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sabato 1 agosto 2015

CHE LE VACANZE SIANO BUONE!

VACANZA …
 un tempo per svuotarsi dall’effimero e riempirsi del duraturo

 Non c’è dubbio che l’ideale di vacanza è quello di evadere dalla rete del quotidiano, recuperando il tempo del disimpiego, per evadere (se possibile) dall’obbligo.
 La parola vacanza non ha una bella etimologia, proviene dal verbo latino “vacare”, nel suo significato di vuoto, di ozio. L'aggettivo “vacus”, infatti, distingue una persona senza preoccupazioni, senza amore, quasi indifferente. La vacanza, molto spesso, è proprio così, avvolta nell'indifferenza: si guarda a se stessi, senza pensiero per tutto ciò che succede attorno.
 Ma vorremmo dare un significato diverso “allo svuotarsi”, che non è dall’impegno o dalla responsabilità, ma esattamente al contrario; è recuperare lo spazio del tempo interiore per stare con noi stessi, riscoprire  la dimensione del CUORE; che nella cultura biblica non è un muscolo e neanche il luogo metaforico dell’innamoramento, ma il cuore è la coscienza, è il centro della persona, il  luogo della libertà e dell’intimità, dove tutte le nostre facoltà si incontrano nella libertà di scelta.
 Vacanza in questo senso rende bello quello che facciamo, uno svuotarsi dall’effimero per riempirsi del duraturo, un allontanarsi dall’apparenza per gustare fino in fondo il sapore della sostanza, una sostanza che può essere illuminata dalla luce della verità e dell’amore. Vacanza diventa quindi ritrovare il gusto del fermarsi a riflettere … ritrovando il coraggio di pensare, per aprirci ad un dialogo profondo con l’altro e con l’Alterità.
 Benediciamo quindi questo tempo, e giunga a tutti voi una benedizione antica. Questa Benedizione è  racchiusa in una Poesia, che viene da una voce sconosciuta dalle “terre di Nairi”, dal paese d’Armenia, l’antico altopiano sotto il monte Ararat, dove secondo la leggenda si posò l’arca di Noè.
E’ un canto di saggezza, parole di un dotto e dolce contadino-veggente che fu un grande poeta, e fu ucciso a trent’anni, nel fiore del suo genio.
ANTASDAN
(Benedizione per i campi dei quattro angoli del mondo)

Nelle plaghe d’Oriente sia pace sulla terra…..
non più sangue, ma sudore irrori le vene dei campi,
e al tocco della campana di ogni paese sia un canto di benedizione.
Nelle plaghe dell’Occidente sia fertilità sulla terra….
Che da ogni stella sgorghi la rugiada e ogni spiga si fonda in oro,
e quando gli agnelli pascoleranno sul monte germoglino e fioriscano le zolle.
Nelle plaghe dell’Aquilone sia pienezza sulla terra…..
Che nel mare d’oro del grano nuoti la falce senza posa,
e quando i granai s’apriranno al frumento si espanda la gioia.
Nelle plaghe del Meridione sia ricca di frutti la terra….
Fiorisca il miele degli alveari, trabocchi dalle coppe il vino,
e quando le spose impasteranno il pane buono sia il canto dell’amore.

Pubblicata nel 1914 in R. Zartarian, Meghaked (libro di letture per le scuole medie). Traduzione di Boghos Levon Zekiya.


Messaggio della presidenza del MASCI

domenica 10 agosto 2014

SULLE STRADE DEL CORAGGIO- La telefonata del Papa e l'omelia del Card. Bagnasco alla Route nazionale RS

PAPA FRANCESCO TELEFONA
 AGLI SCOUT

“Saluto tutti voi, cordialmente. E sono felice di questo vostro raduno. Mi spiace di non essere potuto venire, ma vi accompagno da qua, con molto affetto. Vi auguro che queste strade di coraggio, che sono diritte al futuro, siano per voi un grande bene. Coraggio! Questa è una virtù e un atteggiamento dei giovani. Il mondo ha bisogno di giovani coraggiosi, non timorosi. Di giovani che si muovano sulle strade e non che siano fermi: con i giovani fermi non andiamo avanti! Di giovani che sempre abbiano un orizzonte per andare e non giovani che vanno in pensione! E’ triste! E’ triste guardare un giovane in pensione. No, il giovane deve andare avanti con questa strada di coraggio. Avanti voi! Questa sarà la vostra vittoria, il vostro lavoro per aiutare a cambiare questo mondo, a farlo molto migliore. So che avete riflettuto sull'Apocalisse, pensando alla Città Nuova. Questo è il vostro compito:  fare una città nuovaSempre avanti con una città nuova: con la verità, la bontà, la bellezza che il Signore ci ha dato.
Cari giovani, cari ragazzi e ragazze vi saluto di qua e vi auguro il meglio. Non abbiate paura, non lasciatevi rubare la speranza. La vita è vostra! E’ vostra per farla fiorire, per dare frutti a tutti. L’umanità ci guarda e guarda anche a voi in questa strada di coraggio. E ricordatevi: la pensione arriva a 65 anni! Un giovane non deve andare in pensione, mai! Deve andare con coraggio avanti.
Prego per voi e chiedo al Signore che vi dia la benedizione.
Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
E, per favore, vi chiedo di pregare per me”.

