domenica 16 dicembre 2012

LA GRATITUDINE? UN’ARTE DA COLTIVARE!

         L’Università della California ha effettuato una ricerca sulle “emozioni gratuite”. E’ risultato che, in poco tempo, in coloro che avevano coltivato  coscientemente l’esercizio della gratitudine, si verificava un sensibile miglioramento della qualità della vita.  Cresceva l’ottimismo e la voglia di sorridere, miglioravano le relazioni umane, ma anche il benessere fisico e lo stesso sonno. Secondo il direttore della ricerca, in caso d’insonnia è preferibile contare i gesti di gratitudine donati piuttosto che le pecore! La stessa ricerca ha messo in evidenza che le persone che erano state aiutate gratuitamente avevano maggiore attitudine ad aiutare spontaneamente gli altri. Coloro che avevano praticato quotidianamente azioni di gratitudine, mostravano livelli superiori di prontezza, entusiasmo, determinazione, attenzione ed energia rispetto al gruppo che si era concentrato sui problemi o su come stare meglio rispetto agli altri [1].
         La gratitudine è strettamente legata alla gratuità. Non è un dovere, ma un piacere. Le persone che hanno in comune l’arte della gratitudine sono accomunate dagli atti di gentilezza gratuita. Perciò la gratitudine è un’arte da apprendere e da fare apprendere fin dal primo vagito, nonché da coltivare per tutta la vita. Essa è uno stile di vita che si esprime nella cortesia, nella gentilezza, nel saper fare dono e nel sapersi fare dono. E’ una finestra aperta ai raggi del sole, un canto di “grazie” che manifesta gioia per la vita e nel contempo gioia per l’incontro con l’altro.
           La capacità di esprimere riconoscenza onora le persone e le istituzioni.
         Naturalmente, per coltivare l’arte dell’essere grati bisogna saper riconoscere i semi di gratitudine prenderne cura; per manifestare gratitudine occorre saper leggere i segni di gratitudine che s’incontrano lungo il cammino, superando ogni forma di autoreferenza, di arroganza e di egoismo. Una casa con le finestre chiuse, ove regnano muffa e ragnatele, mai potrà cantare la sua gratitudine ai raggi del sole e all’aria pulita che ridona vita agli ambienti. In un terreno incolto difficilmente attecchiscono le piantine di gratitudine.
         La gratitudine è una virtù civica che è stata sempre riconosciuta universalmente. Ad essa le religioni danno particolare rilevanza. Ogni fede, infatti, si radica nel senso di gratitudine che l’uomo deve avere nei riguardi del creatore ma anche delle creature.
        Ad esempio, ogni cristiano è chiamato anzitutto ad amare Dio e il prossimo ed a “rendere grazie”. Così San Paolo esorta i primi cristiani: “Fratelli, siate sempre lieti, in ogni cosa rendete grazie. Questa è infatti la volontà di Dio”[2]. La preghiera è prima di tutto espressione di lode e di gratitudine. Il Magnificat[3] di Maria e il Benedictus[4] di Zaccaria sono splendidi canti di ringraziamento. Lo stesso Gesù più volte esprime il suo grazie al Padre [5].
          Per il mussulmano uno dei principali aspetti della fede è sentire gratitudine verso Dio. L’essere  grati è talmente importante che chiunque nega la verità è denominato kafir (ingrato).  Un credente ama, ed è riconoscente a Dio per la Sua generosità e per tutti i doni che gli sono stati dati.
          Il Buddismo insegna che tutti gli uomini sono strettamente legati tra loro e che nessuno può vivere isolato; perciò, dobbiamo essere immensamente riconoscenti agli altri. Ogni buddista è tenuto a ripagare i “quattro debiti di gratitudine” che così possiamo sintetizzare: gratitudine verso gli esseri viventi, verso i genitori, verso la legge, verso i maestri. Dedicarsi agli altri, si afferma, è il modo migliore per ripagare il debito di gratitudine al Buddha. 
