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venerdì 25 novembre 2016

IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E I GIOVANI

 “Vieni e vedrai. I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”

La lettera pastorale del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca

    





Il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, nella sua lettera pastorale “Vieni e vedrai. I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, del 4 novembre 2016, propone delle riflessioni  e considerazioni che affrontano un tema centrale per la vita ecclesiale tanto da essere stato scelto da Papa come tema del prossimo Sinodo dei vescovi. La particolarità di tale testo è che Camisasca da anni guida giovani alla scoperta che la vita è vocazione e quindi scrive per esperienza e riflessione su quanti ha accompagnato per decenni. Di seguito alcune espressioni della lettera pastorale offerte come invito a leggerla integralmente.

Le diverse vocazioni nella Chiesa hanno un unico scopo: delineare il nostro volto personale e, nello stesso tempo, indicare la modalità concreta con cui ciascuno di noi partecipa alla costruzione dell’unico Corpo di Cristo.

Ma la voce di Dio, non avendo di per sé bisogno di alcuna mediazione umana per arrivare a noi, ha scelto come via ordinaria di raggiungerci attraverso altri uomini. La sua proposta arriva al ragazzo, all’adolescente, al giovane, attraverso la sua famiglia, attraverso la vita e la testimonianza di altri sacerdoti, attraverso altri giovani, amici, compagni di strada. Una vocazione matura in tanti incontri e rivela spesso la vivacità o l’aridità di una comunità cristiana.
La riduzione delle vocazioni al presbiterato chiama dunque in causa la vita cristiana delle famiglie, delle comunità giovanili parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti e il metodo della loro trasmissione della fede.


Sono sicuro che una vocazione nasce quando la persona comincia a percepire un significato unitario per tutta la sua vita. Qual è, dunque, il più grande ostacolo, una delle maggiori difficoltà per lo sviluppo di un’autentica vocazione cristiana? È il cristianesimo presentato in modo parziale e individualistico.
Una visione settoriale del cristianesimo, ridotto a finalità di preghiera, osservanza di comandamenti, finalità sociali o altro, impedisce alla persona di scoprire e di gustare il cambiamento nelle vita operato dall’incontro con Gesù e rende impossibile al fondo una vera donazione di sé. È dall’interno della vita che emerge la voce di Dio che chiama, Per questo è necessario aiutare i ragazzi a vivere con profondità le loro esperienze, a verificare dentro le occasioni della loro esistenza la convenienza umana della sequela di Gesù.

Il rapporto personale non è sufficiente e non è neppure il punto di partenza. Il ragazzo, il giovane, deve scoprire una comunità. Non un luogo che lo allontani dalla vita, dove trovi soltanto discorsi o attività, ma una comunione di persone nata attorno ad adulti innamorati di Gesù, dove i ragazzi possano scoprire e verificare personalmente la visione della vita portata dalla fede cristiana. Dove possano imparare la carità, strada fondamentale della conoscenza di sé stessi e di Dio, dove possano scoprire la preghiera e il silenzio, la gioia della missione e della testimonianza a Cristo, ma anche la bellezza della musica, dell’arte, della cultura, della storia… strade che ci portano a Cristo e che da lui ci portano all’uomo.

L’avventura che abbiamo descritto consiste innanzitutto nell’aiutare i ragazzi a scoprire il senso religioso nella propria vita. In ogni incontro, in ogni persona, in ogni cosa possiamo vivere un’apertura verso l’Infinito, verso quel volto e quella voce da cui vengono il mondo e la storia. In questo modo, accenderemo nei nostri interlocutori quello stupore e quello sguardo che sanno riconoscere dietro le cose la Presenza che chiama. La Presenza che si fa strada attraverso i desideri che lei stessa ha posto nel nostro cuore, attraverso tanti incontri, attraverso i bisogni della gente e della Chiesa. Fondamentale, ancora una volta, è la presenza di adulti che aiutino i ragazzi a scoprire l’unità della loro vita.

È necessaria un’autorità esterna a sé con cui guardare alla propria esistenza, affrancandosi dalla volubilità dei propri stati d’animo. Anche l’oggettività della liturgia e dei sacramenti aiuterà i giovani in un tale cammino. La vita ordinaria acquista così una straordinarietà che non deriva dalla grandezza delle cose che accadono o si fanno, ma da Colui che abita le nostre ore.




martedì 26 aprile 2016

RENDETE PIENA LA VOSTRA GIOIA

Papa Francesco: 

LA FELICITA’
 NON E’ UN APP

Cari ragazzi e ragazze, la vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una ‘app’ che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa”. Papa Francesco prosegue il filone di metafore ‘tecnologiche’ parlando ai circa 100mila giovani – in aumento rispetto a ieri – venuti da tutta Italia a Roma per celebrare il Giubileo dei Ragazzi e delle Ragazze, riuniti oggi in piazza San Pietro per la Messa con il Pontefice.