 L'OMELIA DEL CARDINALE BAGNASCO

“Cari Amici, venire tra voi è come tornare a casa! Vi porto anche la gratitudine e la stima dei Vescovi italiani. Siamo tutti segnati dalla strada, esperienza che riassume le stagioni della vita. Mi rallegro del percorso educativo – adorazione, catechesi, riconciliazione – che avete fatto in preparazione alla Route Nazionale”.
Così si è espresso il Card. Angelo Bagnasco nel presiedere  la S. Messa a conclusione della Route Nazionale dell’Agesci. Vi hanno preso parte 30 mila scout, riuniti nel parco di San Rossore.
Il Cardinale Presidente ha declinato il coraggio – “questa magica e umanissima parola, che Gesù ha usato per spronare la sua “squadriglia” apostolica – in tre direzioni: il coraggio di essere liberi, il coraggio di amare e il coraggio di essere cristiani.

martedì 5 agosto 2014

CERCASI INTRAPRENDENZA ... PER ANDARE VERSO IL DOMANI

ALI PER VOLARE

Stupisce la fresca energia di Papa Francesco, nonostante la sua non giovane età.  Assume iniziative, anche al di là dei tradizionali e consolidati schemi protocollari;   ha il coraggio di osare, mette a rischio la sua stessa vita. L’intraprendenza del Sommo Pontefice non è episodica, frutto del desiderio di apparire o di temporanee agitazioni.  Essa proviene da un chiaro progetto di vita, maturato sin da giovane, che dà al Papa il coraggio e la capacità di gestire uno dei ruoli più significativi del mondo,  facendolo diventare uno degli uomini più apprezzati a livello universale. Egli sa trattare alla pari con autorevoli capi di Stato e con poveri barboni, con credenti e non credenti. Non ama perdersi in chiacchiere, ma cerca sempre di andare al sodo.
Questa energia travolgente meraviglia anche gli stretti collaboratori del Papa. Sin dal primo mattino viene opportunamente nutrita e sostenuta da spazi di riflessione e di preghiera. E’ caratterizzata da viva fede, intelligenza, creatività, capacità di guardare oltre, in alto, nel profondo e lontano,  perenne interrogarsi per trovare percorsi idonei alla risoluzione dei numerosi problemi presenti nell'uomo e nel mondo d’oggi. Le sue parole, oltre ad incarnarsi nella realtà quotidiana, indicano con semplicità e con chiarezza  vie nuove e strategie d’intervento.
Papa Francesco ha molto da insegnare sia all’uomo di strada sia al potente di turno, sia al giovane sia all’anziano. Non sta, come tanti suoi coetanei, seduto in panchina, ad osservar chi passa e a parlar del tempo che fu, dei  guai propri o del malaffare altrui, nella sterile attesa di ciò che accadrà.
L’attuale società ha bisogno di questi “profeti” e maestri, capaci di scuotere il nostro quotidiano torpore. Giovani ed adulti abbiamo urgente necessità di divenire intraprendenti. L’intraprendenza è un modo di essere che matura, o si ostacola, sin dalla nascita. Ogni persona nasce con le “ali”, che possono essere aiutate a svilupparsi o essere tarpate. Già nel bambino c’è il desidero innato di correre, esplorare, sperimentare, darsi da fare, interrogarsi ed interrogare. Ogni nascita è, infatti, un’apertura al nuovo sole, un sole che riscalda e dà energia. Talvolta, purtroppo, sin dall’infanzia, invece di sperimentare il calore e l'energia del vivere umano, si è costretti a vivere nella tiepidezza e nella noia e tante inutili paure (o fisime?), specialmente degli adulti, creano persone sterili, paurose, talvolta arroganti. La grave crisi occupazionale - frutto dei grandi cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo, ma anche di scelte sbagliate e talora di malaffare, nonché di corta visione – non si risolverà facilmente. Perciò a livello personale e sociale occorre mutare modi di essere e di fare, maturare responsabilità e stili idonei ad affrontare il futuro ed a costruire il bene comune. E’ vero, non sempre è facile essere intraprendenti; la volontà di tanti giovani si scontra con la dura realtà, ci sono mille occasioni d’insuccesso e scoraggiamento. Rispetto ai nostri giovani, che in gran parte vivono in ambienti protetti ed assistiti, sviluppano maggiore intraprendenza ed hanno maggiore fecondità fisica ed intellettuale le migliaia di stranieri che, in mezzo a mille pericoli e vessazioni, arrivano quotidianamente, stremati,  alle nostre coste, pronti a far di tutto per sopravvivere.