          Per gli scouts l'essere grati è un impegno da onorare nelle vita di ogni giorno. Uno specifico articolo della legge scout afferma che “lo scout è cortese”, Baden-Powell invita ogni scout a saper  “guardare indietro con gratitudine per ciò che e' stato compiuto” [6] e ad essere  sempre grati verso Dio e verso coloro che ci fanno del bene: “Un vero scout non trascurerà mai di ringraziare per ogni gentilezza che riceve”[7]
         “La gratitudine è espressione di cortesia e gentilezza. E’ un modo di agire che nasce dal cuore (la cordialità) e si manifesta ed irradia nella gioiosità di un buon carattere. Da qui ha origine lo spirito di gruppo, la tolleranza e la capacità di accogliere gli altri, manifestando loro la propria considerazione e rispettandone le convinzioni” [8]. Chi sa dire grazie, con sincerità, onora anche se stesso ed esprime la sua “signorilità”!
          L’ingratitudine, anche se spesso si manifesta nel comune agire, è innaturale poiché è manifestazione di egoismo, di incapacità di riconoscere l’altro, di considerare l’agire come dono gratuito. L’altruista non può essere ingrato! “L’homo sapiens nasce cooperativo, lo dimostra il fatto che i bambini sono altruisti di natura”[9]. La generosità, l’altruismo, la riconoscenza sono fattori essenziali per una vita buona e felice. La persona grata, infatti, sa essere, sa rapportarsi agli altri, sa abitare il mondo secondo uno stile amicale e solidale [10]. E’ pur vero che nella vita quotidiana s’incontrano tante resistenze che ostacolano il “grazie di cuore”. Mi riferisco al grazie “a denti stretti” che manifesta il sentirsi costretti o la malevolenza; al grazie ostentato che esprime servilismo o un modo di accalappiare l’altro; al grazie epidermico da scrollarsi di dosso il prima possibile ….. E’ pur vero che talora la gratitudine può essere premessa al raffreddamento o alla rottura di relazioni o può favorire la meschina ricerca di motivazioni al fine di metter da parte la “necessità” di esser grati all’altro. Talvolta si può arrivare finanche a calunniare la persona verso la quale si dovrebbe essere grati al fine di dare una motivazione “logica” all’incapacità di esprimere riconoscenza. Questa, però, è miseria umana! … E’ pur vero che per taluni è “tutto dovuto”; altri hanno la convinzione che ogni azione buona dell’altro sia necessariamente un atto non disinteressato … E’ pur vero che talora il dir grazie è relegato alle pratiche di buona educazione dell’età infantile. Queste maniera di “dir grazie” , però, sono tutte deviazioni che ricacciano l’uomo nel ginepraio o nelle paludi dell’egoismo, disonorandolo.
         Si ha, perciò, la necessità di curare – sin da piccoli – in famiglia, nella scuola, nei vari ambiti sociali il germoglio dei “fiori di gratitudine”, estirpando per tempo la gramigna dell’indifferenza, dell’arroganza, dell’ingratitudine, della cafonaggine e togliendo le pietre della durezza di cuore.
        Siamo tutti chiamati a favorire (in noi stessi e negli altri) la maturazione della sensibilità al bene e al bello, lo sviluppo dello stupore, l’esercizio della gentilezza e della gratuità, lo spirito di servizio, la costruzione dell’uomo empatico, un positivo atteggiamento di fronte alla vita, lo sforzo silenzioso ma sempre più intenso verso ciò che è bene, l’aspirazione alla bellezza, la capacità di riconoscere ed apprezzare il bene fatto dagli altri, il piacere di impreziosire il proprio cammino con tanti “grazie”.      
          Dobbiamo sentirci parte di una comunità in cui ciascuno si sa far dono per l’altro e per gli altri. 
          La cortesia, la generosità, la riconoscenza, la costante attenzione all'altro e al bene comune, il saper sorridere agli altri sono petali di quel meraviglioso fiore che, con i suoi colori e il suo profumo, è lieto di esprimere un gioioso e sincero grazie ad ogni nuovo giorno che viene.

