martedì 6 dicembre 2016

NUOVO BLOG - IL PICCHIO DELLA MASSARIOTTA

Questo blog non è più attivo, poiché  il Settore nazionale Specializzazioni
è stato sostituito dal Settore Competenze
che viene concretamente gestito a livello regionale
.La gestione della Massariotta è sta affidata all'AGESCI Sicilia



Vi preghiamo di indirizzarvi 
al nuovo blog dell'AMES - 
Amici della Massariotta e Educatori Scout




venerdì 25 novembre 2016

IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E I GIOVANI

 “Vieni e vedrai. I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”

La lettera pastorale del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca

    





Il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, nella sua lettera pastorale “Vieni e vedrai. I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, del 4 novembre 2016, propone delle riflessioni  e considerazioni che affrontano un tema centrale per la vita ecclesiale tanto da essere stato scelto da Papa come tema del prossimo Sinodo dei vescovi. La particolarità di tale testo è che Camisasca da anni guida giovani alla scoperta che la vita è vocazione e quindi scrive per esperienza e riflessione su quanti ha accompagnato per decenni. Di seguito alcune espressioni della lettera pastorale offerte come invito a leggerla integralmente.

Le diverse vocazioni nella Chiesa hanno un unico scopo: delineare il nostro volto personale e, nello stesso tempo, indicare la modalità concreta con cui ciascuno di noi partecipa alla costruzione dell’unico Corpo di Cristo.

Ma la voce di Dio, non avendo di per sé bisogno di alcuna mediazione umana per arrivare a noi, ha scelto come via ordinaria di raggiungerci attraverso altri uomini. La sua proposta arriva al ragazzo, all’adolescente, al giovane, attraverso la sua famiglia, attraverso la vita e la testimonianza di altri sacerdoti, attraverso altri giovani, amici, compagni di strada. Una vocazione matura in tanti incontri e rivela spesso la vivacità o l’aridità di una comunità cristiana.
La riduzione delle vocazioni al presbiterato chiama dunque in causa la vita cristiana delle famiglie, delle comunità giovanili parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti e il metodo della loro trasmissione della fede.


Sono sicuro che una vocazione nasce quando la persona comincia a percepire un significato unitario per tutta la sua vita. Qual è, dunque, il più grande ostacolo, una delle maggiori difficoltà per lo sviluppo di un’autentica vocazione cristiana? È il cristianesimo presentato in modo parziale e individualistico.
Una visione settoriale del cristianesimo, ridotto a finalità di preghiera, osservanza di comandamenti, finalità sociali o altro, impedisce alla persona di scoprire e di gustare il cambiamento nelle vita operato dall’incontro con Gesù e rende impossibile al fondo una vera donazione di sé. È dall’interno della vita che emerge la voce di Dio che chiama, Per questo è necessario aiutare i ragazzi a vivere con profondità le loro esperienze, a verificare dentro le occasioni della loro esistenza la convenienza umana della sequela di Gesù.

Il rapporto personale non è sufficiente e non è neppure il punto di partenza. Il ragazzo, il giovane, deve scoprire una comunità. Non un luogo che lo allontani dalla vita, dove trovi soltanto discorsi o attività, ma una comunione di persone nata attorno ad adulti innamorati di Gesù, dove i ragazzi possano scoprire e verificare personalmente la visione della vita portata dalla fede cristiana. Dove possano imparare la carità, strada fondamentale della conoscenza di sé stessi e di Dio, dove possano scoprire la preghiera e il silenzio, la gioia della missione e della testimonianza a Cristo, ma anche la bellezza della musica, dell’arte, della cultura, della storia… strade che ci portano a Cristo e che da lui ci portano all’uomo.

L’avventura che abbiamo descritto consiste innanzitutto nell’aiutare i ragazzi a scoprire il senso religioso nella propria vita. In ogni incontro, in ogni persona, in ogni cosa possiamo vivere un’apertura verso l’Infinito, verso quel volto e quella voce da cui vengono il mondo e la storia. In questo modo, accenderemo nei nostri interlocutori quello stupore e quello sguardo che sanno riconoscere dietro le cose la Presenza che chiama. La Presenza che si fa strada attraverso i desideri che lei stessa ha posto nel nostro cuore, attraverso tanti incontri, attraverso i bisogni della gente e della Chiesa. Fondamentale, ancora una volta, è la presenza di adulti che aiutino i ragazzi a scoprire l’unità della loro vita.

È necessaria un’autorità esterna a sé con cui guardare alla propria esistenza, affrancandosi dalla volubilità dei propri stati d’animo. Anche l’oggettività della liturgia e dei sacramenti aiuterà i giovani in un tale cammino. La vita ordinaria acquista così una straordinarietà che non deriva dalla grandezza delle cose che accadono o si fanno, ma da Colui che abita le nostre ore.




martedì 16 agosto 2016

LUNGO I PERCORSI DEL CUORE.

