Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta avventura. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2013

TRENTA ANNI DI AVVENTURA ED EXPLORAZIONE

Felice coincidenza per la Massariotta, segno della sua vitalità e
dell'impegno degli staff dei campi: 40 anni della Base e delle attività delle specializzazioni e 30 anni dei campi di Explo' e Animazione.
Dal 29 agosto al 2 settembre 1984 si tennero alla Massariotta due nuovi campi volti a valorizzare la dimensione dell'avventura nello Scautismo e far vivere ai partecipanti significative avventure: il campo di ESPLORAZIONE, NATURA E TOPOGRAFIA e il campo di ANIMAZIONE D'IMPRESE.  Entrambi i campi ebbero un taglio diverso dai soliti: il percorso all'esplorazione del bosco di Ficuzza e la rivisitazione di un popolo (quell'anno i Papua della Nuova Guinea). In tal modo lo Staff dei Capi della Massariotta volle dare un aspetto diverso ai campi e garantire - in particolare ai più grandi del reparto- dei campi più impegnativi e di elevato livello animativo e tecnico. In questo percorso di rivisitazione dei campi di competenza si interagì (come abitudine) con la Base sorella (e quasi gemella) di Spettine, con una comune progettazione.
Al campo EXPLO'  parteciparono 29 allievi. Lo staff era composto da Piero Muratore, don Vincenzo Di Paola, Antonio Scalini e Massimo Palma. 
Al campo ANIMAZIONE D'IMPRESE parteciparono 16 allievi. Lo staff era composto da Giovanni Perrone, don Giuseppe Randazzo e Rosario Scaduto. 
Da allora i campi continuano (pur essendosi rinnovati gli staff) con un elevata partecipazione di allievi di diversa provenienza. Quest'anno il campo di Animazione (svoltosi dal 19 al 23 agosto)  ha avuto 37 allievi, quello EXPLO' (dal 27 al 31 agosto) ha 36 iscritti.
Il 29 agosto alle 19 avrà luogo un momento di festa per ricordare i 30 anni di EXPLO'. 



Nella foto i partecipanti del 1984 al campo di animazione.

sabato 24 agosto 2013

UN POPOLO, UN'AVVENTURA


TRA GLI ABORIGENI D'AUSTRALIA
Trentasette guide e scout provenienti da 21 gruppi siciliani, e da altri gruppi calabresi e campani hanno partecipato al Campo nazionale di competenza sulle tecniche di animazione espressiva appena conclusosi alla Massariotta. Il tema del campo è stato "Un popolo, un'avventura". E' stato il tradizionale campo che dal 1984 coinvolge i grandi del reparto nella rivisitazione della vita di un popolo (quest'anno gli aborigeni australiani) e che, oltre all'acquisizione di specifiche competenze tecniche (tipiche della manualità e dell'arte del popolo), favorisce la maturazione di atteggiamenti interculturali nonché la possibilità di vivere esperienze di avventura nel bosco della Ficuzza. Lo staff della Base si è, come abitudine, avvalso di capi ed esperti che hanno maturato specifiche competenze nell'animazione di gruppi adolescenziali e nelle varie tecniche (alcuni esperti sono master nazionali del Settore Specializzazioni). Una serata del campo è stata dedicata al ricordo dei primi quaranta anni di vita della Base della Massariotta e delle attività del Settore Specializzazioni nella Base.