Il futuro nostro e del mondo è stato, è e sarà in mano alle persone intraprendenti. Speriamo che ogni forma d’intraprendenza sia sempre legata all’onestà e al comune impegno per costruire ciò che è veramente buono per l’uomo e per la società. L’intraprendenza, per non essere un vano ed estemporaneo agitarsi, deve essere supportata – sia a livello personale sia istituzionale – da solidi ideali, dal coraggio di osare, dalla fiducia in se stessi e negli altri, dall’ottimismo, dalla capacità di gestire i rischi e gli imprevisti, dalla competenza, dal saper guardare con speranza verso il futuro. Non è intraprendenza lo stupido e folle “coraggio” dell’intontirsi di alcool e di droghe esercitato nelle insonni notti della nostra società, ma il coraggio di volare in alto, facendo del proprio meglio per realizzarsi pienamente e per far vivere bene persone ed istituzioni. Mi riferisco anzitutto alla qualità della vita, a quel ben-essere fisico e spirituale, non strettamente connesso alla quantità di denaro posseduto.
Quale spazio c’è nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità ed istituzioni per maturare percorsi di intraprendenza e di vero ben-essere? I nostri ragazzi, le nostre famiglie, le nostre istituzioni respirano aria di coraggio o di paura? di generoso impegno o di sterile passività’? di assistenzialismo o di attivo protagonismo? di sfiducia e diffidenza o di fiducia e apertura? La vera intraprendenza si avvale della preziosa cooperazione tra giovani ed anziani, della feconda interazione tra esperienza ed utopia, del generoso impegno personale e sociale, del quotidiano darsi da fare per essere utili a se stessi e agli altri. Essa non produce denaro facile, ma favorisce l’acquisizione di un forte carattere e di abitudini e competenze spendibili nell'arco  di tutta la vita.
E’ ben noto che il costante impegno – sin da piccoli - nelle associazioni e nelle molteplici attività di vero ed attivo volontariato favorisce lo sviluppo di capacità imprenditoriali. Tale generoso impegno sociale si è dimostrato una buona strada per conquistare quel successo che garantisce qualità di vita e gioia di vivere, una gioia che spinge a far del proprio meglio e che si sparge attorno a noi, dando luce e calore all’ambiente in cui viviamo. Grandi sfide attendono noi, le nostre istituzioni, le nazioni. Nessuno stia a guardare, aspettando un treno che forse tarderà a passare;  non vale la pena scoraggiarsi o piangersi addosso o imprecare contro il potente di turno. E’ opportuno, dunque, darsi da fare, mettersi in cammino. Solo chi cammina raggiunge una meta. Per volare occorre avere ali leggere e una buona meta ove andare, mirare verso l’alto e lontano e sapersi orientare e riorientare, superando ogni paura. Un antico proverbio siciliano dice che “cu nesci arrinesci”, “chi va fuori fa fortuna”. Non è tanto l’andar lontano dalla propria terra, ma anzitutto il  saper uscire dal chiuso di se stessi, dalla gabbia delle cattive abitudini, dal torpore dell’ignavia e della mediocrità, dalle nebbie della disperazione, dalle sterpaglie dell’arroganza, dai letamai del pettegolezzo, per mettersi in cammino – singole persone ed istituzioni - verso ciò che è buono, bello e vero. Il futuro avanza, non possiamo stare alla finestra.
                                                                                                                                   

