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martedì 26 aprile 2016

RENDETE PIENA LA VOSTRA GIOIA

Papa Francesco: 

LA FELICITA’
 NON E’ UN APP

Cari ragazzi e ragazze, la vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una ‘app’ che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa”. Papa Francesco prosegue il filone di metafore ‘tecnologiche’ parlando ai circa 100mila giovani – in aumento rispetto a ieri – venuti da tutta Italia a Roma per celebrare il Giubileo dei Ragazzi e delle Ragazze, riuniti oggi in piazza San Pietro per la Messa con il Pontefice.

Nel suo videomessaggio di ieri per la grande festa allo Stadio Olimpico, Bergoglio spiegava infatti che “una vita senza Gesù è come se non ci fosse campo” al cellulare. E oggi, parlando del “grande desiderio di libertà” che si assapora negli anni giovanili, ribadisce il concetto spiegando che solo in Cristo è possibile trovare quella pienezza che nessun altra persona o cosa può dare.

Per questo il Pontefice, durante la sua appassionata omelia, esorta i giovani a non accontentarsi della “mediocrità”, di “vivacchiare stando comodi e seduti”. “Non fidatevi – ammonisce – di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda”.

È vero, osserva il Santo Padre, che “alla vostra età emerge in voi in modo nuovo anche il desiderio di affezionarvi e di ricevere affetto”. A questa si accompagna “la tentazione di inquinare l’affetto con la pretesa istintiva di prendere, di ‘avere’ quello che piace…”. Ma questo “è egoismo”; una tendenza che “la cultura consumistica rafforza”.

“Ogni cosa – spiega infatti il Papa – se la si stringe troppo, si sciupa, si rovina: poi si rimane delusi, con il vuoto dentro”. Invece il Signore, “se ascoltate la sua voce, vi rivelerà il segreto della tenerezza: prendersi cura dell’altra persona, che vuol dire rispettarla, custodirla e aspettarla”.

Questa “è la concretezza della tenerezza e dell’amore”: “Il Signore – assicura il Santo Padre – se andate alla sua scuola, vi insegnerà a rendere più belli anche l’affetto e la tenerezza. Vi metterà nel cuore un’intenzione buona, quella di voler bene senza possedere, di amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere. Perché l’amore è libero! Non c’è vero amore che non sia libero! Quella libertà che il Signore ci lascia quando ci ama. Lui è sempre vicino a noi”.

Una libertà, quella di Dio, ben diversa da quella propinata dal mondo: “Molti vi diranno che essere liberi significa fare quello che si vuole. Ma qui bisogna saper dire dei no”, incoraggia Papa Francesco, perché “se tu non sai dire di no, non sei libero”. Libero è infatti “chi sa dire sì e sa dire no. La libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene. No, non è vero. La libertà, invece, è il dono di poter scegliere il bene: questa è libertà”.

Libero è dunque “chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso, non è facile”. “Ma io – afferma Bergoglio -credo che voi giovani non abbiate paura delle fatiche, siete coraggiosi! Solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Scelte coraggiose e forti”.

Una di queste è “imparare ad amare” e l’amore è una “grande responsabilità”; al contempo “è la carta d’identità del cristiano, l’unico ‘documento’ valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù”. “Volete accogliere l’invito di Gesù a essere suoi discepoli?”, domanda il Vescovo di Roma alla piazza stracolma, “volete essere suoi amici fedeli? Il vero amico di Gesù si distingue essenzialmente per l’amore concreto; non l’amore ‘nelle nuvole’, no, l’amore concreto che risplende nella sua vita”, non quello delle “telenovelas” o di “un teleromanzo”.

“Volete vivere questo amore che Lui ci dona?”, insiste a braccio Francesco, “volete o non volete? Cerchiamo allora di metterci alla sua scuola, che è una scuola di vita per imparare ad amare”. E questo “è un lavoro di tutti i giorni”, oltre che “la via per essere felici”.

Sicuramente “non è facile”, ammette il Papa, “è impegnativo, costa fatica. Pensiamo, ad esempio, a quando riceviamo un regalo: questo ci rende felici, ma per preparare quel regalo delle persone generose hanno dedicato tempo e impegno, e così, regalandoci qualcosa, ci hanno donato anche un po’ di loro stesse, qualcosa di cui hanno saputo privarsi”. Questa, però, è la “concretezza dell’amore”: donare “non solo qualcosa di materiale, ma qualcosa di sé stessi, il proprio tempo, la propria amicizia, le proprie capacità”.