RIFLESSIONI DI FINE CAMPO
- Mi sembra strano che questo campo volga alla conclusione. Mi ha aiutato a crescere, a superare alcune mie paure e soprattutto a considerare la visione che ho degli altri ..... Le attività svolte al campo, le attività nel bosco mi hanno fatto vivere emozioni forti, emozioni positive e soprattutto mi hanno fatto capire  che è bene rivalutare se stessi ... Il campo mi ha aiutato a migliorare il mio rapporto con Dio, Spesso, infatti, mi dimentico della sua presenza. Contemplando ciò che Lui ha creato, ringraziandolo per la possibilità datami di venire al campo, ho capito che devo ricordarmi più spesso che Lui c’è e mi vuole bene. …
- Voglia di andare avanti, di mettermi in gioco per valorizzare le mie potenzialità; potenzialità che ho scoperto solo qui, alla Massariotta …. Grazie a tutti!
- L’avventura che ho appena vissuto è stata molto forte ed emozionante, mi ha fatto riflettere sulla mia vita e soprattutto sul mio sentiero scout …. I giorni del campo sono passati molto in fretta e mi hanno aiutato a crescere …. Ritornerò a casa con lo zaino colmo di coraggio, tanta voglia di mettermi in gioco e tanta felicità per aver vissuto questa bella avventura ….
- Presto salirò al Clan e farò del mio meglio anche grazie a ciò che ho imparato alla Massariotta e alle esperienze vissute. Durante il campo ho riflettuto molto sulla mia persona, il contatto con la natura mi emoziona … Mi mancherà il bosco della Ficuzza …
- Il segno che questo campo ha lasciato nel mio cuore è grande, così come il segno lasciato dalle persone con cui l’ho vissuto. Mi sono sentita a casa, accolta, compresa, come se il rapporto tra me e gli altri durasse da moltissimo tempo. Mai dimenticherò  questa fantastica avventura!
- Questo è un campo che ho vissuto con gioia e ho scoperto che cosa vuol dire essere a contatto con la natura. Ho imparato a conoscere le mie potenzialità e ho scoperto nuove tecniche che trasmetterò al mio reparto. Ho imparato ad amare le cose semplici … Grazie Massariotta!
- Mi sono ritrovata a vivere un’esperienza che mi ha fatto conoscere persone fantastiche, ma anche a cambiare interiormente  facendomi diventare più competente e più dinamica. Ciò è magnifico! Riuscire a modificare, grazie al campo, il mio carattere è qualcosa che non mi sarei aspettata. Ringrazio i capi e tutti per l’indimenticabile avventura che mi hanno fatto vivere. Grazie anche alle scolte e ai rovers in servizio che si sono fatti in quattro per noi.
- Il campo è stato qualcosa di epico. Non pensavo che si potessero combinare insieme serietà e ironia in un equilibrio totale.
- La vita scout è fantastica. Ciò che ho vissuto in questi giorni è un’emozione difficile da raccontare. Al termine del campo mi sento forte, coraggiosa, fiera di me stessa; mi sento una ragazza più determinata ….Tutto ciò lo devo ai capi che ci hanno fatto capire cosa vuol dire essere scout e avere fede in Dio. Le attività sono state una più bella dell’altra … Sono cresciuta davvero …  Il campo è un’esperienza bellissima che sicuramente consiglio a tutti.
- All’inizio del campo non sono partita con lo spirito giusto, però ora che il campo sta terminando posso dire che è valsa la pena impegnarmi. Ho imparato nuove tecniche espressive e manuali; sono diventata più coraggiosa. Voglio ringraziare i miei capi che mi hanno stimolato a partecipare e i capi del campo per avermi guidata e fortificata.
- Conserverò questo campo nella mente e nel cuore per sempre perché mi ha dato la possibilità di crescere e imparare molto. Ho capito che le cose bisogna conoscerle bene per poter comprendere i segreti. Ho capito che nelle nostre scelte bisogna riflettere per non sbagliare.
- Questo campo è stato il mio sogno. Le risate, i profumi, le attività, la fraternità mi hanno fatto vivere un’avventura unica nel suo genere … La Massariotta, che favola!
- Bellissimo fare attività e prove che ti cambieranno, bellissimo stare nella natura ad ascoltare e a comprendere, bellissimo conoscere persone nuove ed entusiaste e fare con loro amicizia. Ringrazio Dio e tutti.
- Gli splendidi laboratori hanno dato modo di dare sfogo alla fantasia … le emozioni sono state tante! … I fuochi, le veglie, i percorsi nel bosco, l’attività l’ultima notte, le danze, la pittura e i costumi, le animazioni, le riflessioni …tutti momenti forti ….
-In questo campo si è unito l’utile al dilettevole: è stato un’esperienza fantastica e molto importante per maturare interiormente …
- Credo che questo campo, oltre ad insegnarmi nuove tecniche e a farmi vivere fantastiche esperienze,  mi ha fatto scoprire gli aspetti più belli della mia persona, mi ha fatto crescere e responsabilizzare.
- Ringrazio il buon Dio per avermi guidata qui. Mi avete fatto vivere fantastici momenti che mi hanno fatto maturare.
- Ogni attività svolta è stata molto bella …. Ho superato le mie paure e le mie insicurezze … Sono stata incoraggiata a crescere e ho avuto accanto persone che mi hanno dato fiducia.
- Grazie al campo sono cambiate molte cose del mio carattere e del mio modo di pensare. Ho imparato a mettermi in gioco, a fare delle proposte, a sfidarmi per crescere. Inoltre, ho imparato ad essere più positiva …
- I laboratori sono stati interessanti, ma l’esperienza più forte è stata il percorso nel bosco di notte da soli  coi momenti di riflessione e con incontri con persone che hanno fatto riflettere. Sono esperienze importanti e sono felice di avere avuto la fortuna di viverle.
- Stasera il cielo stellato mi ha fatto da tetto, il bosco e gli alberi sono stati la mia casa, il contatto con la natura è stato speciale. Ho vissuto emozioni indimenticabili! Grazie al campo ho acquisito nuove conoscenze e nuove tecniche, ma soprattutto ho appreso l’arte dello stare insieme per vivere progetti comuni.
- Dopo questo campo posso dire che “gli scout amano e rispettano la natura”. Infatti in questi giorni ho avuto tante possibilità di vivere nella natura, di superare le mie paure. Ho conosciuto ed apprezzato popoli che ritenevo incivili … Questo campo mi ha cambiato: mi sento più forte e disponibile e non vedo l’ora di trasmettere agli altri ciò che ho appreso.






giovedì 7 marzo 2013

I GIOVANI E IL PERICOLO


Giovani: il pericolo è il mio piacere

Tuffarsi in piscina dal balcone, «surfare» sul cofano della macchina, bere oltre ogni limite...
Aumentano i giochi pericolosi.

Quali risposte educative alla domanda giovanile di avventura? Come far vivere alle giovani generazioni avventure positive e non autodistruttive? Come educare al senso del limite?


di ANTONELLA MARIANI
 

         Dal suo letto di ospedale, nel Policlinico di Ibiza, con bacino, braccia e gambe fratturati, il giovane italiano di­chiarò a un giornalista, che sì, l’a­vrebbe rifatto. Tuffarsi nella pisci­na del residence dal terrazzo di u­na delle camere gli era costato ca­ro, perché «sono caduto male, ho sbattuto sul fondo», ma conside­rando che «è troppo fico», «sicuro lo rifarei domani». Pazzie estive di gioventù bruciata? Anche, ma non solo. Il balconing è uno dei numerosi divertimenti estremi che da qualche anno attirano i ra­gazzi, trovando eco insperata nei filmati su Youtube e gettando una luce torva, peraltro grandemente esagerata, su un’intera generazio­ne di 20/30enni. Uno, ma non l’u­nico, C’è il binge drinking, il choking game, l’eyeballing il ghost riding....

          Tutte condotte spericolate, che vanno oltre il comune senso del limite e della trasgressione per approdare a un territorio dove a rischio c’è la vita stessa. Fatali­smo, sfiducia nel domani, abbas­samento del livello di guardia nei confronti del pericolo sono ele­menti comuni a questi comporta­menti giovanili esasperati, ora a­nalizzati da tre sociologi di diver­se università ( Valeria Giordano e Paola Panarese della Sapienza di Roma, Manolo Farci della 'Carlo Bo' di Urbino) in Oltre il senso del limite (FrancoAngeli, pp. 160, eu­ro 20). Gli autori non si sono limi­tati a descrivere il fenomeno, ma hanno cercato anche di compren­dere se il rischio, nella cultura giovanile, ha cambiato significato e senso. La risposta di una delle autrici, Paola Panarese, è tran­chant : sì, esiste un «cambiamento semantico del concetto di rischio: non più associato a perdita, peri­colo, paura, bensì a successo, prova di sé, crescita. In altre paro­le, in molti casi, rischiare è passa­to dall’essere un 'disavalore' da evitare alla dimensione di valore da perseguire».

         Il rischio come 'valore', dun­que, a costo di rimetterci la vi­ta. I tre sociologi tracciano il bollettino di guerra di ognuno dei 'giochi pericolosi' esaminati: cinquemila ragazzi morti ogni an­no per le conseguenze del bere compulsivo ( binge drinking) negli Stati Uniti; 456 giovani americani e 86 britannici rimasti vittima del gioco da soffocamento ( choking game) a partire dal 1995; 6 morti e 11 feriti nel 2010 dopo un tuffo in piscina dalla terrazza della came­ra d’albergo (a questo proposito ecco un altro dato-choc: un terzo dei ricoverati negli ospedali delle isole Baleari con prognosi critica sono appunto giovani precipitati dai balconi); 58 morti dal 1990 negli Usa perché caduti dall’auto in corsa mentre 'surfavano' sul cofano... Morti e feriti a parte, tut­ti i 'giochi pericolosi' hanno al­cune caratteristiche comuni: la principale è che i filmati delle bravate finiscono spesso e volen­tieri su piattaforme di condivisio­ne globale come Youtube o Goo­gle Video. Con due effetti collate­rali: il primo è che si è accresciuta «l’aura di novità attorno a 'giochi pericolosi' che in realtà vengono compiuti da anni», dice Manolo Farci. Il secondo è che «si rafforza l’immagine, priva di basi scientifi­ca ma costantemente evocata dai mass media, di una maggiore ten­denza dei giovani ad attuare com­portamenti rischiosi rispetto agli adulti».
             Insomma, a guardarli da Youtube i ragazzi appaiono deci­samente peggiori di quanto non siano nella realtà, tanto che bal­coning e chocking game «sono stati trasformati in nuove piaghe sociali, scatenando spesso una reazione esagerata a confronto con la loro reale incidenza». Basta un video molto cliccato in rete (65 filmati sul 'gioco da soffocamen­to' hanno totalizzato più di 173mila visualizzazioni su Youtu­be) perché una qualunque spac­conata diventi sui giornali una «nuova moda pericolosa». In Re­te, in effetti, proliferano presunte mode giovanile estreme, che a u­na indagine approfondita si rive­lano niente più di bufale ben con­gegnate.
           Detto questo, però, oc­corre cercare qualche spiegazione del fenomeno dei 'giochi perico­losi', che hanno a che fare con la ricerca della sfida e dell’avventura tipica dell’età adolescenziale. Ma c’è qualcosa di più, che prova a delineare Manolo Franci, ricerca­tore tra l’altro di Sociologia delle metropoli alla Sapienza. L’incer­tezza del futuro e la minacciosa oscurità che li attende da adulti sembrano condannare i giovani in anticipo, «costringendoli a vi­vere una vita in stato di emergen­za, e indicando, come unica pos­sibile via d’uscita, quella di eserci­tare una sorta di legge della giun­gla».       
          Quando un ragazzo ha po­che aspettative nei con­fronti dell’avvenire, in al­tre parole, si può compor­tare come se non avesse nulla da perdere e dunque ad accostarsi a situazioni di rischio. «Più i giovani si sentono vulnerabili di fronte a­gli eventi sociali, più hanno biso­gno di provare esperienze perico­lose che dimostrino la loro capa­cità di sopravvivenza». Affidando­si all’azzardo del rischio – con u­na bevuta esagerata o stringendo­si un foulard al collo – gli adole­scenti sembrano voler affidarsi, insomma, alla fatalità del caso.
 
Avvenire, 6 marzo 2013, pag. 25




 

sabato 8 dicembre 2012

LA MASSARIOTTA LA FACCIAMO NOI!


LA MASSARIOTTA LA FACCIAMO NOI !!

Cari fratelli,
ricordo con un sorriso la prima volta (alcuni anni fa) che i miei piedi ancora molto ma molto teneri camminarono sul suolo della Massariotta; ricordo ancora bene un particolare... appena sceso dalla macchina mi colpì subito l'angolo del ricordo e mi sono commosso nel vedere alcune mattonelle  sulle quali erano dipinte facce di persone che avevo conosciuto e ammirato. Ad accogliermi uno degli "ulivi secolari" della base: Giovanni... ho avuto modo di conoscerlo anche dopo questa esperienza e mi ha sempre sorpreso su tutto... Ascoltando la storia della Massariotta mi ha colpito il fatto che tutte le strutture della base sono realizzate da scout, questo mi porta ad eguagliare la Base ad una serie di semplici ma profondissime cose: L'amore per lo scautismo, la voglia di costruire, la voglia di servire, la voglia di rendersi utili e tanto altro. In poche parole: la Massariotta la facciamo noi !!!!.

Ritorno in Massariotta nell'estate 2012 per un campo nazionale di competenza: è stata un'esperienza a dir poco meravigliosa !! Ho conosciuto persone splendide che tuttora mi chiamano e ci incontriamo con piacere, anche se non abitiamo a due passi, i capi campo, lo staff, il servizio, i master ecc... sono stati maestri di vita. Alla Massariotta ho capito tantissime cose, non solo da un punto di vista dello scouting, ma da un punto di vista spirituale. In me sono scattate delle meravigliose molle: mettermi in ginocchio anche dietro il gazebo e pregare con un sottofondo di cicale è stato indimenticabile.  Il mio primo hike da pauuuura, ma affascinante ed avventuroso. Ho vissuto la natura che circonda la Base, quel gazebo per me non era solo il posto dove mi riposavo ma un vero e proprio focolare domestico, il mio rifugio, il posto dove, con i miei fratelli, si scherzava e si rideva... la Massariotta è anche sorriso !!
Come ho detto sopra, la Massariotta la facciamo noi !!!... Vi invito, vi esorto ad entrare in questo meraviglioso mondo, vi invito a entrare a far parte della Massariotta perché non ve ne pentirete... LA MASSARIOTTA CI ASPETTA !!

Con affetto ed eterna amicizia,

Andrea Libero Maria Di Gangi (Cinisi 1°)

martedì 4 settembre 2012

I RIBELLI SIAMO NOI!

I RIBELLI SIAMO NOI!

Si! I Ribelli siamo noi.
Noi quando ce ne andiamo randagi e liberi lungo le strade e sentieri di campagna mentre altri si chiudono come topi ballerini in capannoni pieni di rumori e di stupefacenti.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi quando ci inebriamo della luce della luna e delle stelle, mentre altri sono solo capaci di uscire ubriachi e offuscati da una notte di bagordi.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi quando amiamo il silenzio delle grandi vette, il rincorrersi dei profili dei monti lontano all'orizzonte, il biondo colore dell'erba ai primi raggi dell'alba, mentre altri sono rimbambiti dal frastuono delle città, immersi nel grigio dell'asfalto e del cemento, indifferenti alla bellezza che nonostante tutto sta loro intorno.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi che ce ne infischiamo dei soldi e della carriera e troviamo piacere nelle cose semplici e nelle amicizie, mentre gli altri sgomitano per farsi largo e si arrampicano affannosamente cercando un successo fatto anche di imbrogli, ipocrisie e tradimenti.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi quando siamo capaci di spegnere lo stereo, la tele, il cine e il cd e apriamo la porta di casa per andare a conoscere di persona il mondo, gli uomini e le donne che abitano il pianeta, mentre altri si chiudono a guardarlo dal buco della serratura di una rappresentazione virtuale e priva di vita.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi quando siamo capaci di sporcarci le mani, di comprometterci in prima persona, di accettare le inevitabili contraddizioni che comporta il vivere e l'amare, di piegare la schiena per ascoltare le deboli parole di chi è malato e di chi soffre, mentre altri ci deridono e ci giudicano sprezzanti dall'alto delle loro fredde virtù prive d'amore.
Si! I Ribelli siamo noi.
Quando sappiamo vincere la timidezza e i timori e accettiamo di salire sul grande palcoscenico della vita per interpretare da veri protagonisti il ruolo che il Buon Dio ci ha affidato, mentre tanti altri si limitano a restare nell'ombra della platea capaci solo di ridere o fischiare se lo spettacolo non è di loro gradimento.
Si! I Ribelli siamo noi.
Noi se sapremo fare tutte queste cose con serenità d'animo, testa dritta e sorriso sulle labbra e col desiderio di coinvolgere nel Grande Gioco anche chi per il momento ne è rimasto fuori perché siamo convinti che la vita meriti di essere vissuta fino in fondo, da autentici ribelli.

(Roberto Cociancich)

sabato 25 agosto 2012

martedì 3 luglio 2012

ANIMAZIONE ESPRESSIVA ed EXPLO' .... due campi per vivere l'avventura!

Ricordo "Avventura" di 3 anni fa, quello sui Masai e i popoli degli altipiani, una delle esperienze scout più belle (se non la più bella)..e ad Agosto mi incontrerò personalmente con quei popoli! Questo campo mi sta servendo moltissimo!! ;D lo consiglio a tutti! Jambo e Asante sana Capo!           Alessandro


 E= entusiasmante X= perchè P= provi L= l'avventura O= "oltre i comignoli delle case"



sabato 2 giugno 2012

ADOLESCENTI, SCAUTISMO e CENTRI SCOUT


ADOLESCENTI, SCAUTISMO E CENTRI SCOUT


Alcuni spunti di riflessione e di dibattito
                                                                                                    Giovanni Perrone

