capi e quanti utilizzano la Base a valorizzare pienamente le risorse presenti nell'ambiente. La Base diviene, allora, laboratorio permanente ove si sperimenta l'avventura, ove si sperimentano vecchie e nuove tecniche, ove si progettano e si vivono attività adeguate ai ragazzi ed ai capi, ove si  sperimenta la legalità e l'esteticità (il bene ed il bello), l'operosità e la concretezza. Non voglio idealizzare una  Base scout,  desidero soltanto sottolinearne la forte 'valenza educativa' che essa ha e la necessità che  le Regioni, le Zone, i Gruppi sappiano valorizzare ed incrementare questo prezioso patrimonio ideale e concreto.         
            Perciò,  è necessario sostenere lo sviluppo qualitativo (ed anche quantitativo) dei centri scout.  E non solo a parole. Lo stesso Baden-Powell  spesso sollecitava i capi e i responsabili ai vari livelli perchè fornissero ai ragazzi luoghi specifici ove sperimentare lo scouting.
           Bisogna saper investire e saper utilizzare idoneamente le risorse che abbiamo. E’ opportuno utilizzare le Basi scout (specialmente quelle più significative) per lo svolgimento di campi scuola e di attività ai vari livelli. E' opportuno valorizzare pienamente le risorse (umane, ambientali….) che ogni Base possiede.
            Ad esempio, svolgere un campo di formazione metodologica  o associativa in un ambiente qualsiasi, privo di identità, carente di stimoli  è un disinvestimento sia economico che metodologico. Qualsiasi programma di attività formative deve 'incarnarsi' in un luogo; ogni attività educativa deve lasciare un segno. Chi programma deve sapere idoneamente utilizzare  i 'talenti' di ogni ambiente. Fare Scautismo è, infatti, educare i ragazzi a vivere con pienezza, con competenza, con responsabilità  nel mondo. Ma ciò si impara attraverso la vita quotidiana, mediante attività specifiche e stimolanti in un 'determinato luogo ', con 'determinate persone '.
             In una delle numerose lettere che pervengono da parte di ragazzi si legge : "Lo spirito della Massariotta mi ha pervaso. Il modo di agire dei capi, la loro disponibilità, lo stile e la capacità di servizio delle scolte e dei rovers, la spiritualità, la gioia, le intense attività….. Uno spirito che continuo a portare con me e che mi aiuta a maturare. Ma soprattutto l'avventura, un'avventura meravigliosa!"

                                                                                                                                         Giovanni Perrone

venerdì 8 giugno 2012

NUOVO GESTORE ALLA MASSARIOTTA

Vi informo che il Comitato regionale AGESCI della Sicilia ha nominato il nuovo gestore della Base Scout della Massariotta al quale occorrerà rivolgersi per informazioni e prenotazioni. E’ Giovanni Sorce, capo scout a Termini Imerese, attuale responsabile della Zona Eleuterio. Per contattarlo: 3208528717 – giovanni_sorce@libero.it
Le consegne della Base sono avvenute la mattina del sei u.s., alla presenza dell’IRO Sicilia, Natale Di Bartolo e di Rosario Di Re (capo scout ad Acireale), tecnico che seguirà i lavori di ristrutturazione della Base.
Grazie al finanziamento dell’Agesci nazionale e regionale le strutture della Massariotta potranno avere un nuovo look corrispondente a criteri estetici e normativi.
Al termine dei mio mandato ringrazio il buon Dio, l’Associazione e tutti coloro che,  con il loro sostegno ed incoraggiamento, con la loro generosa ed operosa presenza e con la loro leale e fraterna amicizia, hanno attivamente cooperato alla  costruzione e alla gestione della Massariotta in questo primo quarantennio di attività: senza la loro fiducia e il loro aiuto ben poco avrei saputo e potuto realizzare. Un grazie particolare ai capi del Settore Specializzazioni e alle scolte e rovers (provenienti da varie parti d’Italia), in servizio nei campi, che – sin dall’inizio (39 anni fa!) - hanno garantito costanza, qualità e vitalità alla Base. La Massariotta, infatti, ha sempre privilegiato il “gioco di squadra”.
Nel contempo, prego di volermi perdonare per le mie inadeguatezze e manchevolezze.
Per quanto mi riguarda, “finché Dio vorrà e l’AGESCI lo riterrà opportuno”, proseguirò il mio servizio nel Settore Specializzazioni con la meravigliosa squadra dei componenti gli staff dei vari campi.

Auguro al nuovo gestore e a quanti lo collaboreranno un proficuo lavoro a favore della Base.
Un fraterno saluto  -                                                                                        Giovanni Perrone

Nella foto (da destra a sinistra): Rosario Di Re, Natale Di Bartolo, Giovanni Sorce, Di Bartolo

sabato 2 giugno 2012

ADOLESCENTI, SCAUTISMO e CENTRI SCOUT


ADOLESCENTI, SCAUTISMO E CENTRI SCOUT


Alcuni spunti di riflessione e di dibattito
                                                                                                    Giovanni Perrone

Il recente Rapporto Eurispes  evidenzia che “gli adolescenti rischiano di esistere per la società solo come caricature che riportano ed esasperano pochi tratti distintivi, generalmente quelli più evidenti e mediaticamente accattivanti. Difficile sentir parlare delle loro aspirazioni, delle speranze e dei sogni, trattati come limiti, anziché come risorse”. 
          Il metodo scout è stato fondato a misura dei ragazzi, proprio di quei ragazzi (in particolare 14-16 anni) che oggi creano preoccupazioni a famiglie ed educatori e che le unità scout facilmente perdono. Vivere da adolescenti non è facile, specialmente in un tempo in cui si viene tempestati e disorientati da mille messaggi, da differenti e contrastanti stili di vita e dalla costante tentazione di restare chiusi in casa, di fronte al computer, con l’illusione di essere nel mondo e di avere mille relazioni. Inoltre, la precarietà di tante famiglie rende ancor più problematica la vita di tanti ragazzi. Ogni giorno la cronaca ci racconta la fatica di dar senso alla vita che hanno numerosi giovanissimi. L’ambigua relazione con il cibo, il consumo di alcol e droghe, le varie forme di violenza, il sesso consumato in età sempre più giovane, le morti per velocità o imprudenza, lo zapping e i fast food di pensieri e di azioni, la solitudine e le varie forme di alienazione del sabato sera, la difficoltà a seguire percorsi di studio appaganti ed efficaci ….  testimoniano fragilità di vita e di valori, nonché la carenza di percorsi di crescita caratterizzati da continuità e integralità e supportati da adulti e luoghi di qualità.
               Da ben quarant’anni ho l’onore (e l’onere) di  animare un centro scout  e di trascorrere parte di ogni estate con ragazzi che partecipano ai campi nazionali di specializzazione e (grazie al costante e proficuo confronto con gli altri capi del Settore  Specializzazioni e dei Centri Scout) sono testimone di aspirazioni, tensioni, tendenze, valori e competenze di tanti adolescenti, nonché della loro capacità di far del proprio meglio, con forte passione, quando sono coinvolti in attività adeguate e significative e della loro cocente delusione, invece, quando sono costretti a vivere forme di scautismo “flaccido”, parolaio, ritenuto infantile, ripetitivo e noioso. Ogni anno il Settore Specializzazioni dell’AGESCI accoglie nelle varie Basi d’Italia circa duemila adolescenti, impegnandoli in campi di competenza che sono molto apprezzati dai partecipanti. Il Settore, perciò, costituisce un buon osservatorio sulla realtà adolescenziale. Inoltre, la già quadriennale esperienza delle RETE dei CENTRI SCOUT ITALIANI, che accoglie annualmente nei vari Centri aderenti oltre ventimila scout, permette di constatare luci ed ombre del mondo adolescenziale  e di riflettere sul modo di vivere lo Scautismo in Italia e all’estero.
                 Lo Scautismo non è il toccasana per ogni male, ma costituisce un buon accompagnamento ed orientamento per moltissimi adolescenti. Mi riferisco, in particolare, agli adolescenti perché ritengo questa età a forte rischio e carente di quella attenzione di cui avrebbe bisogno in ogni ambiente educativo. I gruppi scout, perciò, dovrebbero sapersene far carico per rispondere idoneamente alle numerose e complesse sfide educative lanciate quotidianamente dai ragazzi.