L'INCANTO DELLA PORTA APERTA

Mi sto caricando di anni, ma non finisco di incantarmi davanti ai "percorsi del cuore". Davanti ai "percorsi del cuore" mi sento ancora come un bambino. E continuo, impenitente, a sognare una comunità che si incanti davanti ai "percorsi del cuore".
 
Anche la fede, quella vera, il tesoro che ci è più caro, appartiene a questi percorsi segreti. Se non entra in questi spazi del cuore è, per lo più, frastuono e blabla religioso: costretti a urlare la fede, quasi per autoconvincersi di credere. I "percorsi del cuore" sfuggono alle statistiche; rifuggono dalla nostra pretesa di racchiudere in numeri e diagrammi anche il mistero.
 
Più che nella moltitudine delle parole li sorprendi in un brivido degli occhi, nella tenerezza di una stretta di mano. Chiamo "percorsi del cuore" le emozioni , le intuizioni, le riflessioni, gli smarrimenti e le aperture, i sussulti e le decisioni: fanno la storia delle nostre giornate e diventano cammino interiore, il nostro mondo segreto.
 
C'è una condizione che ti introduce ai "percorsi del cuore" e ti dà l'emozione di scoprirne o solo forse intuirne le tracce. La vorrei descrivere con alcune parole, purtroppo imprecise. Condizione è "guardare l'altro immaginando l'inimmaginabile". Oltre la superficialità, oltre i luoghi comuni, oltre l'apparenza, immaginando dell'altro il cuore, la terra segreta.
 
A chi oggi parla di "percorsi del cuore" può succedere - non è un mistero - di essere guardato con sufficienza, quasi fosse uno "fuori", fuori della realtà, impenitente sognatore. Non devono aver ....


mercoledì 3 agosto 2016

MEMORIA, CORAGGIO E SPERANZA . per andare verso il futuro

IL DIVANO DELLA FELICITA’


Luglio si è concluso con l’incontro dei giovani a Cracovia per le Giornate Mondiali della Gioventù.
I discorsi e le azioni di Papa Francesco sono stati, come sempre, ricchi di significato e di stimoli. Silenzio e parole forti e lungimiranti, non solo per i due milioni di giovani provenienti da tutto il mondo, ma anche per chi ha responsabilità politiche, pastorali, educative, e per la gente comune.
Il Pontefice ben comprende le notevoli difficoltà che le giovani generazioni incontrano oggi per una piena realizzazione, un lavoro dignitoso, una vita in ambienti positivi e con adulti significativi. Mille problemi disorientano e paralizzano i giovani e talora li spingono a rifugiarsi nell’inedia o nell’alienazione.  Perciò sovente incoraggia ad osare per volare in alto. Di fronte alla ricerca di facili ed effimere felicità, da consumare, e che nel contempo consumano, i giovani sono invitati a farsi protagonisti del futuro, evitando di “confondere la felicità col divano”.  Si crede, dice il Papa, “che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri”. Un divano “come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer”. Un divano “contro ogni tipo di dolore e timore”, che “ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci”. Ma questo “divano-felicità” è invece una paralisi silenziosa che “senza rendercene conto” ci fa ritrovare “addormentati, imbambolati e intontiti mentre altri – forse più vivi, ma non più buoni – decidono il futuro per noi”. “Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti”, piuttosto “che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore”, osserva il Pontefice. Ed aggiunge: “Siamo nati per lasciare un’impronta”.
“È molto triste – rileva Francesco – passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà”. Ed allora dobbiamo lealmente chiederci: “Il nostro essere per le vie del mondo è statico - in attesa del fico in bocca - oppure è un verace segno della nostra vitalità e intraprendenza?”; “Come, dove e perché andiamo?”; “Le tracce che lasciamo sono fugaci orme sulla sabbia o sono orme forti e indelebili?”; “Sono tracce della nostra arroganza e cupidigia che indicano un procedere malvagio o tracce del bene che facciamo?”; “E i nostri figli? Quali tracce lasciano?”  …
Le devastanti guerre e i quotidiani episodi di terrorismo e di assurda violenza - che lasciano forti impronte di morte, di miseria, di turbamento - sono stati frequentemente richiamati da Papa Francesco.
Non sono “cose” che riguardano gli altri, diventando oggetto del nostro quotidiano spettegolare o delle nostre paure, ma ci interessano e coinvolgono. Sono icona di una società disorientata e malata.  Perciò, ogni malvagità nostra o altrui deve farci riflettere e ravvedere. Sovente, purtroppo, l’uomo al fine di farsi ragione ricopre il male con alte elucubrazioni e giustificazioni, simili a preziosi perizomi ricoprenti zozze pudende. