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giovedì 18 settembre 2014

domenica 17 agosto 2014

DALLA ROUTE NAZIONALE - LO SCAUTISMO, RISORSA PER L'EDUCAZIONE DEI GIOVANI

Chiavi di lettura di una realtà giovanile 

SCOUT, TRE NOVITÀ SULLA VITA COMUNITARIA


Formazione, contaminazione, reciprocità



L'attenzione riservata dai mass media agli scout dell’Agesci in questo agosto 2014 rappresenta un evento inusuale per chi segue la cronaca estiva delle manifestazioni e dei raduni, incontri sempre importanti e significativi per la comprensione del clima e dei sentimenti diffusi nel Paese. Soprattutto chi guarda con apprensione e speranza agli umori della componente giovanile della società, e in particolare a quelli dei gruppi giovanili di ambito cattolico, non può non essere stato colpito dalla nuova visibilità tributata al movimento scout nella stampa nazionale e nei principali canali televisivi in occasione della Route nazionale di San Rossore.

Non che lo scautismo cattolico non abbia già avuto modo di guadagnare in passato stima e simpatie, per l’azione educativa che svolge nei confronti delle fasce giovanili dagli 8 anni in poi secondo un modello di formazione e uno stile comunitario originali e completi. Dalle regole di vita della legge scout alla capacità di orientarsi e muoversi con rispetto e sicurezza nella natura; dalla organizzazione in piccoli gruppi alla pratica del servizio a favore dei più deboli; dalla espressione di sé attraverso il canto e la recitazione alla spiritualità; dallo sviluppo delle competenze individuali al cammino come scuola di vita.

Fino a oggi, però, quella stima e quella simpatia hanno trovato riconoscimento in una cerchia relativamente ristretta di ambienti sociali, mentre al di fuori di essi il movimento scout viene spesso visto come una sorta di curiosa anomalia, rispetto alle mode e alla 'normalità' della condizione giovanile nel sul complesso, un qualcosa da guardare con ammirazione, ma anche con un po’ di sospettoso distacco. Perché mentre il mondo sembra andare inevitabilmente verso l’individualismo consumistico, gli scout insegnano la comunità, l’essenzialità, la governance partecipativa e ferma e il valore della strada e del progresso per piccoli passi.

Mentre troppi giovani sviluppano un desiderio, per lo più scomposto, di emozioni di facile e superficiale consumo, gli scout insegnano la riflessione, l’impegno, la ricerca di sé, la fraternità, la spiritualità. Mentre il mondo va verso un intellettualismo sterile e verso la fuga nel virtuale, gli scout insegnano la manualità, lo sforzo fisico, la vita nella natura. Mentre tutto sembra spingere verso un pessimismo cosmico, gli scout predicano l’ottimismo della volontà. Mentre le generazioni si allontanano e la trasmissione della vita e dei valori sembrano non interessare più, gli scout parlano di scambio intergenerazionale e di educazione attraverso l’esempio.

Sarebbe interessante, ma lungo e complesso, interrogarsi sui motivi della nuova visibilità dello scautismo (la numerosità dei partecipanti, la presenza del presidente del Consiglio). Vale piuttosto la pena chiedersi cosa possiamo aspettarci da questa nuova visibilità o cosa ci auguriamo che avvenga. Le potenzialità dei media oggi sono una realtà di fatto, ma non sempre la connessione tra sociale vissuto e amplificazione da parte dei mezzi di comunicazione di massa produce gli effetti desiderati, come si deduce da ciò che è accaduto con i social network e con alcuni recenti movimenti di espressione sociale e politica (anti-nucleare, no-tav, ecologisti, popolo viola, indignados ecc.).

Sarebbe davvero un bel risultato se la maggiore comprensione del movimento scout, da parte di gruppi sociali e persone che sinora poco lo hanno conosciuto, desse vita a una riflessione meno scontata su tre aspetti centrali per la vita comunitaria. Innanzitutto, l’importanza del lavoro da effettuare su se stessi, e quella dei cambiamenti che una educazione sana può facilitare dall’interno nella persona umana, e il valore dell’educazione a differenza di forme di movimentismo strumentali alla conquista di posizioni di potere. In secondo luogo, il valore della contaminazione con la diversità, sia che si tratti degli emarginati, che dei portatori di handicap o degli avversari politici. Infine il significato della reciprocità, come volano per una forza innovativa coraggiosa, quella che passa attraverso il riconoscimento delle competenze come base per la gestione di processi comunitari di sviluppo, da contrapporre a molte delle consuetudini regressive in uso delle organizzazioni del nostro tempo.
 

Carla Collicelli, in Avvenire, 16 agosto 2014


giovedì 20 settembre 2012

SCOPO E VALORE DEI CENTRI SCOUT


Scopo e valore dei centri scout

I centri scout, di solito stabiliti in siti bellissimi sul piano naturale e ambientale, sono i luoghi privilegiati dello scautismo.
Rileggiamo cosa ne pensava B-P:
Ci occorrono terreni all’aria aperta di nostra proprietà, preferibilmente terreni da campo permanenti e facilmente accessibili, posti al servizio degli Scout. Via via che il Movimento si sviluppa, terreni di questo genere dovrebbero essere organizzati in tutti i centri in cui si fa scautismo. Questi centri verrebbero ad avere un doppio valore. Da un lato essi potrebbero costituire centri di formazione dei Capi, i quali verrebbero addestrati in tecnica campistica e studio della natura; d’altro canto, e soprattutto, essi potrebbero infondere lo spirito della vita all’aperto, di quella che potremmo definire la “Fratellanza dei boschi”.
(Il Libro dei Capi, ed. 2006, pp. 82-83).
Ecco, dunque, passare per i centri scout alcuni dei principali valori dello scautismo:
·                 la vita all’aperto: che com’è noto è la meta dello scautismo e la chiave del suo successo;
·                 la formazione: alla vita al campo, alla protezione dell’ambiente, all’essenzialità;
·                 la fraternità scout: con quanti frequentano gli stessi centri scout.

 Quest’ultimo punto va sottolineato in modo particolare. Le varie realtà scout, sia all’interno dello stesso Paese, sia in Paesi diversi, si conoscono ancora in modo molto insufficiente. I centri scout aiutano all’incontro, e quindi a riscoprire il senso della fraternità scout. Certo, lo scout è amico di tutti: una disposizione amichevole verso chiunque è essenziale, anche per fornire spunti per il servizio del prossimo. Ma lo scout è fratello di ogni altro scout: questo legame particolare e più intimo non vuole discriminare nessuno, ma nasce in forza dei medesimi ideali, liberamente sottoscritti e contenuti nella Promessa e nella Legge.

Lo scautismo è anche senso di scoperta e gusto del nuovo, dell’avventura. La fraternità che si vive ai centri scout non è solo un sentimento del cuore, ma una serie di scoperte. Sono i modi diversi di vivere la proposta scout, con aspetti peculiari di ciascuna associazione, nuove usanze, nuove tradizioni; è la possibilità di stabilire nuove interazioni tra associazioni diverse; è, soprattutto, l’incontro tra culture e religioni diverse, con scambi, difficoltà e scoperte linguistiche, e nuovi canti, danze, scenette da imparare.

In molti centri scout vi sono cartelli che proclamano: la Legge scout è la legge di questo centro. Per questo, entrando nei centri scout, si entra “in territorio scout”, e si comprende subito di essere nel posto giusto e tra le persone giuste. Davvero, i centri scout sono i punti della terra dove si incarna il Movimento scout e si vive lo spirito dello Scautismo!

 Mario Sica