                                                                                                                                          Giovanni Perrone     



[1] Robert Emmons, Thanks!: How Practicing Gratitude Can Make You Happier, Houghton Mifflin Company, New York, 2007
[2] 1 Ts, 5 6-18
[3] Lc, 1 39-56
[4] Lc, 1 68-79
[5] Mt, 11 25-30
[6] Baden-Powell, Headquarters Gazete, November 1920
[7] Baden-Powell, Scautismo per ragazzi, ed. Nuova Fiordaliso, 199, pag. 293
[8] Frattini, Bertinelli, Legge scout, legge di libertà, ed. Nuova Fiordaliso, Roma, 2002
[9] M. Tomasello, in Antonio Galdo, L’egoismo è finito, ed. Einaudi, Torino, 2012, pag. 9
[10] Antonio Bellingreri, Per una pedagogia dell’empatia, ed. Vita e Pensiero, Milano, 2005

sabato 8 dicembre 2012

LA MASSARIOTTA LA FACCIAMO NOI!


LA MASSARIOTTA LA FACCIAMO NOI !!

Cari fratelli,
ricordo con un sorriso la prima volta (alcuni anni fa) che i miei piedi ancora molto ma molto teneri camminarono sul suolo della Massariotta; ricordo ancora bene un particolare... appena sceso dalla macchina mi colpì subito l'angolo del ricordo e mi sono commosso nel vedere alcune mattonelle  sulle quali erano dipinte facce di persone che avevo conosciuto e ammirato. Ad accogliermi uno degli "ulivi secolari" della base: Giovanni... ho avuto modo di conoscerlo anche dopo questa esperienza e mi ha sempre sorpreso su tutto... Ascoltando la storia della Massariotta mi ha colpito il fatto che tutte le strutture della base sono realizzate da scout, questo mi porta ad eguagliare la Base ad una serie di semplici ma profondissime cose: L'amore per lo scautismo, la voglia di costruire, la voglia di servire, la voglia di rendersi utili e tanto altro. In poche parole: la Massariotta la facciamo noi !!!!.

Ritorno in Massariotta nell'estate 2012 per un campo nazionale di competenza: è stata un'esperienza a dir poco meravigliosa !! Ho conosciuto persone splendide che tuttora mi chiamano e ci incontriamo con piacere, anche se non abitiamo a due passi, i capi campo, lo staff, il servizio, i master ecc... sono stati maestri di vita. Alla Massariotta ho capito tantissime cose, non solo da un punto di vista dello scouting, ma da un punto di vista spirituale. In me sono scattate delle meravigliose molle: mettermi in ginocchio anche dietro il gazebo e pregare con un sottofondo di cicale è stato indimenticabile.  Il mio primo hike da pauuuura, ma affascinante ed avventuroso. Ho vissuto la natura che circonda la Base, quel gazebo per me non era solo il posto dove mi riposavo ma un vero e proprio focolare domestico, il mio rifugio, il posto dove, con i miei fratelli, si scherzava e si rideva... la Massariotta è anche sorriso !!
Come ho detto sopra, la Massariotta la facciamo noi !!!... Vi invito, vi esorto ad entrare in questo meraviglioso mondo, vi invito a entrare a far parte della Massariotta perché non ve ne pentirete... LA MASSARIOTTA CI ASPETTA !!

Con affetto ed eterna amicizia,

Andrea Libero Maria Di Gangi (Cinisi 1°)

lunedì 3 dicembre 2012

DANIELE NUOVO IREG CALABRIA

DANIELE CAMPOLO, da molti anni in servizio nello staff dei campi explo’ alla Massariotta, è stato nominato incaricato alla branca E-G della Calabria.
Nel ringraziarlo per il suo lungo e qualificato servizio nella Base Specializzazioni di Marineo, gli auguriamo buona strada.

 
Un fraterno abbraccio da tutti gli staff della Massariotta.

giovedì 22 novembre 2012

CONVEGNO NAZIONALE SPECIALIZZAZIONI

MASTER DELL'ARTE SCOUT : NATI PER APPASSIONARE
Sorridere, accompagnare, incoraggiare,  fare insieme, entusiasmare ..., caratteristiche dell'arte del master nello scautismo.