In questo senso, il Signore “è invincibile in generosità. Riceviamo da Lui tanti doni, e ogni giorno dovremmo ringraziarlo…”, dice il Papa. Quotidianamente Egli  “ci dona la sua amicizia fedele, che non ci toglierà mai. È l’amico per sempre, il Signore. Anche se tu lo deludi e ti allontani da Lui, Gesù continua a volerti bene e a starti vicino, a credere in te più di quanto tu creda in te stesso”.  E, come fece con i suoi giovani discepoli, “ti guarda negli occhi e ti chiama a seguirlo, a ‘prendere il largo’ e a ‘gettare le reti’ fidandosi della sua parola, cioè a mettere in gioco i tuoi talenti nella vita, insieme con Lui, senza paura. Gesù ti aspetta pazientemente, attende una risposta, attende il tuo ‘sì’”.

“Guai allora – esclama Francesco – ai giovani che non sanno sognare, che non osano sognare! Se un giovane, alla vostra età, non è capace di sognare, già se n’è andato in pensione, non serve. L’amore si nutre di fiducia, di rispetto, di perdono. L’amore non si realizza perché ne parliamo, ma quando lo viviamo: non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica!”.

E quando amare sembra “pesante”, quando “è difficile dire di no a quello che è sbagliato, guardate la croce di Gesù abbracciatela e non lasciate la sua mano, che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete”. Nella vita, infatti, “sempre si cade”, perché “siamo peccatori, siamo deboli”. Ma c’è la mano di Gesù che ci risolleva, che ci rialza”. “Gesù ci vuole in piedi!”. rimarca Francesco.


E conclude il Papa esortando ad “avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù”,  una mano che “tante volte viene dalla mano di un amico, dalla mano dei genitori, dalla mano di quelli che ci accompagnano nella vita”. “Alzatevi!”, ripete, “Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!”. In un certo senso è come un allenamento fisico: “Fate come i campioni sportivi, che raggiungono alti traguardi allenandosi con umiltà e duramente ogni giorno”, dice il Pontefice. “Il vostro programma quotidiano siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù. Così avrete la carta d’identità di cristiani. E vi assicuro: la vostra gioia sarà piena.”

www.zenit.org

venerdì 1 agosto 2014

LIBERI, INTELLIGENTI, FELICI

ALLA RICERCA DELLA FELICITA? 
 NON ALIENIAMOCI, PER FAVORE!



 Sapete che cosa è un “rave”? Questa parola inglese, che significa “delirio”, si riferisce ai grandi raduni musicali che si svolgono in posti isolati, lontani dai centri abitati. Possono durare giornate e notti intere, senza sosta. A volte sono caratterizzati da un consumo di droga ed alcolici molto elevato.
Il principale strumento di autodistruzione dei giovani si chiama “ecstasy”, una pillola colorata che viene diffusa in certi rave. Tra gli elementi che ne hanno favorito la diffusione c’è sicuramente la sua apparenza innocua. Si ingerisce con facilità e non desta le preoccupazioni di altri tipi di droga (come, ad esempio, il rischio di contrarre l’Aids).
L’ecstasy ha un aspetto simpatico, accattivante. Non a caso, viene spesso offerta sotto forma di pastiglie raffiguranti personaggi dei cartoni animati (riprodotti illegalmente). Si tratta di disegni ingannevoli, che hanno lo scopo di nascondere la natura pericolosa di ciò che viene consumato.
La trappola dell’ecstasy consiste nel dare ai ragazzi l’illusione di assumere dei superpoteri, come certi eroi del mondo dei fumetti. Produce uno stato di eccitazione del tutto innaturale e una perdita di consapevolezza delle reazioni del proprio corpo.
A volte, nei rave, il ritmo della musica è talmente frenetico che l’ecstasy diventa una specie di carburante necessario per poter stare al passo con ciò che si ascolta. Musica e droga diventano una cosa sola. Si nutrono e si sostengono reciprocamente. Ognuna, per esistere, ha bisogno dell’altra.
Il rischio mortale è legato al possibile colpo di calore, dovuto all’eccessiva attività fisica e all’aumento critico della temperatura corporea. Ci si illude, per poco, di diventare superuomini. Ma poi, gli effetti di certe sostanze possono essere devastanti.
Un’altra riflessione da fare è su come sia cambiato il modo di consumare droga tra le nuove generazioni. Negli anni sessanta l’uso di stupefacenti era spesso accompagnato da correnti di pensiero o movimenti culturali. Ad esempio, quello dei cosiddetti “figli dei fiori”.
Le droghe nascondevano il loro volto di morte dietro una parvenza di ideali, anche se discutibili. In molti casi, si trattava di valori condivisi da tanti giovani in buona fede. Ad esempio: il rifiuto della guerra e del consumismo, unito al desiderio di una fratellanza universale.
Anche in quell’epoca la droga uccideva i ragazzi. Ma ciò avveniva in una sorta di clima pseudoculturale apparentemente più nobile ed elevato, che ne mascherava abilmente tutto lo squallore.
Oggi la droga si presenta nuda, a viso scoperto. Non ha più bisogno di nascondersi dietro falsi ideali. L’ecstasy è la pura espressione del nulla, del vuoto e del non-pensiero assoluto. Non a caso, il suo scenario ideale è quello di certi rave, dove regnano suoni assordanti e ritmi martellanti.
Il più grave fattore di rischio è rappresentato dal fatto che l’ecstasy viene erroneamente considerata una droga accettabile, con la quale molti adolescenti si illudono di riuscire a convivere. Chi la consuma rifiuta l’idea di essere un drogato. Pensa semplicemente di vivere un momento di trasgressione, per poi tornare a condurre una vita normale. Ma è solo un inganno. Col passar del tempo, i danni sul fisico cominceranno a manifestarsi.
La migliore risposta a certi meccanismi di degrado è quella di invitare i giovani a riscoprire il vero significato del divertimento, attraverso l’educazione ad una sana cultura del limite. Per trascorrere una serata rilassante con gli amici non è necessario fare troppo tardi, ubriacarsi o drogarsi. Basta controllarsi ed imparare a gestire con intelligenza la propria libertà.
Si può essere liberi, intelligenti e felici. Così come siamo, senza bisogno della droga!
                                                                                                                                   Carlo Climati
www.zenit.org - 1.8.2014