                                                                                                                                  Giovanni Perrone

giovedì 31 luglio 2014

OLTRE 30 MILA SCOLTE E ROVERS IN MARCIA VERSO SAN ROSSORE - I servizi di TV2000


IN PARTENZA PER LA ROUTE NAZIONALE
"BUONA STRADA, FRATELLI!
IL VOSTRO CORAGGIO TRACCI SENTIERI DI                                                                         GIUSTIZIA E DI PACE!
Il diario a piedi degli scout su Tv2000
Dal 1° al 5 agosto in diretta dalla marcia che condurrà gli scout dell'Agesci verso il raduno nazionale di San Rossore
- In strada accanto agli scout che da ogni angolo d’Italia si metteranno in cammino per raggiungere il campo di San Rossore. Tv2000 lo farà dal 1° al 5 agosto per raccontare le storie e le emozioni vissute dei ragazzi che parteciperanno alla Route nazionale dell’Agesci. 
Le immagini raccolte da Tv2000 lungo gli itinerari che, da nord a sud, porteranno in Toscana circa 30 mila scout verranno mandate in onda, ogni giorno, in uno spazio appositamente dedicato all’evento.
I ragazzi che parteciperanno alla Route potranno raccontare tappa dopo tappa l’esperienza del cammino utilizzando la casella di posta elettronica onewayroute@tv2000.it; impressioni, emozioni, pensieri e commenti potranno inoltre essere condivisi in tempo reale sulla pagina Facebook ufficiale di Tv2000.
Gli spunti ricevuti e le immagini dei momenti più belli della Route, dei paesaggi attraversati, dei volti incontrati lungo il cammino diventeranno, con la regia di Andrea Salvadore, un docufilm che Tv2000 manderà in onda a settembre. Sempre in autunno l’emittente proporrà un documentario di Maria Martinelli che, seguendo da vicino alcuni scout, racconterà la preparazione alla Route e quel susseguirsi di paure, aspirazioni e speranze che li accompagnerà lungo il tragitto fino al campo di San Rossore.
Tv2000 resterà tra gli scout anche nei giorni di San Rossore (6 - 10 agosto), il campo che accoglierà in un unico raduno i gruppi provenienti dalle diverse regioni.
Tre sono gli eventi che l’emittente trasmetterà dalla “città delle tende”: giovedì 7 agosto alle 21.00, in differita, la cerimonia inaugurale; sabato 9 agosto, in prima serata, diretta di “Battiti di coraggio”, serata condotta da Federico Taddia con musica, racconti e testimonianze dedicate al tema del coraggio di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo; domenica 10 agosto, alle 9.00, celebrazione in diretta della Santa Messa e cerimonia di chiusura del campo.

lunedì 21 luglio 2014

CI VUOL FORZA O CORAGGIO?

Dalla forza del leone al coraggio di avere paura
Conoscete questo gioco? E se mio nonno fosse un albero? Che tipo di albero sarebbe? Una quercia? Un pioppo? E se la forza fosse un animale? Che animale sarebbe? Troviamo la risposta nell’arte: quando si vuole dare una figura alla forza la si rappresenta nelle fattezze di un leone. A Venezia, per esempio, troviamo figure di leoni dappertutto: scolpite in statue, intagliate in rilievi, dipinte su tele e affreschi. Il leone è il re degli animali, quasi il “Giove degli animali”, così potente con le le sue zanne e i suoi artigli che quasi tutte le fiere lo temono e lo fuggono.
Troviamo un leone nel Nuovo Testamento. Nella sua prima lettera San Pietro ci mette in guardia contro le insidie demoniache con queste parole: “Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (1 Pietro 5, 8-9). Il leone è simbolo di forza ma anche simbolo del male e persino del demonio.. E San Pietro ci incoraggia affermando che è possibile combatterlo con “la forza della fede”.
Osserviamo un altro simbolo, questa volta un modello pagano, si tratta della carta di un Tarocco che rappresenta la Forza: mostra una donna che doma un leone trattenendolo per le fauci, aprendogli da dietro la grande gola. Questo simbolo del coraggio e della forza, associata a un principio femminile, ci indica che è dalla padronanza di se stessa e dal controllo delle proprie energie che si può attingere la vera forza.
E infine un terzo esempio tratto dalla letteratura francese; si tratta dei Dialoghi delle Carmelitane, l’unica opera teatrale dello scrittore Georges Bernanos. La storia è ambientata agli albori della rivoluzione francese. La protagonista è Blanche de la Force, (della Forza, in italiano) una giovane aristocratica, segnata fin dalla nascita da un profondo senso di paura, e che decide di rifugiarsi sul Carmelo.
Ma il monastero non sarà per lei un rifugio, al contrario: le lotte dei rivoluzionari agiscono in lei come una sorta di meccanismo rivelatore e le fanno attraversare e vincere la sua paura. Divenuta novizia, Blanche de la Force vive gli ultimi giorni della sua comunità: quando un drappello di rivoluzionari irrompe nel convento, Blanche riesce a fuggire. Gli ordini religiosi sono soppressi e le religiose condannate a morte. Cosa che porta Blanche de la Force a dire tra sé e sé: “Chi non è mai stato preso da questa paura, questo terrore che sonnecchia latente nel più profondo dell’essere?”.
Sola e abbandonata, Blanche de La Force si ritrova sulla piazza della Rivoluzione, lei, che era stata giudicata da tutte come un tipo pauroso, una donna fragile e debole. Quando Blanche de la Force vede le sue consorelle salire al patibolo, improvvisamente si fa avanti per unirsi a loro sul luogo del supplizio, intonando con voce chiara e risoluta il Veni Creator: “Gloria al Padre, al Figlio resuscitato dai morti, allo Spirito Consolatore, ora e nei secoli dei secoli”.
Dalla paura alla forza, dalla forza alla paura, si può dire che questo è l’argomento centrale dell’opera. Georges Bernanos aveva infatti scritto come epigrafe all’inizio del componimento: “Sotto un certo aspetto, vedete, anche la paura è figlia di Dio, riscattata la notte del Venerdì Santo. Non è bella a vedersi, no! […]. Si trova al capezzale di ogni agonia, la paura intercede per l’uomo”.
Questi tre esempi ci mostrano la complessità di questa energia vitale. Esiste, per così dire, la forza allo stato “bruto” e selvaggio, e la forza allo stato “delicato” e purificato. La posta in gioco di tutta una vita sarà l’iniziazione a questo passaggio: il passaggio dalla violenza non dominata e distruttrice che ci abita, alla forza controllata e domata, che diviene fonte di energia creativa, per vivere e nascere alla vita di lassù. .........