Oltre cento capi campi e master, provenienti dalle varie Basi del Settore Specializzzioni, si sono ritrovati nell'annuale incontro del Settore tenutosi a Spettine dal 16 al 19 novembre. La base di Marineo è stata rappresentata da 15 capi impegnati nella conduzione dei vari campi. Quest'anno il Convegno, oltre a riflettere sulle attività svolte e sul futuro del Settore (che celebra 45 anni di vita), ha dato ampio spazio ai master e al loro fondamentale ruolo svolto nei campi e nei vari ambiti associativi in cui sono coinvolti.
Intense le varie attività proposte e coordinate dagli Incaricati Nazionali al Settore, Simona Marini e Amedeo Borricelli.   
Ecco una breve (ed incompleta) sintesi. Dopo una riflessione sui campi effettuati e  sulle statistiche di partecipazione ai campi e agli stages (che testimoniano l'interesse degli adolescenti e il buon servizio svolto dal Settore), si sono svolti dei gruppi di lavoro (animati dai master) sulle principali tecniche dello scouting. Sono seguiti due interventi del magistrato Maurizio Millo ( percorsi di competenza  nella vita, nello scautsimo e nella professione ) e del master Vito Zaldini ( la competenza del master). L'arte del master - è stato detto- è  basata sul cuore, sul cervello, sulla competenza e sulla passione. E' un'arte che va rigenerata giorno per giorno e che viene arricchita nel farne generoso dono agli altri. Capo campo e master sono due ruoli che interagiscono dinamicamente all'interno di ogni attività del Settore per garantire ad ogni campo qualità educativa e qualità tecnica.       
Altri interventi che hanno assicurato al Convegno qualità ed hanno stimolato la discussione e la riflessione sono stati svolti dagli incaricati nazionali e-g, dalla branca r-s (sulla preparazione della route nazionale r-s) e dalle incaricate nazionali alla comunicazione e alla stampa. Al Convegno ha partecipato anche il presidente dell'Ente nazionale Mario di Carpegna, Piero Gavinelli, già  capo scout e incaricato per il Settore. Da tutti è stato evidenziato il significativo ruolo svolto dal Settore che da quasi conquant'anni opera attraverso le sue Basi,  rendendo un servizio di qualità ai ragazzi, ai capi e all' intera Associazione.
Lucina Spaccia e Sergio Cametti hanno presentato i dati relativi al progetto Basi Aperte che da 15 anni coinvolge ogni anno diverse centinaia di alunni, in particolare a Piacenza e Roma.
Lucina Spaccia ha curato la parte spirituale, che insieme alla celebrazione eucaristica, ha accompagnato tutto il Convegno.
La Base di Cassano ha presentato un video che fa sintesi delle attività svolte dalle varie Basi.
Sono stati distribuiti i cd che raccolgono le "schede di qualità" preparate dagli staff dei vari campi.
Il Convegno ha anche previsto un momento di festa per ringraziare Gigi Menozzi per i suoi 45 anni di impegno nel Settore e a Spettine. A proposito c'è stato il passaggio di testimone tra Gigi e il nuovo responsabile della Base di Spettine, Livio Pinto.
Festa anche per i 40 anni di gemellaggio tra le due prime basi del settore Specializzazioni, Spettine e Marineo. I capi di Marineo, per ricordare la feconda interazione progettuale ed operativa tra le due basi, hanno donato delle ceramiche a Gigi Menozzi, a Norberto Ramella, a Franco Veneziani e alla Base di Spettine.

martedì 6 novembre 2012

SCAUTISMO e DISOCCUPAZIONE


CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

 “Se con lo Scautismo possiamo contribuire, anche in minima misura, a guarire questa infezione in mezzo a noi, renderemo un servizio veramente nazionale  cristiano.

L’attuale depressione industriale dovrebbe, speriamo, essere superata fra non molto, ma i cattivi effetti della disoccupazione dureranno, nelle sue vittime, per tutta la vita: in quanto non impiegabili esse avranno come prospettiva  una triste esistenza. 

La maggior parte dei nostri gruppi scout ha giovani disoccupati tra i loro membri, e molti altri ne hanno accettati in qualità di fratelli minori. Nell’uno e nell’altro caso possiamo far qualcosa per salvarli dalla disoccupazione, se miriamo a dar loro:

  1. Un carattere che li abitui a contare su se stessi e li metta in grado di aprirsi la loro strada nel mondo;
  2. Capacità manuali (e capacità imprenditoriali), in modo da possedere qualche arte;
  3. La salute fisica, così da poter sopportare i tempi difficili;
  4. La felicità, aiutandoli ad apprezzare la vita in un’atmosfera di buone amicizie.
Con questo possiamo se non altro far qualcosa per trarli fuori dallo stato di profondo scoraggiamento in cui, senza loro colpa, si trovano”.

                                          Baden-Powell, da The Scouter, aprile 1932

                                                   (periodo della grande depressione)

martedì 16 ottobre 2012

16 OTTOBRE 1943: IN VIAGGIO VERSO LA MORTE


È il 16 ottobre del 1943, il "sabato nero" del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d'Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco. Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato .....

http://www.16ottobre1943.it/

sabato 13 ottobre 2012

UN PELLEGRINAGGIO NEI DESERTI DEL MONDO

Il viaggio è metafora della vita, e il sapiente viaggiatore è colui che ha appreso l’arte di vivere e la può condividere con i fratelli – come avviene ai pellegrini lungo il Cammino di Santiago, o sulle altre Vie che non a caso sono tornate in auge in questi anni.
Come mai tante persone oggi sentono il bisogno di fare questi cammini? Non è forse perché qui trovano, o almeno intuiscono il senso del nostro essere al mondo?
  Ecco allora come possiamo raffigurare questo Anno della fede: un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale.

                                                                                                                                      Benedetto XVI


PORTA FIDEI