Nel suo videomessaggio di ieri per la grande festa allo Stadio Olimpico, Bergoglio spiegava infatti che “una vita senza Gesù è come se non ci fosse campo” al cellulare. E oggi, parlando del “grande desiderio di libertà” che si assapora negli anni giovanili, ribadisce il concetto spiegando che solo in Cristo è possibile trovare quella pienezza che nessun altra persona o cosa può dare.

Per questo il Pontefice, durante la sua appassionata omelia, esorta i giovani a non accontentarsi della “mediocrità”, di “vivacchiare stando comodi e seduti”. “Non fidatevi – ammonisce – di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda”.

È vero, osserva il Santo Padre, che “alla vostra età emerge in voi in modo nuovo anche il desiderio di affezionarvi e di ricevere affetto”. A questa si accompagna “la tentazione di inquinare l’affetto con la pretesa istintiva di prendere, di ‘avere’ quello che piace…”. Ma questo “è egoismo”; una tendenza che “la cultura consumistica rafforza”.

“Ogni cosa – spiega infatti il Papa – se la si stringe troppo, si sciupa, si rovina: poi si rimane delusi, con il vuoto dentro”. Invece il Signore, “se ascoltate la sua voce, vi rivelerà il segreto della tenerezza: prendersi cura dell’altra persona, che vuol dire rispettarla, custodirla e aspettarla”.

Questa “è la concretezza della tenerezza e dell’amore”: “Il Signore – assicura il Santo Padre – se andate alla sua scuola, vi insegnerà a rendere più belli anche l’affetto e la tenerezza. Vi metterà nel cuore un’intenzione buona, quella di voler bene senza possedere, di amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere. Perché l’amore è libero! Non c’è vero amore che non sia libero! Quella libertà che il Signore ci lascia quando ci ama. Lui è sempre vicino a noi”.

Una libertà, quella di Dio, ben diversa da quella propinata dal mondo: “Molti vi diranno che essere liberi significa fare quello che si vuole. Ma qui bisogna saper dire dei no”, incoraggia Papa Francesco, perché “se tu non sai dire di no, non sei libero”. Libero è infatti “chi sa dire sì e sa dire no. La libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene. No, non è vero. La libertà, invece, è il dono di poter scegliere il bene: questa è libertà”.

Libero è dunque “chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso, non è facile”. “Ma io – afferma Bergoglio -credo che voi giovani non abbiate paura delle fatiche, siete coraggiosi! Solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Scelte coraggiose e forti”.

Una di queste è “imparare ad amare” e l’amore è una “grande responsabilità”; al contempo “è la carta d’identità del cristiano, l’unico ‘documento’ valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù”. “Volete accogliere l’invito di Gesù a essere suoi discepoli?”, domanda il Vescovo di Roma alla piazza stracolma, “volete essere suoi amici fedeli? Il vero amico di Gesù si distingue essenzialmente per l’amore concreto; non l’amore ‘nelle nuvole’, no, l’amore concreto che risplende nella sua vita”, non quello delle “telenovelas” o di “un teleromanzo”.

“Volete vivere questo amore che Lui ci dona?”, insiste a braccio Francesco, “volete o non volete? Cerchiamo allora di metterci alla sua scuola, che è una scuola di vita per imparare ad amare”. E questo “è un lavoro di tutti i giorni”, oltre che “la via per essere felici”.

Sicuramente “non è facile”, ammette il Papa, “è impegnativo, costa fatica. Pensiamo, ad esempio, a quando riceviamo un regalo: questo ci rende felici, ma per preparare quel regalo delle persone generose hanno dedicato tempo e impegno, e così, regalandoci qualcosa, ci hanno donato anche un po’ di loro stesse, qualcosa di cui hanno saputo privarsi”. Questa, però, è la “concretezza dell’amore”: donare “non solo qualcosa di materiale, ma qualcosa di sé stessi, il proprio tempo, la propria amicizia, le proprie capacità”.