Il recente Rapporto Eurispes  evidenzia che “gli adolescenti rischiano di esistere per la società solo come caricature che riportano ed esasperano pochi tratti distintivi, generalmente quelli più evidenti e mediaticamente accattivanti. Difficile sentir parlare delle loro aspirazioni, delle speranze e dei sogni, trattati come limiti, anziché come risorse”. 
          Il metodo scout è stato fondato a misura dei ragazzi, proprio di quei ragazzi (in particolare 14-16 anni) che oggi creano preoccupazioni a famiglie ed educatori e che le unità scout facilmente perdono. Vivere da adolescenti non è facile, specialmente in un tempo in cui si viene tempestati e disorientati da mille messaggi, da differenti e contrastanti stili di vita e dalla costante tentazione di restare chiusi in casa, di fronte al computer, con l’illusione di essere nel mondo e di avere mille relazioni. Inoltre, la precarietà di tante famiglie rende ancor più problematica la vita di tanti ragazzi. Ogni giorno la cronaca ci racconta la fatica di dar senso alla vita che hanno numerosi giovanissimi. L’ambigua relazione con il cibo, il consumo di alcol e droghe, le varie forme di violenza, il sesso consumato in età sempre più giovane, le morti per velocità o imprudenza, lo zapping e i fast food di pensieri e di azioni, la solitudine e le varie forme di alienazione del sabato sera, la difficoltà a seguire percorsi di studio appaganti ed efficaci ….  testimoniano fragilità di vita e di valori, nonché la carenza di percorsi di crescita caratterizzati da continuità e integralità e supportati da adulti e luoghi di qualità.
               Da ben quarant’anni ho l’onore (e l’onere) di  animare un centro scout  e di trascorrere parte di ogni estate con ragazzi che partecipano ai campi nazionali di specializzazione e (grazie al costante e proficuo confronto con gli altri capi del Settore  Specializzazioni e dei Centri Scout) sono testimone di aspirazioni, tensioni, tendenze, valori e competenze di tanti adolescenti, nonché della loro capacità di far del proprio meglio, con forte passione, quando sono coinvolti in attività adeguate e significative e della loro cocente delusione, invece, quando sono costretti a vivere forme di scautismo “flaccido”, parolaio, ritenuto infantile, ripetitivo e noioso. Ogni anno il Settore Specializzazioni dell’AGESCI accoglie nelle varie Basi d’Italia circa duemila adolescenti, impegnandoli in campi di competenza che sono molto apprezzati dai partecipanti. Il Settore, perciò, costituisce un buon osservatorio sulla realtà adolescenziale. Inoltre, la già quadriennale esperienza delle RETE dei CENTRI SCOUT ITALIANI, che accoglie annualmente nei vari Centri aderenti oltre ventimila scout, permette di constatare luci ed ombre del mondo adolescenziale  e di riflettere sul modo di vivere lo Scautismo in Italia e all’estero.
                 Lo Scautismo non è il toccasana per ogni male, ma costituisce un buon accompagnamento ed orientamento per moltissimi adolescenti. Mi riferisco, in particolare, agli adolescenti perché ritengo questa età a forte rischio e carente di quella attenzione di cui avrebbe bisogno in ogni ambiente educativo. I gruppi scout, perciò, dovrebbero sapersene far carico per rispondere idoneamente alle numerose e complesse sfide educative lanciate quotidianamente dai ragazzi.
        Non posso non tener conto che alcuni aspetti peculiari della vita scout, quali la fraternità e l’amicizia, la progettualità, l’interazione tra il dire e il fare, l’operosità, l’impegno concreto e costante, la maturazione di capacità idonee a risolvere i problemi, il confronto e la cooperazione tra pari e tra generazioni e culture diverse,  il rispetto di se stessi  e dell’ambiente,  la dimensione spirituale, lo spirito di servizio, la riflessività  favoriscono la maturazione di una cittadinanza attiva e costituiscono ottimi antidoti a comportamenti illegali o passivi o autoreferenti che umiliano la persona e ostacolano lo sviluppo della nostra società.
                 Ogni tanto è opportuno rileggere i libri di B.-P. per “rispolverare” le fonti e riflettere sull’impegno educativo nello Scautismo. Baden-Powell, nel Libro dei Capi, invita gli educatori a tener presenti alcune qualità tipiche dei ragazzi: lo spirito (l’entusiasmo, la capacità di vedere il lato buffo delle cose, l’allegria … ), il coraggio (la spinta a far del proprio meglio, la voglia di “andare oltre” e di mettersi alla prova … ), la fiducia in se stesso (il provare e riprovare, la voglia di essere trattato da grande, la soddisfazione per i risultati conquistati … ), l’acume (osservazione, intuizione, percezione, deduzione …), l’attrazione verso l’eccitante, la responsività (la voglia e capacità di seguire delle persone che danno entusiasmano, hanno fiducia e coinvolgono il ragazzo … ), la fedeltà (unitamente alla disponibilità ad aiutare gli altri).  Sono, questi, punti forti che ritengo ancora attuali, da interpretare alla luce dell’odierna situazione sociale. Inoltre, B.-P. riassume magistralmente “i tre elementi indispensabili  al mondo del ragazzo” in “ridere, lottare, mangiare!”. Tenendo conto delle attuali letture sociologiche riguardanti questa fascia di età (ma, non solo), quali sono le strategie più opportune per un’efficace educazione scout?  In che maniera possono essere valorizzate le qualità tipiche dei ragazzi al fine di renderli protagonisti della loro crescita e aiutarli a sviluppare pienamente i talenti posseduti e divenire buoni cittadini?
               Alla luce dell’esperienza maturata, ritengo che alcuni aspetti tipici dello Scautismo da valorizzare adeguatamente, sia negli ambienti scout sia in ogni ambiente educativo, perché risorse per l’oggi e per il domani, possano essere:
 a.     Essenzialità
        In una società “complessa” che privilegia il consumo e il superfluo, l’essenzialità è un valore da riscoprire giorno per giorno. Siamo tutti chiamati alla sobrietà!  Essa è l’arte di scegliere quel che vale. E’ l’arte di assicurare all’agire proprio e delle istituzioni quella leggerezza pensosa che, lasciando inutili zavorre, permette di volare in alto. E’ l’arte che evita alle istituzioni di perdersi nei meandri e nei labirinti delle procedure (asservendosi ad esse) e che aiuta a percorrere sentieri di giustizia. L’essenzialità dovrebbe permeare la vita di ogni scout (ed anche delle associazioni scout), non solo nei progetti, ma anche nelle “piccole cose “ della quotidianità.  Ci sono, infatti, tante azioni dello scouting che favoriscono la maturazione di comportamenti idonei sia nel parlare sia nell’agire. Per esempio, il saper misurare i tempi delle riunioni e del parlare, il saper dare spazio alla riflessione e alla contemplazione, ma anche il preparare lo zaino o il menù, l’utilizzo dei pali e del cordino per le costruzioni, il saper lavare i propri panni piuttosto che portarsi dietro un intero corredo, il riparare ciò che non funziona, la manutenzione degli ambienti e degli attrezzi, il saper scegliere il servizio utile piuttosto che quello che gratifica … Una intensa e vera vita all’aperto è una continua scuola di essenzialità!
          L’educazione all’essenzialità aiuta a divenire “costruttori” piuttosto che sterili “consumatori”; aiuta a misurare il parlare in una società di chiacchieroni; insegna a valorizzare tempo, spazi, risorse. Favorisce la trasparenza dell’agire e del dire, sviluppa il senso del limite, aiuta a superare una mentalità di violenza, fa camminare senza inutili zavorre materiali e mentali. La pratica dell’essenzialità è particolarmente urgente in questo momento di recessione economica in cui occorre invertire la tendenza al  folle consumismo, all’usa e getta, a stili di vita irresponsabili. Giustamente siamo invitati a conquistare lo stile della decrescita. L’essenzialità non va “parlata”, ma agita nella quotidianità. Le buone pratiche dell’essenzialità affinano la capacità di scegliere e sono sostenute da una buona manualità.
            Il Centro Scout, evitando ogni tentazione di commercializzazione, del “tutto pronto” e “tutto incluso”, può essere spazio privilegiato ove apprendere o potenziare le buone pratiche. Ad esempio, organizzando laboratori di manualità, per la “cucina povera”, per il riciclo di cibi e materiali, spazi per lavarsi quotidianamente la biancheria …., nonché educando all’uso oculato delle risorse idriche ed energetiche e dei materiali …. A proposito di energia elettrica, il privilegiare l’uso di luci discrete e diffuse ai grandi riflettori permette di evitare spreco energetico e inquinamento luminoso. Ogni attività svolta nel Centro Scout deve rispondere a criteri di sobrietà, di valorizzazione ambientale, di costi ridotti al necessario e di attivo e responsabile coinvolgimento di adulti e ragazzi.
b.     Avventura
       Lo spirito di sana avventura è necessario in una società che sovente presenta come modelli di avventura la sopraffazione, il consumismo, lo sterile protagonismo, la strumentalizzazione della persona, la simulazione, l’alienazione, la fuga dalla realtà, l’apparire piuttosto che l’essere.  I ragazzi amano il rischio e hanno bisogno di vere avventure che li aiutino a crescere. E’, perciò, necessario educarli a “saper rischiare sul probabile”, a gestire il rischio, a non aver paura del nuovo, a possedere il senso del limite. E’ opportuno educare alla cura della sicurezza,che però non si trasformi in alienante e fobica immobilità. Se gli educatori non sanno loro offrire ai ragazzi valide ed educative occasioni di avventura, i ragazzi si tuffano in pseudo - avventure, in avventure alienanti, folli e spesso mortali (quel che succede tutti i sabato sera!). Tra l’altro, l’avventura può aiutare i ragazzi a vincere quella “mancanza di desiderio” evidenziata dall’ultimo Rapporto Censis.
