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lunedì 20 luglio 2015

"A VOI GIOVANI DICO: SIATE CASTI!"




CASTITÀ' e SESSUALITÀ'

«A voi giovani dico: siate casti ... fate lo sforzo di vivere l'amore castamente!.». Queste parole di papa Francesco ai giovani pronunciate domenica scorsa hanno suscitato reazioni di ogni tipo ma tutte rivelative del dato che "castità" è una parola sovente incompresa, anzi misconosciuta e derisa, soprattutto perché è confusa con l'astinenza o la continenza sessuale o con il celibato.
L'etimologia ci suggerisce che è casto (castus) colui che rifiuta l'incesto (in-castus). L'incesto avviene ogni volta che non si vive la distanza e non si rispetta l'alterità, che non è solo differenza. Non è casto chi cerca la fusione, l'attaccamento, il possesso: segno di tale ricerca è l'aggressività che, in questi casi, facilmente si accende e si manifesta.
Sono sempre più convinto che la sessualità sta nello spazio del dono, perché richiede di dare e di ricevere e si colloca sempre nella relazione tra due soggetti. La sessualità non si riduce alla genitalità e la capacità di dono e di accoglienza è più ampia di quella esercitata nella genitalità: investe, infatti, l'intera persona e le sue relazioni.
Per questo la sessualità è cosa buona e bella, ma il suo uso può essere intelligente o stupido, amante o violento, legato all'amore o alla pulsione. La sessualità ci spinge alla relazione con l'altro, ma dipende da noi cercare, in questa relazione, l'incontro o il possesso, la sinfonia o la prepotenza, lo scambio o il narcisismo.
Potremmo dire che la castità è l'arte di .....

venerdì 15 febbraio 2013

L'ALTRO COME VALORE


Un bisogno di autentico amore
I rapporti umani si basano sull'impegno personale e sulla scoperta del valore dell'altro
                                                                                                                         
                                            di Carlo Climati *
ROMA, 15 Febbraio 2013 (Zenit.org) -

 Che cos’è l’amore per le nuove generazioni? Negli ultimi anni, purtroppo, i giovani sono bersagliati da un certo tipo di non-cultura che tende a ridurre questo stupendo sentimento ad una dimensione egoistica, superficiale, priva di senso.
           Per accorgersene, basta accendere la televisione e dare un’occhiata a certi programmi in cui l’amore viene privato del suo significato più profondo. Si elimina qualunque accenno al futuro, allo sforzo, all’impegno, alla progettualità.
               Non a caso, in alcuni telefilm vengono proposti modelli di vita assolutamente distorti: i soliti studenti del college che bruciano un rapporto dietro l’altro, senza mai unirsi stabilmente.
      Certi personaggi non amano. Non si impegnano mai. Preferiscono collezionare “storie”, “episodi”, “parentesi” momentanee.
        Le conseguenze di simili spettacoli sono disastrose. Il messaggio che viene trasmesso al giovane telespettatore, di fatto, è questo: “Se vuoi essere qualcuno, devi assomigliare al protagonista del telefilm. Alla tua età non hai ancora fatto sesso? Che cosa aspetti?”
             “Fare sesso” è un’espressione vuota e spoetizzante, che oggi va molto di moda. Ma ce ne sono tante altre. La più ingannevole, senza dubbio, è “il sesso sicuro”. È nata in seguito alla diffusione dell’Aids e racchiude un messaggio davvero fuorviante: “Vuoi continuare a vivere senza alcun impegno? Va benissimo! Però non dimenticare la protezione del profilattico!”.
         È davvero questa la strada giusta da seguire? Si può rispondere alla domanda con un esempio. La cintura di sicurezza ed il casco sono sicuramente strumenti utili, che possono contribuire a limitare i danni in caso di incidenti stradali. Ma non possono rappresentare una completa soluzione al problema. La vera soluzione sta nella prudenza e nella correttezza di chi guida l’automobile o la moto, rispettando i limiti di velocità e le regole del codice.
           Lo stesso discorso vale per i rapporti umani. L’unica, vera maniera per combattere l’Aids è quella di promuovere un’autentica cultura dell’amore, anche a costo di pronunciare parole che oggi sembrano suscitare scandalo, come “verginità”, “purezza” e “castità”.
          Oggi, purtroppo, sembra prevalere una mentalità superficiale, figlia della non-cultura del non-impegno, tipica dei nostri tempi.
Il più grande male è la fuga da ogni sforzo, la voglia di non assumersi responsabilità. Se arriva un figlio indesiderato, si può eliminare con l’aborto. Se un rapporto diventa troppo impegnativo, si può scappare via e tuffarsi nei rapporti “usa e getta”.
        Di conseguenza l’amore tra due persone non è più un bellissimo dono, ma uno squallidissimo prestito. Si riduce ad un misero contratto a tempo determinato, dal quale scappare quando si presentano i primi sforzi da affrontare. Non a caso, negli ultimi anni, si è parlato di introdurre i “divorzi-lampo”, per accelerare la fuga dal matrimonio.
       Alla base di certe distorsioni mentali c’è un problema più profondo: l’assenza di un’autentica cultura di considerazione del valore dell’altro. La sfida controcorrente da proporre ai giovani è quella suggerita da Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. È da qui che bisogna ripartire.

* Carlo Climati, giornalista e scrittore, esperto in problematiche giovanili. Una sua recente opera: "IL POPOLO DELLA NOTTE!"
  Vedi: CARLO CLIMATI