        Non posso non tener conto che alcuni aspetti peculiari della vita scout, quali la fraternità e l’amicizia, la progettualità, l’interazione tra il dire e il fare, l’operosità, l’impegno concreto e costante, la maturazione di capacità idonee a risolvere i problemi, il confronto e la cooperazione tra pari e tra generazioni e culture diverse,  il rispetto di se stessi  e dell’ambiente,  la dimensione spirituale, lo spirito di servizio, la riflessività  favoriscono la maturazione di una cittadinanza attiva e costituiscono ottimi antidoti a comportamenti illegali o passivi o autoreferenti che umiliano la persona e ostacolano lo sviluppo della nostra società.
                 Ogni tanto è opportuno rileggere i libri di B.-P. per “rispolverare” le fonti e riflettere sull’impegno educativo nello Scautismo. Baden-Powell, nel Libro dei Capi, invita gli educatori a tener presenti alcune qualità tipiche dei ragazzi: lo spirito (l’entusiasmo, la capacità di vedere il lato buffo delle cose, l’allegria … ), il coraggio (la spinta a far del proprio meglio, la voglia di “andare oltre” e di mettersi alla prova … ), la fiducia in se stesso (il provare e riprovare, la voglia di essere trattato da grande, la soddisfazione per i risultati conquistati … ), l’acume (osservazione, intuizione, percezione, deduzione …), l’attrazione verso l’eccitante, la responsività (la voglia e capacità di seguire delle persone che danno entusiasmano, hanno fiducia e coinvolgono il ragazzo … ), la fedeltà (unitamente alla disponibilità ad aiutare gli altri).  Sono, questi, punti forti che ritengo ancora attuali, da interpretare alla luce dell’odierna situazione sociale. Inoltre, B.-P. riassume magistralmente “i tre elementi indispensabili  al mondo del ragazzo” in “ridere, lottare, mangiare!”. Tenendo conto delle attuali letture sociologiche riguardanti questa fascia di età (ma, non solo), quali sono le strategie più opportune per un’efficace educazione scout?  In che maniera possono essere valorizzate le qualità tipiche dei ragazzi al fine di renderli protagonisti della loro crescita e aiutarli a sviluppare pienamente i talenti posseduti e divenire buoni cittadini?
               Alla luce dell’esperienza maturata, ritengo che alcuni aspetti tipici dello Scautismo da valorizzare adeguatamente, sia negli ambienti scout sia in ogni ambiente educativo, perché risorse per l’oggi e per il domani, possano essere:
 a.     Essenzialità
        In una società “complessa” che privilegia il consumo e il superfluo, l’essenzialità è un valore da riscoprire giorno per giorno. Siamo tutti chiamati alla sobrietà!  Essa è l’arte di scegliere quel che vale. E’ l’arte di assicurare all’agire proprio e delle istituzioni quella leggerezza pensosa che, lasciando inutili zavorre, permette di volare in alto. E’ l’arte che evita alle istituzioni di perdersi nei meandri e nei labirinti delle procedure (asservendosi ad esse) e che aiuta a percorrere sentieri di giustizia. L’essenzialità dovrebbe permeare la vita di ogni scout (ed anche delle associazioni scout), non solo nei progetti, ma anche nelle “piccole cose “ della quotidianità.  Ci sono, infatti, tante azioni dello scouting che favoriscono la maturazione di comportamenti idonei sia nel parlare sia nell’agire. Per esempio, il saper misurare i tempi delle riunioni e del parlare, il saper dare spazio alla riflessione e alla contemplazione, ma anche il preparare lo zaino o il menù, l’utilizzo dei pali e del cordino per le costruzioni, il saper lavare i propri panni piuttosto che portarsi dietro un intero corredo, il riparare ciò che non funziona, la manutenzione degli ambienti e degli attrezzi, il saper scegliere il servizio utile piuttosto che quello che gratifica … Una intensa e vera vita all’aperto è una continua scuola di essenzialità!