lunedì 5 agosto 2013

CHIAMATI A REALIZZARE GRANDI PROGETTI DI VITA

"Dio chiama a scelte definitive, ha un progetto su ciascuno: scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi. Dio ci chiama tutti alla santità, a vivere la sua vita, ma ha una strada per ognuno. Alcuni sono chiamati a santificarsi costituendo una famiglia mediante il Sacramento del matrimonio. C’è chi dice che oggi il matrimonio è “fuori moda”. E' fuori moda? [No...]. Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, “per sempre”, perché non si sa cosa riserva il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare contro corrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente. Io ho fiducia in voi giovani e prego per voi. Abbiate il coraggio di “andare contro corrente”. E abbiate anche il coraggio di essere felici.
Il Signore chiama alcuni al sacerdozio, a donarsi a Lui in modo più totale, per amare tutti con il cuore del Buon Pastore. Altri li chiama a servire gli altri nella vita religiosa: nei monasteri dedicandosi alla preghiera per il bene del mondo, nei vari settori dell’apostolato, spendendosi per tutti, specialmente per i più bisognosi. Io non dimenticherò mai quel 21 settembre – avevo 17 anni – quando, dopo essermi fermato nella chiesa di San José de Flores per confessarmi, ho sentito per la prima volta che Dio mi chiamava. Non abbiate paura di quello che Dio vi chiede! Vale la pena di dire “sì” a Dio. In Lui c’è la gioia!
Cari giovani, qualcuno forse non ha ancora chiaro che cosa fare della sua vita. Chiedetelo al Signore, Lui vi farà capire la strada. Come fece il giovane Samuele che sentì dentro di sé la voce insistente del Signore che lo chiamava, ma non capiva, non sapeva cosa dire e, con l’aiuto del sacerdote Eli, alla fine rispose a quella voce: Signore, parla perché io ti ascolto (cfr 1 Sam 3,1-10). Chiedete anche voi al Signore: Che cosa vuoi che io faccia, che strada devo seguire?"