In questo senso, il Signore “è invincibile in generosità. Riceviamo da Lui tanti doni, e ogni giorno dovremmo ringraziarlo…”, dice il Papa. Quotidianamente Egli  “ci dona la sua amicizia fedele, che non ci toglierà mai. È l’amico per sempre, il Signore. Anche se tu lo deludi e ti allontani da Lui, Gesù continua a volerti bene e a starti vicino, a credere in te più di quanto tu creda in te stesso”.  E, come fece con i suoi giovani discepoli, “ti guarda negli occhi e ti chiama a seguirlo, a ‘prendere il largo’ e a ‘gettare le reti’ fidandosi della sua parola, cioè a mettere in gioco i tuoi talenti nella vita, insieme con Lui, senza paura. Gesù ti aspetta pazientemente, attende una risposta, attende il tuo ‘sì’”.

“Guai allora – esclama Francesco – ai giovani che non sanno sognare, che non osano sognare! Se un giovane, alla vostra età, non è capace di sognare, già se n’è andato in pensione, non serve. L’amore si nutre di fiducia, di rispetto, di perdono. L’amore non si realizza perché ne parliamo, ma quando lo viviamo: non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica!”.

E quando amare sembra “pesante”, quando “è difficile dire di no a quello che è sbagliato, guardate la croce di Gesù abbracciatela e non lasciate la sua mano, che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete”. Nella vita, infatti, “sempre si cade”, perché “siamo peccatori, siamo deboli”. Ma c’è la mano di Gesù che ci risolleva, che ci rialza”. “Gesù ci vuole in piedi!”. rimarca Francesco.


E conclude il Papa esortando ad “avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù”,  una mano che “tante volte viene dalla mano di un amico, dalla mano dei genitori, dalla mano di quelli che ci accompagnano nella vita”. “Alzatevi!”, ripete, “Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!”. In un certo senso è come un allenamento fisico: “Fate come i campioni sportivi, che raggiungono alti traguardi allenandosi con umiltà e duramente ogni giorno”, dice il Pontefice. “Il vostro programma quotidiano siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù. Così avrete la carta d’identità di cristiani. E vi assicuro: la vostra gioia sarà piena.”

www.zenit.org

sabato 15 agosto 2015

BUON FERRAGOSTO

Un pensiero per un Buon FERRAGOSTO
e una Buona Festa dell’Assunta.


La nostra forza sta nella capacità di leggere gli eventi in cui si è coinvolti e reagire ad essi in modo
da mantenere vivi i valori primari ed elementari dell’esistenza,
così da salvare dall'asservimento del potere, diventato violenza ….
le condizioni stesse della convivenza sociale, dell’agire morale, delle speranze di fede!
(don G. Stoppiglia)

Carissimi è indubbio che c’è nel mondo una crisi di solidarietà.
Palarne può sembrare un luogo comune, si tratta però di un’amara verità che,
per un verso o per l’altro, riguarda tutti.

Solo chi mette a repentaglio il proprio spazio e ne fa terreno aperto,
indifeso, senza confini e senza poteri consolidati ...
solo chi riesce in questa provocazione continua di se stesso fino a soffrire di qualsiasi luogo chiuso, di rapporti ripiegati a reciproco interesse, di coltivazioni del proprio orticello ...
solo chi ha il cuore leggero e non ha fretta di ritornare nella propria casa
e non teme il buio della sera...
solo questi, può salire la montagna a scorgere al di là “terre nuove”.

Mai come prima d’ora, siamo chiamati a camminare assieme, anche se la strada è in salita,
in percorsi di educazione al cambiamento, in percorsi di nuova UMANITÀ’,
ritrovando in GESÙ’ CRISTO UN NUOVO UMANESIMO.

Come nell'avvenimento evangelico, ognuno di noi può avere con se,
i cinque pani e i due pesci, per sfamare moltitudini.

Ma non possiamo riservare quanto abbiamo solo a noi stessi
o ai pochi con cui si giudica di poterli dividere.

Nella fiducia si possono calare di nuovo le reti della speranza,
la fiducia che ci siano braccia pronte come le nostre a tirarle fin sull'altra riva:
l’approdo di un’umanità ritrovata!

Buon Ferragosto… Sonia


sabato 11 febbraio 2012

GESU' E I GIOVANI

Gesù interessa i giovani d'oggi?
Al dibattito  del Progetto culturale sui giovani- che si conclude oggi-  la questione del rapporto tra Vangelo e nuove generazioni ha fatto emergere diverse posizioni, tra loro correlate.
Attenzione è stata posta anche al mondo degli adulti, perchè è proprio questa fascia d'età che deve assumersi le responsabilità dell'educazione.

Leggi: SE GESU' RIMETTE I JEANS 
       LA GENERAZIONE INQUIETA - Intervista a don Matteo