          L’educazione all’essenzialità aiuta a divenire “costruttori” piuttosto che sterili “consumatori”; aiuta a misurare il parlare in una società di chiacchieroni; insegna a valorizzare tempo, spazi, risorse. Favorisce la trasparenza dell’agire e del dire, sviluppa il senso del limite, aiuta a superare una mentalità di violenza, fa camminare senza inutili zavorre materiali e mentali. La pratica dell’essenzialità è particolarmente urgente in questo momento di recessione economica in cui occorre invertire la tendenza al  folle consumismo, all’usa e getta, a stili di vita irresponsabili. Giustamente siamo invitati a conquistare lo stile della decrescita. L’essenzialità non va “parlata”, ma agita nella quotidianità. Le buone pratiche dell’essenzialità affinano la capacità di scegliere e sono sostenute da una buona manualità.
            Il Centro Scout, evitando ogni tentazione di commercializzazione, del “tutto pronto” e “tutto incluso”, può essere spazio privilegiato ove apprendere o potenziare le buone pratiche. Ad esempio, organizzando laboratori di manualità, per la “cucina povera”, per il riciclo di cibi e materiali, spazi per lavarsi quotidianamente la biancheria …., nonché educando all’uso oculato delle risorse idriche ed energetiche e dei materiali …. A proposito di energia elettrica, il privilegiare l’uso di luci discrete e diffuse ai grandi riflettori permette di evitare spreco energetico e inquinamento luminoso. Ogni attività svolta nel Centro Scout deve rispondere a criteri di sobrietà, di valorizzazione ambientale, di costi ridotti al necessario e di attivo e responsabile coinvolgimento di adulti e ragazzi.
b.     Avventura
       Lo spirito di sana avventura è necessario in una società che sovente presenta come modelli di avventura la sopraffazione, il consumismo, lo sterile protagonismo, la strumentalizzazione della persona, la simulazione, l’alienazione, la fuga dalla realtà, l’apparire piuttosto che l’essere.  I ragazzi amano il rischio e hanno bisogno di vere avventure che li aiutino a crescere. E’, perciò, necessario educarli a “saper rischiare sul probabile”, a gestire il rischio, a non aver paura del nuovo, a possedere il senso del limite. E’ opportuno educare alla cura della sicurezza,che però non si trasformi in alienante e fobica immobilità. Se gli educatori non sanno loro offrire ai ragazzi valide ed educative occasioni di avventura, i ragazzi si tuffano in pseudo - avventure, in avventure alienanti, folli e spesso mortali (quel che succede tutti i sabato sera!). Tra l’altro, l’avventura può aiutare i ragazzi a vincere quella “mancanza di desiderio” evidenziata dall’ultimo Rapporto Censis.
        L’avventura per gli scout è una “strategia educativa”. Essa caratterizza la vita scout e dà ad essa sapore e valore; è esperienza concreta; è esercizio e sviluppo di conoscenze e abilità per la maturazione di competenza; è impegno “a volare in alto”. Lo Scautismo è, infatti, capacità di giocar bene il “grande gioco della vita”, è gusto di impegnarsi sino in fondo, è ricerca di soluzioni nuove per risolvere i problemi che si incontrano, è voglia di far bene ogni cosa. L’avventura è entusiasmo, gioia di vivere, antidoto alle diffuse forme di depressione, inedia e alienazione che talora fanno violenza alla vita adolescenziale.
          L’avventura richiede e stimola autonomia, competenza, impegno, disponibilità, vivacità intellettuale e progettuale, costanza, coraggio, sacrificio, capacità di mettersi in gioco, intelligente e responsabile uso delle regole. Lo spirito di avventura unisce l'iniziativa personale, la fantasia, la competenza a quella dose di spregiudicatezza e di rischio propria del ragazzo, in un’esperienza continua di conquista e di realizzazione di un progetto voluto e condiviso. Essa non si riduce ad una semplice ed occasionale attività, ma è anzitutto un modo di affrontare la vita e di spendere se stessi per far del proprio meglio Perciò è metafora della vita ed occasione per apprendere stili e competenze maturabili e spendibili per tutto l’arco del vivere.   
         La vita all’aperto è il luogo tipico e insostituibile dell’avventura scout! È’ vita  pienamente e competentemente vissuta, non simulata o ovattata. La vera avventura è supportata da grandi ideali, è lo spirito dei santi e dei profeti, è  anche capacità di lasciare il sicuro per il probabile, è saper guardare oltre l’orizzonte … L’avventura scout è sempre una grande ed agognata risorsa per gli adolescenti.