 continua: IL DONO DELLA FORTEZZA

domenica 8 giugno 2014

I DONI DELLO SPIRITO SANTO

8 GIUGNO - DOMENICA DI PENTECOSTE  
IL CORAGGIO DI TESTIMONIARE 
L'AMORE DI DIO

          "Un elemento fondamentale della Pentecoste è la sorpresa. Il nostro Dio è il Dio delle sorprese, lo sappiamo. Nessuno si aspettava più nulla dai discepoli: dopo la morte di Gesù erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti orfani del loro Maestro.
         Invece si verifica un evento inatteso che suscita meraviglia: la gente rimane turbata perché ciascuno udiva i discepoli parlare nella propria lingua, raccontando le grandi opere di Dio (cfr At 2,6-7.11).   
          La Chiesa che nasce a Pentecoste è una comunità che suscita stupore perché, con la forza che le viene da Dio, annuncia un messaggio nuovo – la Risurrezione di Cristo – con un linguaggio nuovo – quello universale dell’amore. 
       Un annuncio nuovo: Cristo è vivo, è risorto; un linguaggio nuovo: il linguaggio dell’amore. I discepoli sono rivestiti di potenza dall’alto e parlano con coraggio - pochi minuti prima erano tutti codardi, ma adesso parlano con coraggio e franchezza, con la libertà dello Spirito Santo" .    Papa Francesco

venerdì 4 aprile 2014

CORAGGIO CERCASI!

                 
CI VUOL CORAGGIO!                                                            
                 
Quante sciocchezze e quante azioni sconsiderate si compiono per dimostrare a se stessi e agli altri di avere coraggio. Quanti ragazzi (e non solo) restano quotidianamente vittime di “prove di coraggio”! Il coraggio è una cosa seria, non azione improvvisata, avventata e folle, da ostentare per farsi belli di fronte agli altri!
Il termine coraggio deriva dal latino “cor habeo – avere cuore”. Non è questione di muscoli, ma di cuore. “Mi sta a cuore”, perciò sono disponibile a spendermi totalmente per ottenere buoni risultati”. L’annuale ricorrenza pasquale esalta il grande coraggio di chi ha saputo immolare la propria vita per salvare gli altri.
Aver coraggio non vuol dire non aver paura, ma riconoscere che c’è qualcosa di più importante della paura. “E’ normale che esista la paura, diceva Paolo Borsellino, l’importante  è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.

Il coraggio non è la stupida ed incosciente ricerca del pericolo o della follia del momento. Il rischio fa parte della vita, non possiamo evitarlo. Lo stesso nascere è rischioso, come l’imparare a camminare. Il problema sta nel saper valutare e gestire responsabilmente il rischio imprevisto o necessario, nell’acquisire le competenze opportune, nel possedere il senso del limite ma anche la voglia di volare in alto per fare sempre meglio. E’ questione di educazione! Buon educatore (genitore o insegnante) non è chi educa alla paura, all’inoperosa quiete e alla noia esistenziale, ma chi sa educare a vivere con coraggio, ad assumere e gestire quelle iniziative e quei rischi necessari ad una vita buona, piena ed attiva. E’ colui che sa vivere e sa far vivere avventure significative che aiutino a maturare. Infatti, scrive Coelho, “il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”.