        L’avventura per gli scout è una “strategia educativa”. Essa caratterizza la vita scout e dà ad essa sapore e valore; è esperienza concreta; è esercizio e sviluppo di conoscenze e abilità per la maturazione di competenza; è impegno “a volare in alto”. Lo Scautismo è, infatti, capacità di giocar bene il “grande gioco della vita”, è gusto di impegnarsi sino in fondo, è ricerca di soluzioni nuove per risolvere i problemi che si incontrano, è voglia di far bene ogni cosa. L’avventura è entusiasmo, gioia di vivere, antidoto alle diffuse forme di depressione, inedia e alienazione che talora fanno violenza alla vita adolescenziale.
          L’avventura richiede e stimola autonomia, competenza, impegno, disponibilità, vivacità intellettuale e progettuale, costanza, coraggio, sacrificio, capacità di mettersi in gioco, intelligente e responsabile uso delle regole. Lo spirito di avventura unisce l'iniziativa personale, la fantasia, la competenza a quella dose di spregiudicatezza e di rischio propria del ragazzo, in un’esperienza continua di conquista e di realizzazione di un progetto voluto e condiviso. Essa non si riduce ad una semplice ed occasionale attività, ma è anzitutto un modo di affrontare la vita e di spendere se stessi per far del proprio meglio Perciò è metafora della vita ed occasione per apprendere stili e competenze maturabili e spendibili per tutto l’arco del vivere.   
         La vita all’aperto è il luogo tipico e insostituibile dell’avventura scout! È’ vita  pienamente e competentemente vissuta, non simulata o ovattata. La vera avventura è supportata da grandi ideali, è lo spirito dei santi e dei profeti, è  anche capacità di lasciare il sicuro per il probabile, è saper guardare oltre l’orizzonte … L’avventura scout è sempre una grande ed agognata risorsa per gli adolescenti.
         Lo Scautismo ha alcuni simboli tipici dell’avventura: la tenda, il fuoco, le stelle, le carte, le tracce, i sentieri. Ha dei mezzi specifici: il campo e le uscite, gli hikes, le routes, le veglie, il deserto, il gioco. Ha azioni ben definite: prepararsi, scegliere, orientarsi, confrontarsi, valutarsi, aiutarsi, riflettere, prendere decisioni rapide, controllare le emozioni, mettersi in cammino, condividere azioni e percorsi, esercitare la solidarietà … Sono azioni concrete, non virtuali, che perciò sfidano continuamente la persona a far meglio e affinano la personalità di ciascuno.
       Un Centro Scout, rifuggendo dalla tentazione di trasformarsi in commerciale luogo di pseudo avventure, può fornire occasioni e percorsi per far vivere ai ragazzi avventure positive, stimolanti ed adeguati all’età, in cui ci sia spazio per il protagonismo e la valorizzazione di ciascuno, per la sfida a se stessi, per l’esercizio e la maturazione di competenze, per la gratificazione personale e comunitaria.
        Perciò, il Centro Scout non può essere un “hortus conclusus”, ove trascorrere in pace e in sicurezza delle giornate, ove “razzolare” come polli in un pollaio, ma uno spazio educativo che sfida ogni ragazzo a far del proprio meglio per esplorare l’ambiente che lo circonda e aprirsi al mondo. In tal senso il Centro Scout può fornire stimoli e sussidi, ed anche attrezzature e spazi idonei per documentare e far sintesi delle esperienze vissute che poi potranno essere raccontate ad amici e familiari, oltre al supporto di adulti responsabili, competenti e significativi.  E’ opportuno chiedersi: “Che cosa racconterà ai coetanei un ragazzo che ha trascorso diversi giorni in un Centro Scout? Di che cosa potrà essere fiero?”
 c. Competenza
        Oggi, in campo educativo, c’è un forte dibattito sul significato delle competenze e della competenza. La competenza ha un valore personale e sociale. Lo Scautismo ha sin dalle origini valorizzato l’esercizio di competenze per acquisire la competenza del vivere con e per gli altri. La conquista delle specialità e dei brevetti è un concreto esempio. Lo Scautismo è, infatti, capacità di servire: “Non c’è scautismo senza servizio” (B.-P.). Per servire bene occorre avere disponibilità, costanza, progettualità, umiltà e competenza. La competenza è, perciò, padronanza di conoscenze e abilità che divengono stile di vita, modo di interagire con se stessi e con il mondo.
                Le tecniche tipiche dello scouting, se ben adoperate e ove opportuno adattate alle esigenze dell’oggi, fanno maturare specifiche competenze e conquistare dei valori (per costruire un tavolo al campo, per progettare e realizzare una route… occorre sviluppare il senso della progettualità, della comunità, dell’essenzialità, della disponibilità, dell’accoglienza …). Sono esse tecniche utili a risolvere i problemi della quotidianità, fanno interagire mani e testa, favoriscono autonomia e responsabilità; sono attività concrete e nel contempo metafora del vivere (per esempio, topografia e orientamento insegnano a non perdersi e a ritrovarsi per raggiungere una meta, educano a progettare il cammino della propria vita e a superare le difficoltà in base a un orientamento valoriale).
            La competenza è un percorso di crescita che richiede impegno, costanza, progettualità, sistematicità. Perciò aiuta a superare la frammentazione e lo “zapping” pseudo-esperenziale spesso tanto caro al vivere quotidiano.
          Competenza è anche saper fare interagire il bene e il bello, ciò che è utile e ciò che è buono. Si pensi, per esempio, alla scelta del luogo ove situare un campo scout: c’è da tener conto di criteri di efficacia e di efficienza, di estetica e di rispetto dell’ambiente, nonché di sicurezza. C’è da assicurare ordine e pulizia, da utilizzare adeguatamente gli spazi e i materiali, da valorizzare creatività e competenza, da costruire un ambiente accogliente; c’è da assicurare un’idonea e costante manutenzione; c’è da cooperare utilizzando le competenze di ciascuno e favorendo il cosiddetto “trapasso delle nozioni” perché ognuno sia una risorsa per l’altro... Questo significa mettere la competenza al servizio del bene comune: è esercizio di cittadinanza attiva!
           Il mondo virtuale, ove la cosiddetta generazione digitale spesso si rifugia, può fare illudere di saper fare tutto perché lo si è visto fare. La competenza, invece, costringe a sperimentare la capacità di far bene e con stile, di portare a termine il lavoro intrapreso, di valutare l’opera realizzata, di essere gratificato per il buon lavoro svolto.
          Un Centro Scout, rifuggendo dalla tentazione di far vivere esperienze fugaci e frammentarie, seppur appaganti, può avere spazi laboratoriali ove apprendere o affinare specifiche competenze, ove il dire e il fare possano interagire al fine di realizzare quanto progettato, ove si apprende  a lavorare con e per gli altri. A tal fine si possono valorizzare specifiche competenze di quanti lo frequentano e di esperti da utilizzare come “maestri di competenza”. La manutenzione quotidiana dei luoghi, delle strutture e degli attrezzi (nonché il miglioramento di essi) sarà concreto impegno per conservare e migliorare il “bene comune” e, nel contempo, metafora della manutenzione costante della persona al fine di migliorare se stessi e “lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato”. Perciò, è opportuno sollecitare quanti utilizzano il Centro Scout ad assolvere a specifici incarichi ed anche a individuare occasioni di servizio utili al miglioramento del Centro ( o dell’ambiente circostante) o impegni concreti per il “trapasso delle nozioni” a favore di coloro che nello stesso periodo utilizzano il Centro.
             La vita scout, se bene agita favorisce la maturazione di competenze per vivere bene e per costruire un mondo migliore, cioè di quelle “competenze strategiche” adeguate a gestire il futuro. Una competenza strategica primaria, di tipo ‘meta’ è quella di governare l’incertezza e di affrontare attivamente il cambiamento. Adattarsi, anticipare, innovare, rischiare diventano, quindi, competenze strategiche di primaria importanza, attrezzi culturali di sopravvivenza di soggetti e organizzazioni. Si pensi, ad esempio, a competenze strategiche quali  equilibrio emotivo, capacità relazionale, problem solving, creatività, autonomia, capacità di mettersi in discussione e  di rigenerarsi. Sono competenze quanto mai necessarie per non perdersi nei labirinti dell’oggi e andare “in route” per le vie del mondo con fiducia verso un futuro incerto e mutabile, un futuro da costruire con generoso impegno e adeguata competenza.
         Infine, non possiamo dimenticare che gli adolescenti, di fronte ai tanti non luoghi della quotidianità hanno necessità di luoghi significativi, hanno  sete di interagire con adulti significativi che,  con sapienza e saggezza, con discrezione ma con costanza e lealtà, li accompagnino nel loro cammino e sappiano aiutarli, anche nei momenti più difficili, per raggiungere mete elevate. L’ambiente scout può essere luogo significativo di relazioni e di crescita. La vita scout favorisce il cammino comune tra generazioni diverse ove adulti, giovani e ragazzi, nella valorizzazione dei talenti e delle competenze di ciascuno e dei vari ruoli, sanno l’un l’altro farsi dono di  sogni, sfide, entusiasmo, risorse, pensieri, progetti, esperienze, competenze.
        Perciò, quanti prestano servizio nel Centro Scout sono chiamati ad essere testimoni di relazioni significative e di tipico stile scout; adulti di esempio, di stimolo, di orientamento e di riorientamento, con umiltà, con spirito di servizio e di solidarietà, con costanza e con generoso impegno, nei confronti  di tutti coloro che  fruiscono del Centro.
                                                                                                                                                                                   