         Lo Scautismo ha alcuni simboli tipici dell’avventura: la tenda, il fuoco, le stelle, le carte, le tracce, i sentieri. Ha dei mezzi specifici: il campo e le uscite, gli hikes, le routes, le veglie, il deserto, il gioco. Ha azioni ben definite: prepararsi, scegliere, orientarsi, confrontarsi, valutarsi, aiutarsi, riflettere, prendere decisioni rapide, controllare le emozioni, mettersi in cammino, condividere azioni e percorsi, esercitare la solidarietà … Sono azioni concrete, non virtuali, che perciò sfidano continuamente la persona a far meglio e affinano la personalità di ciascuno.
       Un Centro Scout, rifuggendo dalla tentazione di trasformarsi in commerciale luogo di pseudo avventure, può fornire occasioni e percorsi per far vivere ai ragazzi avventure positive, stimolanti ed adeguati all’età, in cui ci sia spazio per il protagonismo e la valorizzazione di ciascuno, per la sfida a se stessi, per l’esercizio e la maturazione di competenze, per la gratificazione personale e comunitaria.
        Perciò, il Centro Scout non può essere un “hortus conclusus”, ove trascorrere in pace e in sicurezza delle giornate, ove “razzolare” come polli in un pollaio, ma uno spazio educativo che sfida ogni ragazzo a far del proprio meglio per esplorare l’ambiente che lo circonda e aprirsi al mondo. In tal senso il Centro Scout può fornire stimoli e sussidi, ed anche attrezzature e spazi idonei per documentare e far sintesi delle esperienze vissute che poi potranno essere raccontate ad amici e familiari, oltre al supporto di adulti responsabili, competenti e significativi.  E’ opportuno chiedersi: “Che cosa racconterà ai coetanei un ragazzo che ha trascorso diversi giorni in un Centro Scout? Di che cosa potrà essere fiero?”
 c. Competenza
        Oggi, in campo educativo, c’è un forte dibattito sul significato delle competenze e della competenza. La competenza ha un valore personale e sociale. Lo Scautismo ha sin dalle origini valorizzato l’esercizio di competenze per acquisire la competenza del vivere con e per gli altri. La conquista delle specialità e dei brevetti è un concreto esempio. Lo Scautismo è, infatti, capacità di servire: “Non c’è scautismo senza servizio” (B.-P.). Per servire bene occorre avere disponibilità, costanza, progettualità, umiltà e competenza. La competenza è, perciò, padronanza di conoscenze e abilità che divengono stile di vita, modo di interagire con se stessi e con il mondo.
                Le tecniche tipiche dello scouting, se ben adoperate e ove opportuno adattate alle esigenze dell’oggi, fanno maturare specifiche competenze e conquistare dei valori (per costruire un tavolo al campo, per progettare e realizzare una route… occorre sviluppare il senso della progettualità, della comunità, dell’essenzialità, della disponibilità, dell’accoglienza …). Sono esse tecniche utili a risolvere i problemi della quotidianità, fanno interagire mani e testa, favoriscono autonomia e responsabilità; sono attività concrete e nel contempo metafora del vivere (per esempio, topografia e orientamento insegnano a non perdersi e a ritrovarsi per raggiungere una meta, educano a progettare il cammino della propria vita e a superare le difficoltà in base a un orientamento valoriale).
            La competenza è un percorso di crescita che richiede impegno, costanza, progettualità, sistematicità. Perciò aiuta a superare la frammentazione e lo “zapping” pseudo-esperenziale spesso tanto caro al vivere quotidiano.
          Competenza è anche saper fare interagire il bene e il bello, ciò che è utile e ciò che è buono. Si pensi, per esempio, alla scelta del luogo ove situare un campo scout: c’è da tener conto di criteri di efficacia e di efficienza, di estetica e di rispetto dell’ambiente, nonché di sicurezza. C’è da assicurare ordine e pulizia, da utilizzare adeguatamente gli spazi e i materiali, da valorizzare creatività e competenza, da costruire un ambiente accogliente; c’è da assicurare un’idonea e costante manutenzione; c’è da cooperare utilizzando le competenze di ciascuno e favorendo il cosiddetto “trapasso delle nozioni” perché ognuno sia una risorsa per l’altro... Questo significa mettere la competenza al servizio del bene comune: è esercizio di cittadinanza attiva!