Quali idee e quali sogni, però? Quelli dell’autodistruzione? Quelli del far danno a se stessi o agli altri? Quelli dell’alienazione? Quelli del vuoto vivere? Il vero coraggio è fecondo ed intraprendente, non arrogante, sterile ed autoreferente. Non è qualcosa che si manifesta quando capita, ma uno stile di vita che si apprende sin dalla nascita. Purtroppo, talora, siamo guidati dalla paura, dal prioritario ed angoscioso imperativo del “purché non succeda niente!”. Gli stessi genitori, sovente sono angosciati da mille paure, non sempre razionali, pronti a scoraggiare piuttosto che ad orientare e ad incoraggiare.  Capita un incidente in un viaggio scolastico? E’ più facile dire ‘Basta ai viaggi!’ che promuovere interventi educativi che possano evitare eventuali pericoli.  Sappiamo però che, purtroppo, non tutto è evitabile: se vuoi andare in automobile, devi essere consapevole che potrà capitare qualche incidente (per colpa tua o altrui) e nel contempo guidare bene e responsabilmente perché succeda il minor danno possibile. Con la scusa di garantire sicurezza (cosa buona), quanta tiepidezza c’è in giro, anche negli ambienti educativi ed istituzionali! E’ una “tiepidezza” fortemente in contrasto con la bollente ed irruente voglia di vivere adolescenziale.  Chi dirige e chi giudica dovrebbe punire l’incapacità di aver coraggio e l’ignavia, incoraggiando e premiando il coraggio di intrapresa e la capacità di “rischiare per  ottenere il bene”.

Il coraggio, infatti, è concretezza e non virtualità; è la virtù del crescere e dell’agire, dello sperimentare e del camminare verso il buono, il bello e il vero; è la capacità d’interpretare il presente e di andare verso il futuro; di dire sì al bene e no al male. Esso non va confuso con la frenesia e la temerarietà né con l’ansia di mettersi in mostra, di umiliare o soggiogare l’altro. Per aver coraggio bisogna imparare a scegliere, aver fiducia, autostima, entusiasmo, prontezza e fermezza nell’agire, responsabilità, lungimiranza, coerenza, visione positiva della vita, capacità d’impegno e di costanza, anche quando il cielo è coperto di nuvole o qualcosa va storta.

Bisogna, però, saper dare il giusto nome ad ogni azione: Non è coraggio intontirsi con alcool o con  droghe: è stupidità! Non è coraggio umiliarsi e distruggersi con i vizi: è follia! Non è coraggio correre follemente o guidare in malo modo: è incoscienza! Non è coraggio danneggiare le cose altrui o il bene comune: è inciviltà! Non è coraggio far finta di lavorare o fare il meno possibile: è inettitudine! Non è coraggio ritenere di aver sempre ragione e non sapersi mettere in discussione: è arroganza! Non è coraggio minacciare gli altri o far loro violenza: è criminalità! Non è coraggio “farsi i fatti propri”: è irresponsabilità!  Non è coraggio comportarsi da mafioso, chiedere il pizzo, rubare, sopraffare: è delinquenza! Non è coraggio utilizzare a fini personali o dilapidare il pubblico denaro: è latrocinio! Non é coraggio “fregare lo Stato o il prossimo”, evadere le tasse o non rispettare le leggi: é illegalità! E così via.

Il coraggio ci fa subito pensare alle azioni mirabolanti, ai grandi uomini e alle grandi sfide. Possono essere di esempio e di stimolo.  Non possiamo, però, attendere, con le mani in mano, che arrivi la volta buona per mettere alla prova il nostro coraggio. Esso è una sfida continua per ciascuno di noi, grandi e piccoli, a vivere bene la meravigliosa avventura della vita. Perciò l’arte del coraggio va esercitata ogni giorno, orientata da valori e supportata da una competenza che cresce, da una responsabilità che matura, da una cittadinanza attiva, da una forte fede, dalla capacità di operare con e per gli altri al fine di costruire il bene comune. E’ il coraggio di fare sempre del proprio meglio, con intelligenza, con entusiasmo  e con generosità, con coerenza e viva testimonianza: il coraggio della quotidianità!                                                                                                                                                                                                                                                  Giovanni Perrone


giovedì 29 agosto 2013

SIATE CORAGGIOSI, ANDATE CONTROCORRENTE ... FATE RUMORE, ANDATE AVANTI CON I VALORI DELLA BELLEZZA, DELLA BONTÀ', DELLA VERITÀ'


