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giovedì 10 dicembre 2015

VINCERE L'INDIFFERENZA PER CONQUISTARE LA PACE

                                                                  MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCOPER LA CELEBRAZIONE DELLA 
XLIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 

1° GENNAIO 2016

Vinci l’indifferenza e conquista la pace

......  l’atteggiamento dell’indifferente, di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia. Tuttavia, ai nostri giorni esso ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza”.
La prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato. È questo uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico. L’uomo pensa di essere l’autore di sé stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma a farne completamente a meno; di conseguenza, pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a sé stesso, e pretende di avere solo diritti [4].........
..... L’indifferenza nei confronti del prossimo assume diversi volti. C’è chi è ben informato, ascolta la radio, legge i giornali o assiste a programmi televisivi, ma lo fa in maniera tiepida, quasi in una condizione di assuefazione: queste persone conoscono vagamente i drammi che affliggono l’umanità ma non si sentono coinvolte, non vivono la compassione. Questo è l’atteggiamento di chi sa, ma tiene lo sguardo, il pensiero e l’azione rivolti a sé stesso. Purtroppo dobbiamo constatare che l’aumento delle informazioni, proprio del nostro tempo, non significa di per sé aumento di attenzione ai problemi, se non è accompagnato da un’apertura delle coscienze in senso solidale [7]. .........
...... In altri casi, l’indifferenza si manifesta come mancanza di attenzione verso la realtà circostante, specialmente quella più lontana. Alcune persone preferiscono non cercare, non informarsi e vivono il loro benessere e la loro comodità sorde al grido di dolore dell’umanità sofferente. Quasi senza accorgercene, siamo diventati incapaci di provare compassione per gli altri, per i loro drammi, non ci interessa curarci di loro, come se ciò che accade ad essi fosse una responsabilità estranea a noi, che non ci compete [9]. «Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… Allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene» [10].......
.........6. La solidarietà come virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo.
Il mio primo pensiero va alle famiglie, chiamate ad una missione educativa primaria ed imprescindibile. Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Esse sono anche l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli [25].
Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona. I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. Rivolgendosi ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi, Benedetto XVI affermava: «Ogni ambiente educativo possa essere luogo di apertura al trascendente e agli altri; luogo di dialogo, di coesione e di ascolto, in cui il giovane si senta valorizzato nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori, e impari ad apprezzare i fratelli. Possa insegnare a gustare la gioia che scaturisce dal vivere giorno per giorno la carità e la compassione verso il prossimo e dal partecipare attivamente alla costruzione di una società più umana e fraterna» [26]. .......

sabato 18 febbraio 2012

PRESTIAMO ATTENZIONE GLI UNI AGLI ALTRI

"Lo scout è fatto per servire!"  (B.-P.)

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» 
 è il tema del messaggio del Papa per l'imminente Quaresima.
Anzitutto, ci dice Benedetto XVI, occorre saper prestare attenzione per maturare in responsabilità verso i fratelli: "Il primo elemento è l'invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein,che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà". Prestare attenzione è tipico di ogni scout (scout=esploratore). Egli affina la sua capacità di osservare per  scoprire, comprendere, intervenire responsabilmente e competentemente ove necessario. Osservare bene per servire meglio! Osservare: non la vuota ed invadente curiosità dell'inetto o del "guardone", ma un'attenzione che orienta nel fare "del proprio meglio",  nel volere ed attuare il bene dell'altro e della società. E', perciò, l'arte del promuovere, del valorizzare, dello scoprire modi positivi e non violenti di relazionarsi agli altri. E' la capacità di essere leali, cortesi, gentili, corretti nelle parole e nei comportamenti. E' il rafforzare il senso della gratitudine e il valore dell'amicizia e della fraternità; è il far radicare nella quotidianità disponibilità, prontezza e spirito di servizio; è il far maturare la capcità di prendersi  "veramente" cura dell'altro.
Voler bene all'altro, infatti, vuol dire "prendersi cura dell'altro", aiutarlo a migliorare (in tal senso la "correzione fraterna" quando è opportuna è buona cosa da fare con umiltà e con spirito di vera fraternità).  Voler bene all'altro vuol dire saper far strada con l'altro, sostenendosi vicendevolmente nel comune cammino verso il bene.
"Oggi, in generale, - scrive il Pontefice- si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli£.
"L'attenzione reciproca - prosegue il Papa-  ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» (Pr 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio. Il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio. Così la Chiesa stessa cresce e si sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo (cfr Ef 4,13). In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell'amore e delle buone opere".
 "Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, - conclude Benedetto XVI-  tutti sentano l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone".
Perchè non impegnarci a riscoprire (o rafforzare) l'abitudine della Buona Azione? 
Perchè non impegnarci nel periodo quaresimale a rafforzare la nostra attitudine (e competenza) per il servizio e per la costruzione del bene comune? Perchè non aiutarci l'un l'altro a divenire migliori?
In tal modo marceremo insieme verso il radioso mattino della Pasqua.
g.p.

Per leggere il messaggio del Papa: MESSAGGIO PER LA QUARESIMA