           Il mondo virtuale, ove la cosiddetta generazione digitale spesso si rifugia, può fare illudere di saper fare tutto perché lo si è visto fare. La competenza, invece, costringe a sperimentare la capacità di far bene e con stile, di portare a termine il lavoro intrapreso, di valutare l’opera realizzata, di essere gratificato per il buon lavoro svolto.
          Un Centro Scout, rifuggendo dalla tentazione di far vivere esperienze fugaci e frammentarie, seppur appaganti, può avere spazi laboratoriali ove apprendere o affinare specifiche competenze, ove il dire e il fare possano interagire al fine di realizzare quanto progettato, ove si apprende  a lavorare con e per gli altri. A tal fine si possono valorizzare specifiche competenze di quanti lo frequentano e di esperti da utilizzare come “maestri di competenza”. La manutenzione quotidiana dei luoghi, delle strutture e degli attrezzi (nonché il miglioramento di essi) sarà concreto impegno per conservare e migliorare il “bene comune” e, nel contempo, metafora della manutenzione costante della persona al fine di migliorare se stessi e “lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato”. Perciò, è opportuno sollecitare quanti utilizzano il Centro Scout ad assolvere a specifici incarichi ed anche a individuare occasioni di servizio utili al miglioramento del Centro ( o dell’ambiente circostante) o impegni concreti per il “trapasso delle nozioni” a favore di coloro che nello stesso periodo utilizzano il Centro.
             La vita scout, se bene agita favorisce la maturazione di competenze per vivere bene e per costruire un mondo migliore, cioè di quelle “competenze strategiche” adeguate a gestire il futuro. Una competenza strategica primaria, di tipo ‘meta’ è quella di governare l’incertezza e di affrontare attivamente il cambiamento. Adattarsi, anticipare, innovare, rischiare diventano, quindi, competenze strategiche di primaria importanza, attrezzi culturali di sopravvivenza di soggetti e organizzazioni. Si pensi, ad esempio, a competenze strategiche quali  equilibrio emotivo, capacità relazionale, problem solving, creatività, autonomia, capacità di mettersi in discussione e  di rigenerarsi. Sono competenze quanto mai necessarie per non perdersi nei labirinti dell’oggi e andare “in route” per le vie del mondo con fiducia verso un futuro incerto e mutabile, un futuro da costruire con generoso impegno e adeguata competenza.
         Infine, non possiamo dimenticare che gli adolescenti, di fronte ai tanti non luoghi della quotidianità hanno necessità di luoghi significativi, hanno  sete di interagire con adulti significativi che,  con sapienza e saggezza, con discrezione ma con costanza e lealtà, li accompagnino nel loro cammino e sappiano aiutarli, anche nei momenti più difficili, per raggiungere mete elevate. L’ambiente scout può essere luogo significativo di relazioni e di crescita. La vita scout favorisce il cammino comune tra generazioni diverse ove adulti, giovani e ragazzi, nella valorizzazione dei talenti e delle competenze di ciascuno e dei vari ruoli, sanno l’un l’altro farsi dono di  sogni, sfide, entusiasmo, risorse, pensieri, progetti, esperienze, competenze.
        Perciò, quanti prestano servizio nel Centro Scout sono chiamati ad essere testimoni di relazioni significative e di tipico stile scout; adulti di esempio, di stimolo, di orientamento e di riorientamento, con umiltà, con spirito di servizio e di solidarietà, con costanza e con generoso impegno, nei confronti  di tutti coloro che  fruiscono del Centro.
                                                                                                                                                                                   