AVETE DENTRO IL VOSTRO CUORE UNA PROMESSA DI SPERANZA 


                     "Perché a me piace stare con i giovani? Perché voi avete dentro il vostro cuore una promessa di speranza. Voi siete portatori di speranza. Voi, è vero, vivete nel presente, ma, guardando il futuro… voi siete artefici di futuro, artigiani di futuro. Poi - e questa è la vostra gioia - è una cosa bella andare verso il futuro, con le illusioni, con tante cose belle - ed è anche la vostra responsabilità. Diventare artigiani del futuro. Quando a me dicono: “Ma, Padre, che brutti tempi, questi… Guarda, non si può fare niente!”. Come non si può fare niente? E spiego che si può fare tanto! Ma quando un giovane mi dice: “Che brutti tempi, questi, Padre, non si può fare niente!” Mah! Lo mando dallo psichiatra! Perché, è vero, non si capisce! Non si capisce un giovane, un ragazzo, una ragazza, che non vogliano fare una cosa grande, scommettere su ideali grandi, grandi per il futuro. Poi faranno quello che possono, ma, la scommessa è per cose grandi e belle. E voi siete artigiani del futuro. Perché? Perché dentro di voi avete tre voglie: la voglia della bellezza. A voi piace la bellezza, e quando voi fate musica, fate teatro, fate pittura - cose di bellezza - voi state cercando quella bellezza, voi siete ricercatori di bellezza. Primo. Secondo: voi siete profeti di bontà. A voi piace la bontà, essere buoni. E questa bontà è contagiosa, aiuta tutti gli altri. E anche - terzo -, voi avete sete di verità: cercare la verità. “Ma, Padre, io ho la verità!”. Ma sbagli, perché la verità non si ha, non la portiamo, si incontra. E’ un incontro con la verità, che è Dio, ma bisogna cercarla. E queste tre voglie che voi avete nel cuore, dovete portarle avanti, al futuro, e fare il futuro con la bellezza, con la bontà e con la verità. Avete capito? Questa è la sfida: la vostra sfida. Ma se voi siete pigri, se voi siete tristi – è una cosa brutta, un giovane triste – se voi siete tristi… mah, quella bellezza non sarà bellezza, quella bontà non sarà bontà e quella verità sarà qualcosa… Pensate bene a questo: scommettere su un grande ideale, l’ideale di fare un mondo di bontà, bellezza e verità. Questo, voi potete farlo, voi avete il potere di farlo. Se voi non lo fate, è per pigrizia. Questo volevo dirvi, questo volevo dirvi.
                  Volevo dirvi questo, e dirvi: coraggio, andate avanti, fate rumore. Dove sono i giovani deve esserci rumore. Poi, si regolano le cose, ma l’illusione di un giovane è fare rumore sempre. Andate avanti! Nella vita ci saranno sempre persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Per favore, andate controcorrente. Siate coraggiosi, coraggiose: andare controcorrente. Mi dicono: “No, ma, questo, mah… prendi un po’ d’alcol, prendi un po’ di droga”. No! Andate controcorrente a questa civilizzazione che ci sta facendo tanto male. Capito, questo?                       Andare controcorrente; e questo significa fare rumore, andare avanti, ma con i valori della bellezza, della bontà e della verità. Questo volevo dirvi. Voglio augurare a voi tutto il bene, un bel lavoro, gioia nel cuore: giovani gioiosi! E per questo vorrei darvi la Benedizione. Ma prima, tutti insieme, pregheremo la Madonna che è la Madre della bellezza, la Madre della bontà e la Madre della verità, che ci dia questa grazia del coraggio, perché la Madonna era coraggiosa, aveva coraggio, questa donna! Era brava, brava, brava! Chiediamo a lei, che è in Cielo, che è la nostra Madre, che ci dia la grazia del coraggio per andare avanti e controcorrente. Tutti insieme, come siete, così, preghiamo un’Ave Maria alla Madonna". 
                       Papa Francesco ai giovani  (28 agosto 2013)

domenica 28 aprile 2013

GIOCATE LA VITA PER GRANDI IDEALI


 Giocate la vita per grandi ideali, giovani!

"....  Rimanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino! Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio! Non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura se rimaniamo uniti a Dio come i tralci sono uniti alla vite, se non perdiamo l’amicizia con Lui, se gli facciamo sempre più spazio nella nostra vita. Questo anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione e perdono al nostro peccato. E’ tanto misericordioso il Signore: sempre, se andiamo da Lui, ci perdona. Abbiamo fiducia nell’azione di Dio! Con Lui possiamo fare cose grandi; ci farà sentire la gioia di essere suoi discepoli, suoi testimoni. Scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi. Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali, giovani!
Novità di Dio, tribolazione nella vita, saldi nel Signore. Cari amici, spalanchiamo la porta della nostra vita alla novità di Dio che ci dona lo Spirito Santo, perché ci trasformi, ci renda forti nelle tribolazioni, rafforzi la nostra unione con il Signore, il nostro rimanere saldi in Lui: questa è una vera gioia! Così sia".
                                                                                       Papa Francesco, omelia 28 aprile 2013

mercoledì 18 luglio 2012

VENTI ANNI FA ........

Paolo Borsellino veniva barbaramente ucciso, insieme agli uomini della sua scorta.

Il suo ricordo  (e il grato ricordo di tutti coloro che hanno speso la propria vita  per "lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato")  ci interpella ad un rinnovato impegno per promuovere, con il nostro quotidiano, coraggioso  e generoso impegno,  legalità e giustizia e sconfiggere  la mafia ed ogni forma di mentalità mafiosa e di violenza.