Papa Francesco ai giovani volontari. Rio de Janeiro, 28 luglio 2013

venerdì 31 maggio 2013

TESTIMONI DI GIOIA E DI GENEROSO IMPEGNO

"LA GUIDA E LO SCOUT SORRIDONO E CANTANO ANCHE NELLE DIFFICOLTÀ"
La gioia è una condizione necessaria per l’annuncio di Cristo risorto  ( e per essere buoni educatori e per vivere pienamente la vita associativa, aggiungiamo noi). Papa Francesco ha già espresso tale concetto in vari momenti del suo inizio di pontificato e stamattina l’ha ribadito durante l’omelia per la Santa Messa mattutina a Santa Marta. Papa Francesco ha osservato come la parola “gioia” appaia sia nella Prima Lettura di oggi (Sof 3,14-17) che nel Vangelo (Lc 1,39-56): quest’ultimo in particolare riporta l’incontro tra Maria e sua cugina Elisabetta, il cui figlio “esulta di gioia” nel grembo, all’udire le parole della Madre di Dio. Ciononostante la gioia non è un tratto così scontato nella vita di tanti cristiani. “Non siamo più abituati a parlare di allegria”, anzi “credo che tante volte ci piacciano più le lamentele”, ha sottolineato il Papa. tal proposito, il Santo Padre ha citato le parole del suo predecessore Paolo VI “che diceva che non si può portare avanti il Vangelo con cristiani tristi, sfiduciati, scoraggiati”. L’autentico “creatore della gioia” è lo Spirito Santo che “ci dà la vera libertà cristiana”. Senza gioia, noi cristiani “non possiamo diventare liberi”, al contrario “diventiamo schiavi delle nostre tristezze”, ha aggiunto. Al punto che talora molti cristiani sembrano “andare più ad un corteo funebre” che non “a lodare Dio”. La lode a Dio, ha poi spiegato il Papa, avviene quando si esce da se stessi “gratuitamente, com’è gratuita la grazia che Lui ci dà”. Lodare Dio, è qualcosa di più che un semplice ringraziamento e l’eternità consisterà proprio nella lode a Lui: “E quello non sarà noioso, sarà bellissimo!”. La gioia della lode “ci fa liberi”, ha aggiunto. Modello di gioia e di lode a Dio è la Vergine Maria che, non a caso, la Chiesa chiama “causa della nostra gioia”, poiché “porta la gioia più grande che è Gesù”, ha ricordato Francesco. Il Santo Padre ha concluso l’omelia esortando a “pregare la Madonna,perché portando Gesù ci dia la grazia della gioia, della libertà della gioia”.
Come può chi testimonia sfiducia e scoraggiamento, chi fa della sua vita un continuo brontolio e malumore …. educarsi ed educare alla vita, impegnarsi in associazione, testimoniare la gioia del generoso servizio alla comunità? Occorre imparare a sorridere a se stessi, agli altri, ad ogni nuovo mattino che viene, non sprecare tempo ed energie nel brontolamento, ma darsi da fare per essere utili a se stessi e alla comunità. Occorre imparare a spazzar via le nuvole che talora opprimono le nostre giornate per far risplendere pienamente il sole, farà bene a noi stessi e agli altri. L’Associazione, in particolare, è basata sul dono reciproco di gioia attraverso il generoso impegno nel farsi dono agli altri. Solo chi spera nel futuro può incamminarsi verso il domani ed orientare gli altri.
"Oggi c'è molto bisogno di calma e buonumore. Sono - si può dire- le due qualità più importanti. Esse vengono, in larga misura insegnate con l'esempio e quindi non possono esserlo da chi è brontolone, nervoso, egoista o anche litigioso ... L'ottimismo è una forma di coraggio che dà fiducia agli altri e conduce al successo. ... Il sorriso e la buona azione sono le nostre specialità. La loro mancanza nel cittadino medio è all'origine di molti nostri mali ... Se fate il vostro lavoro allegramente, esso diventa per voi quasi un piacere, e per di più con il vostro buonumore farete diventare allegri anche quelli che vi circondano. Questo fa parte  dei doveri di ogni scout ... Se fate felici gli altri, rendete felici anche voi stessi".   - Baden-Powell
"Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro".  Bob Dylan


                                                                                                                                           

martedì 6 novembre 2012

SCAUTISMO e DISOCCUPAZIONE


CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

 “Se con lo Scautismo possiamo contribuire, anche in minima misura, a guarire questa infezione in mezzo a noi, renderemo un servizio veramente nazionale  cristiano.

L’attuale depressione industriale dovrebbe, speriamo, essere superata fra non molto, ma i cattivi effetti della disoccupazione dureranno, nelle sue vittime, per tutta la vita: in quanto non impiegabili esse avranno come prospettiva  una triste esistenza. 

La maggior parte dei nostri gruppi scout ha giovani disoccupati tra i loro membri, e molti altri ne hanno accettati in qualità di fratelli minori. Nell’uno e nell’altro caso possiamo far qualcosa per salvarli dalla disoccupazione, se miriamo a dar loro:

  1. Un carattere che li abitui a contare su se stessi e li metta in grado di aprirsi la loro strada nel mondo;
  2. Capacità manuali (e capacità imprenditoriali), in modo da possedere qualche arte;
  3. La salute fisica, così da poter sopportare i tempi difficili;
  4. La felicità, aiutandoli ad apprezzare la vita in un’atmosfera di buone amicizie.
Con questo possiamo se non altro far qualcosa per trarli fuori dallo stato di profondo scoraggiamento in cui, senza loro colpa, si trovano”.