venerdì 27 aprile 2012

padre VITELLARO è tornato alla Casa del Padre

"Or sui sentier del Cielo, felice più di allor, ricorda i vecchi tempi in cui era esplorator!"
E' tornato alla Casa del Padre mons. Salvatore Vitellaro, sacerdote che ha speso la sua vita con generoso impegno per il servizio del prossimo. Assistente scout, sempre dinamico, competente, attivo. Persona saggia e sapiente, umile e serena. E' stato fondatore del gruppo AGESCI Palermo 4°. Con la sua attiva presenza ha collaborato alla realizzazione della Base scout della Massariotta, ove ha esercitato il suo  servizio per molti anni come assistente della Base e di numerosi campi di specializzazione (anche nella scorsa estate, pur avendo già 90 anni, ha voluto essere presente tra i ragazzi). E' stato assistente del Sottocampo tecniche al Campo nazionale del 1974, assistente regionale della Branca EG, assistente in numerosi campi di formazione capi. Quanti l'hanno conosciuto lo ricordano impegnato nella preghiera, nelle confessioni, nelle sagge riflessioni, nella guida spirituale, ma anche nelle tecniche scout, nella cucina, nella competente manualità per la manutenzione delle cose e degli ambienti. E' stato direttore della Charitas diocesana di Palermo e del Centro di Pastorale per i disabili.
La preghiera, l'azione, la costante disponibilità, la semplicità nel vivere e la feconda pensosità, la fedeltà, la lealtà e il rispetto per tutti hanno caratterizzato la sua vita. Grazie, caro Totò, amico e maestro. Ti dobbiamo tanto. Lo Scautismo e la "tua" Massariotta ti devono tanto. Anche in Paradiso ti darai da fare per cantare le lodi del Signore, ma pure per far funzionare tutto bene. Sarai sempre pronto a correre ove ci sarà bisogno della tua parola di accompagnamento e di conforto, della tua presenza operosa, del tuo sereno e rassicurante sguardo. Continua a starci vicino!
Era nato a Palermo il 5 gennaio 1921
I funerali si terranno presso la Chiesa di Portella di Mare domani, sabato 28, alle ore 10,30.  Accompagnamolo con la nostra preghira lungo i sentieri del Paradiso.

Quanti desiderano scrivere qualche testimonianza su don Salvatore, la inviino. La pubblicheremo nel blog.

LORIS SANLORENZO: Mi ha sposato, ha battezzato i miei figli. ha celebrato le mie nozze d'argento:un riferimento importante per Giusella e per me che non dimenticheremo mai. Che i sentieri del cielo ti siano lievi. Ciao Totò.

FRANCESCO LANO (Resp. Base di Cantalupa): Vi siamo vicini con affetto e nella preghiera.
Grazie per il ricordo che avete delineato del vostro carissimo mons. Totò Vitellaro, un bel testimone dei nostri tempi, di cui vale la pena tenere sempre vivido il ricordo e l'esempio non per compiangerlo, ma per fare fiorire ancora di più i semi di vita e di  bellezza che lui ha gettato nel suo cammino.
un abbraccio fraterno.

FRANCESCO LO MASCOLO: Mi piange il cuore e le lacrime scendono abbondanti per il nostro fratello che se ne va, eccoti due parole scritte in fretta e prima che le lacrime non mi permettono più di scirvere.
Il mio ricordo va nel tempo lontano, primo "Massarjam" ebbi la fortuna di avere con me come A.E. di quel sottocampo di Pionieristica. Don "Totò" così si faceva chiamare, in quel campo con la presenza contemporanea delle ragazze Inglesi e dei ragazzi tunisini, quindi con la contemporanea esigenza di tre religioni, di cui una in "Ramadam" abbiamo dovuto adattare la nostra spiritualità di cattolici, non tanto per gli Anglicani che bene o male sono vicini a noi con il Vangelo e la Bibbia, ma quanto ai ragazzi musulmani, e in sintonia abbiamo lavorato per dare un messaggio di spiritualità che andasse bene con i loro credo, e qui la ricerca di testi che fossero accettati da tutte le religioni e poi gli spazi comunitari di preghiere e devo dire che molto ha fatto la semplicità e la disponibilità al dialogo di Don Salvatore. Poi dopo tanti anni ci siamo ritrovati, avanti negli anni insieme ancora per delle attivtà con i ragazzi il Campo di Competenza di Pionierstica in cui come sempre e con tutte le difficoltà della sua età ha mostrato sempre disponibilità e semplicità nel suo messaggio e nella sua testimonianza come Sacerdote. Non posso aggiungere altro, mi fermo perchè la commozione è troppa e già scende una grossa lacrima nel mio viso ricordando che ancora un ulteriore amico mi precede alla casa del padre e il cuore si rattrista nel capire che qui su questa terra non ci rivedremo più, ma con l'augurio che il Signore sicuramente ci riunirà l'assù, Buona Strada Fratello mio, sui sentieri e sui pascoli erbosi del cielo, prego il Signore perchè ti dia pace e la giusta mercè per il bene che hai fatto, prima a me, e poi a tutti quelli che hai incontrato sulla tua strada terrena. Buon Riposo!!!