Siamo tutti chiamati a far del nostro meglio, con entusiasmo, costanza e competenza.

giovedì 5 aprile 2012

RINASCERE A VITA NUOVA

UNA SETTIMANA SANTA PER RINASCERE A VITA NUOVA

http://www.youtube.com/watch?v=qmS734wpvSI

"Io auguro a te e a me di scoprire subito e in quale punto e con quali “attrezzi” Gesù, duemila anni or sono, ha bucato la crosta terrestre e ha creato un passaggio, l’unico passaggio verso il cielo. Io auguro a te e a me di imboccare decisamente questo passaggio, risalendo il corso di quella storia di amore, come un esploratore, farne mappa ed orientarla sul cuore per il resto della vita e, infine, tirarne cento, mille copie e darle in giro, a cominciare da chi è più vicino, perché quel “passaggio” va fatto, per sua natura, in cordata!"

Leggi: PASQUA. IL SENSO CRISTIANO DI UNA RICORRENZA

mercoledì 22 febbraio 2012

LO STILE DEL SERVIZIO IN OTTO PAROLE


La guida e lo scout si rendono utili e aiutano gli altri

LO STILE DEL DONO


                                                                                                                                                                                                               di  LUCA SARDELLA

            Avevo poco più di quindici anni quando in parrocchia, alla vigilia dell’estate, il don mi si avvicinò e mi chiese se lo potevo aiutare al campo-scuola con i bambini delle elementari. A quella domanda, sostenuta da grande stima e fiducia, accettai con entusiasmo, ma soltanto alcuni giorni dopo l’inizio di quell’esperienza compresi sul serio a quale responsabilità ero stato chiamato. E così fui costretto a rimettere i piedi per terra.
           Il «servizio dell’amore» – richiamato dal Papa ai nuovi cardinali nel Concistoro della scorsa settimana – chiede a chiunque lo prenda sul serio di uscire dalla poesia delle parole, per ritrovarvi la verifica del personale incontro con Gesù. L’amore per Dio, per la Chiesa e per i fratelli non si gioca, infatti, sul «ruolo» che possiamo ricoprire, ma su quella «dedizione assoluta e incondizionata» che è legata al voler bene, alla gratuità e al sacrificio.
          Quasi a dirci che anche nel servizio si può correre il rischio di «fare delle cose», pur buone, ma non sostenute dalla carità e quindi incapaci di restituire gioia e profondità alla propria umanità.
           Il tema del servizio messo a fuoco da Benedetto XVI – e offerto anche alla nostra vita di giovani – diventa così occasione di riflessione personale, per un esame attento sulla qualità evangelica del nostro servire.
           Lo stile del dono, dice il Papa, si esprime attraverso otto caratteristiche.
La prima di queste è l’ amore, cioè l’essere capaci di volere il bene dell’altro.
Il vigore ci rimanda alla passione e all’impegno con i quali ci spendiamo nella responsabilità che ci è affidata, la limpidezza al non cedere alla tentazione dell’ambiguità o del compromesso.
Ma occorrono anche sapienza , quella continua formazione per essere abili a «leggere dentro» gli eventi e la storia delle persone, energia per non scoraggiarsi di fronte ai possibili fallimenti e fortezza per continuare il cammino con speranza, consapevoli che non spetta a noi raccogliere il frutto della nostra semina.
La fedeltà e il coraggio nascono, poi, dal vivere con radicalità la profezia del Vangelo, nella memoria grata della bellezza che ha avuto per la propria vita l’incontro con Dio.
Le otto strade suggerite dal Papa sono impegnative, ma praticabili. E sicuramente possono essere prese come un piccolo promemoria per aiutarci, passo passo, a rileggere i criteri che ispirano il nostro servizio.
Se scelte e percorse con decisione ci possono regalare un grande salto di qualità nel vivere tutti quei piccoli o grandi compiti che ci sono affidati. Perché sia solo lo stile del dono, sull’esempio di Gesù, a riempire di significato il nostro cuore, facendo della propria vita una totale e lieta espressione del «servizio dell’amore».

Da Avvenire, 22 febbraio 2012, pag. 19

DUE PASSI PER MATURARE UNO SPIRITO DI SERVIZIO
"Per servizio intendo la subordinazione del proprio io all'impegno volontario di aiutare gli altri, senza il pensiero di essere ricambiato o ricompensato.
Il primo passo per educare al serivzio deve essere di coltivare uno spirito di cortesia  e buona volontà abituali verso il prorpio prossimo; il secondo passo è poi di porre in pratica questo spirito mediante una disponibilità e cooperazione attiva verso gli altri. Questa buona volontà deve esistere verso tutti, chiunque sia o qualunque cosa sia il nostro prossimo. Dobbiamo considerarlo sempre come un fratello nella grande famiglia di Dio, un fratello contro cui pregiudizi o animosità non devono esistere ed a cui deve offrisrsi una fattiva amicizia". 
 Baden-Powell, Jamboree, gennaio 1924, da Taccuino.