giovedì 15 marzo 2012

TERRE SELVAGGE -AVVENTURA NELLA NEVE







UNA TESTIMONIANZA AL TERMINE DEL CAMPO DI SPECIALIZZAZIONE R-S SULL’ETNA -
 8-12 MARZO 2012
"Terre selvagge" un titolo che dà molto all'immaginazione, ma quello che ti lascia va oltre queste due semplici parole! Sono stati quattro giorni indimenticabili dove senza nemmeno farci caso l'anormale è diventato normale e, dove forse per la prima volta si è toccata con mano l'essenzialità perché lì non c'era alternativa! Forse il miglior posto dove ho mai riflettuto, forse il posto dove ho riflettuto davvero per la prima volta in fondo, perché lì tra fatica, risate e maestosi paesaggi i pensieri in testa hanno il sopravvento... Un posto dove l'unione è indispensabile e le amicizie te le porti nel cuore insieme agli innumerevoli ricordi... Un posto dove misurarsi per mettersi faccia a faccia con i propri limiti, e con l'aiuto dei tuoi compagni superarli... Un posto dove c'è tanto da imparare... Un posto dove seguendo le orme di Alex capisci quanto la vita sia superficiale e quanto però valga la pena viverla a fondo...
Un posto che ti apre gli occhi su "TUTTO" e ti rinterroga su quello che prima davi per scontato... Un posto che ti da tanta forza e tanta voglia di fare qualcosa di grande della tua vita... Un posto che lascia il segno e ti migliora... Un posto dove niente fa male, niente è faticoso, dove non esiste disagio se lo vivi minuto per minuto insieme ai tuoi compagni di avventura!! Questi quattro giorni sono volati purtroppo e ogni singola persona ha lasciato in me un bellissimo ricordo, a partire dai capi che sono stati fantastici. Non dimenticherò, la grande disponibilità e il grande amore che avevano Alessandro e Angela nel fare tutto ciò, l'accento siciliano di "padre" Ettore, la spontaneità e la gioia di Chiara, la grande esperienza e le bugie su quanto mancava all'arrivo di Davide, il vocione del nostro DON.. mi mancheranno le battute di Giuseppe, le urla di Francesca, con Luigi, le notti con Enrico, il dito mozzo di Salvatore, la grande esperienza del mio romano sulle nuvole, Silvia e Blanconcino, mi mancherà tutto di Davide e il grande amore che era nato tra me e Andrea... XD mi mancheranno le nostre mangiate casarecce, i vari accenti, il nostro modo di caricarci l'un l'altro, le suonate serali, i pregiudizi verso i napoletani, essere chiamato canterino napoletano, scassinatore, o semplicemente amico, mi mancheranno i vostri abbracci e porterò i vostri sorrisi per sempre nel cuore con la certezza che ci rincontreremo un giorno!!
UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI e BUONA STRADA!!!  da LUCA  del Battipaglia 1°

P.S. per capi, quando diciamo che vogliamo Terre selvagge 2, non scherziamo! datevi da fare dai!!!!