LUIGI PEROLLO: Ciao Totò. Mi hai visto crescere. Grazie!

ANTONIO TAGLIAVIA: vorrei ricordare la sua capacità di disapprovare fermamente, al punto da dare l'impressione di essere poco aperto a comprendere certi fenomeni giovanili, alcuni atteggiamenti e posizioni personali, senza, però, perdere la calma e restando accogliente sul piano umano. L'ho visto soffrire sul banco difficile di queste prove, sul finire degli anni 70, con alcuni ragazzi del mio clan in route alla Massariotta.

martedì 10 gennaio 2012

UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA


UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA CHE HA LASCIATO UNA GRANDE TRACCIA
Ho deciso di partecipare a questo campo all'ultimo minuto! Infatti fino a poco tempo prima del campetto il brevetto era solo una grande ambizione, ma poi chiesi ai miei capi reparto e loro mi dissero che ero pronta per andare e così partii per questa meravigliosa avventura! All'inizio ero un po' spaesata: non conoscevo nessuno, ma poi mi sono calata subito nell'atmosfera! La presentazione è stata bellissima: i costumi, l'organizzazione, tutto fatto al meglio come l'avevo sempre immaginato! Ma le altre attività non sono state da meno: fare i mocassini, i vestiti, le pitture, i braccialetti, gli acchiappasogni, tutte cose che mi avevano sempre incuriosito ma che non avevo mai avuto l'occasione di provare a fare! Inoltre le attività di espressione non erano le solite scenette ma tutto girava intorno a varie attività basate anche sulla creatività (dote che è importante per un attore).
E che dire delle attività serali, sono state quelle che mi sono piaciute di più! Ho amato girare nel bosco la sera e i percorsi, le storie davanti al fuoco degli indiani mi hanno donato sensazioni che non provavo da tanto tempo e ho sentito come "un senso di casa". Sopratutto l’attività dell’ultima notte. Oh, è stata davvero speciale! E’stata un percorso che non solo mi ha divertita ma mi ha fatto veramente crescere (tutto il campo mi ha fatto crescere) non in modo "superfluo", ma in modo semplice e genuino come noi ragazzi dovremmo crescere ogni giorno! Il dormire da sola, gli incontri con gli “spiriti del bosco” mi hanno davvero coinvolta e appassionata e mi hanno fatto riflettere di più sulla vita e su quanto siamo diversi, ma simili gli uni dagli altri e che molte volte si guardano solo certi aspetti della vita! L'incontrarsi di vari ragazzi di altri gruppi mi ha anche fatto capire quanto siamo vicini gli uni agli altri: ho socializzato vivendo un esperienza di gruppo e di scambio culturale. Ho imparato molto da questo campo e molte attività sull'espressione mi sono giovate anche all'interno del reparto anche se non miro al brevetto di animazione. A questo punto posso solo dire: "grazie continuate così e non cambiate perché è stata un esperienza che ha lasciato il segno e credo che forse altri campi così meravigliosi e appassionanti ne rivivrò ben pochi nella mia vita!". Dicendo questo ritengo di parlare a nome di tutti quelli con cui ho stretto amicizia in questo campo: ci avete davvero sorpreso ed è stata una più che piacevole sorpresa! Grazie di tutto, grazie di averci dato la gioia di vivere questo campo!
Anna Volcan - (Gruppo Acireale 1°)