                                          Baden-Powell, da The Scouter, aprile 1932

                                                   (periodo della grande depressione)

lunedì 20 febbraio 2012

22 FEBBRAIO 2012 - GIORNATA DEL PENSIERO

CITTADINI ATTIVI PER UN MONDO MIGLIORE
Il Thinking Day (in italiano è usata anche la dizione Giornata del pensiero), è celebrato ogni anno il 22 febbraio da tutte le Guide e gli Scout del mondo. È un giorno per riflettere sul senso dello Scautismo e del Guidismo e per rivolgere un pensiero agli altri Scout e Guide di tutto il mondo, nonchè per rinnovare gli impegni assunti con la Promessa, per riflettere sul modo di vivere e testimoniare i valori della Legge Scout, per rafforzare il nostro servizio nella società da "buoni cittadini e buoni cristiani", come diceva B.-P.
Tutti gli Scout del mondo in quel giorno donano simbolicamente un penny, cioè una moneta di valore variabile a seconda del paese (o il risultato di una raccolta di offerte), da destinare da destinare per lo sviluppo o il sostegno del guidismo (e scautismo) nei paesi in difficoltà.
La tradizione nasce nel 1926, alla quarta Conferenza Internazionale del Guidismo, tenutasi presso il Girl Scouts of the USA’s Camp Edith Macy quando alcune delegate della conferenza evidenziarono il bisogno di un giorno speciale internazionale in cui le Guide dedicassero il loro pensiero alla diffusione del Guidismo e alle loro "sorelle" Guide nel mondo.
Nel 1932 fu scelto il giorno 22 febbraio in quanto compleanno Olave Baden-Powell, Capo Guida Mondiale, e di suo marito Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout.

L'ULTIMO MESSAGGIO DI B.-P. AGLI SCOUTS
Cari Scouts,
Se avete visto la commedia Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press'a poco lo stesso anche a me, per quanto non sia ancora sul punto di morte, quel momento verrà, un giorno o l'altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto prima che ci separiamo per sempre. Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele. Io ho trascorso una vita molto felice e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice. Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri, cercate di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire , potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio. << Siate preparati >> così, a vivere felici e a morire felici. Mantenete la vostra Promessa di Scouts, anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo. 

Il vostro amico.
Baden Powell of Gilwell

IL MESSAGGIO DELL'AGESCI:
"Il 2012 è l'ultimo anno dei festeggiamenti del Centenario del guidismo e dello scautismo femminile: la nostra Associazione è stata coinvolta nelle iniziative legate alla ricorrenza assieme a tutte le organizzazioni appartenenti al movimento mondiale WAGGGS. Nell'arco di tre anni, i temi educativi proposti sono sempre stati legati agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, che riguardano tutti i Paesi, non solo quelli in via di sviluppo. La proposta è stata ed è: fornire spunti e strumenti per l'educazione dei giovani, per cambiare gli stili di vita individuali; un invito ad agire nel locale per avere effetti significativi sul mondo globale. Temi comuni a milioni di guide e scout nel mondo ci hanno accompagnato soprattutto durante il Thinking Day, momento privilegiato della condivisione internazionale dei valori dello scautismo e del guidismo. In questi anni abbiamo puntato soprattutto sull'azione concreta e sul senso di cittadinanza, convinti che guide e scout debbano essere ragazze e ragazzi autonomi, solidali, responsabili, impegnati. L'attenzione alla dimensione femminile nel nostro movimento ha consentito, infine, di allargare i nostri orizzonti al ruolo delle donne nella società e al loro impegno, non sempre facile, nel mondo contemporaneo. A questo proposito vorremmo dedicare un pensiero a Rossella Urru, ventinovenne cooperante sarda di Samogheo, in provincia di Oristano, rapita lo scorso ottobre da un gruppo di terroristi in un campo di rifugiati Saharawi in Algeria. L'Agesci si unisce alla famiglia e agli amici di Rossella e invita le autorità italiane a fare tutto il possibile per arrivare, al più presto, alla sua liberazione.
 " L’augurio del Thinking Day  diventa dunque, ancora una volta, un impegno ad “essere”, prima ancora che a “dire” o “fare”, adoperandosi per “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”, sapendo reagire al pessimismo ed alla voglia di tirare i remi in barca", così concludono il loro messaggio la Capo Guida e il Capo Scout, i Presidenti e l'Assistente dell'AGESCI.

www.agesci.org