Altre testimonanze e foto : TERRE SELVAGGE



mercoledì 1 febbraio 2012

UNA TRACCIA INDIMENTICABILE


La Massariotta ha lasciato in me una traccia indimenticabile.
Nel 2009 ho vissuto un'esperienza fantastica e indimenticabile. Arrivato al terzo anno di reparto ho deciso di mettermi in gioco partecipando al campo di competenza "Avventura" alla Massariotta di Marineo.
Quel campo è stato davvero un'avventura, un'avventura che mi ha lasciato qualcosa di incredibile dentro  di me: ogni volta che penso a quel posto incantato mi vengono i brividi e mi viene la voglia di ritornarci, perchè non c'è niente di più bello che ritornare in un luogo dove non si è fatto altro che stare bene, perchè, non so come,  si riesce a ritrovare se stessi e non smetti di sognare, lavorare, ridere e divertirti.  Arrivi all'ultimo giorno con le lacrime agli occhi perchè non vuoi ritornare a casa: ti rendi conto che la Massariotta ti fa sentire sicura, come se stessi realmente a casa, perchè i capi e i compagni di avventura diventano la tua famiglia e con loro riesci a vivere al 100 % tutte le bellezze che ti vengono presentate.
Non posso dimenticarmi il primo giorno. Appena arrivati alla Base, abbiamo trovato i capi e i rover in servizio vestiti in ambientazione (Masai). Qualcosa di straordinario! Ci hanno fatto sedere in semi cerchio e hanno iniziato a parlare e a darci qualcosa (carne e caffè) chiamandoli con nomi strani e tu in quel momento riuscivi a immedesimarti in tutto. La cosa più sorprendente,  per una semplice guida inesperta, è stato il fuoco che si era acceso da “solo” perchè era stato invocato dallo spirito di Ngai. Può sembrare una cosa banale, ma tutto (e dico tutto) era preparato nei minimi dettagli, tutto perfetto. Anche le attività e i laboratori erano stupendi. Ci hanno fatto costruire uno scudo, un coltello, un cesto, la custodia del coltello con il cuoio e per finire abbiamo fatto le pitture corporali per sembrare dei veri guerrieri Masai. STUPENDO!!  Inoltre abbiamo fatto la lotta nel fango e l'ultima sera HIKE.
Questo hike per me è stato un'esperienza bellissima,  perchè essendo sola ho avuto molta paura, però non so come sono riuscita a calmarmi e a vivere serenamente quel momento cercando di pensare. Durante la notte ci hanno svegliato e ci hanno fatto superare delle prove, tutto sempre preparato con eccellenza,  a dir poco fantastico. Ogni piccola attività è stata per me  una forte esperienza che mi porterò per sempre con me, perchè il campo mi ha aiutato a crescere e grazie a questo campo sono riuscita a ritrovare lo spirito scout che avevo perduto. Adesso mi restano solo tanti ricordi e non dimenticherò mai quel magico posto che prende nome di Massariotta, ove spero di ritornare al più presto per dare anch'io una mano.

                                                                        Elvira    (Rondine furbastra)

lunedì 16 gennaio 2012

AVVENTURA PER CAPI e RS

TRACCE DEL WILD - STRADA- NATURA- NEVE
dal 2 al 4 marzo nel Parco nazionale del Pollino
uno stage nazionale per capi
Iscrizioni: Stages per capi

TERRE SELVAGGE - AVVENTURA SULLA NEVE
dall'8 all'11 marzo, per i sentieri dell'ETNA,
Avventura e competenza
un campo nazionale di specializzazione per scolte e rovers maggiorenni

Iscrizioni: Campi specializzazione RS


martedì 10 gennaio 2012

UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA


UNA MERAVIGLIOSA AVVENTURA CHE HA LASCIATO UNA GRANDE TRACCIA
Ho deciso di partecipare a questo campo all'ultimo minuto! Infatti fino a poco tempo prima del campetto il brevetto era solo una grande ambizione, ma poi chiesi ai miei capi reparto e loro mi dissero che ero pronta per andare e così partii per questa meravigliosa avventura! All'inizio ero un po' spaesata: non conoscevo nessuno, ma poi mi sono calata subito nell'atmosfera! La presentazione è stata bellissima: i costumi, l'organizzazione, tutto fatto al meglio come l'avevo sempre immaginato! Ma le altre attività non sono state da meno: fare i mocassini, i vestiti, le pitture, i braccialetti, gli acchiappasogni, tutte cose che mi avevano sempre incuriosito ma che non avevo mai avuto l'occasione di provare a fare! Inoltre le attività di espressione non erano le solite scenette ma tutto girava intorno a varie attività basate anche sulla creatività (dote che è importante per un attore).
E che dire delle attività serali, sono state quelle che mi sono piaciute di più! Ho amato girare nel bosco la sera e i percorsi, le storie davanti al fuoco degli indiani mi hanno donato sensazioni che non provavo da tanto tempo e ho sentito come "un senso di casa". Sopratutto l’attività dell’ultima notte. Oh, è stata davvero speciale! E’stata un percorso che non solo mi ha divertita ma mi ha fatto veramente crescere (tutto il campo mi ha fatto crescere) non in modo "superfluo", ma in modo semplice e genuino come noi ragazzi dovremmo crescere ogni giorno! Il dormire da sola, gli incontri con gli “spiriti del bosco” mi hanno davvero coinvolta e appassionata e mi hanno fatto riflettere di più sulla vita e su quanto siamo diversi, ma simili gli uni dagli altri e che molte volte si guardano solo certi aspetti della vita! L'incontrarsi di vari ragazzi di altri gruppi mi ha anche fatto capire quanto siamo vicini gli uni agli altri: ho socializzato vivendo un esperienza di gruppo e di scambio culturale. Ho imparato molto da questo campo e molte attività sull'espressione mi sono giovate anche all'interno del reparto anche se non miro al brevetto di animazione. A questo punto posso solo dire: "grazie continuate così e non cambiate perché è stata un esperienza che ha lasciato il segno e credo che forse altri campi così meravigliosi e appassionanti ne rivivrò ben pochi nella mia vita!". Dicendo questo ritengo di parlare a nome di tutti quelli con cui ho stretto amicizia in questo campo: ci avete davvero sorpreso ed è stata una più che piacevole sorpresa! Grazie di tutto, grazie di averci dato la gioia di vivere questo campo!
Anna Volcan - (Gruppo Acireale 1°)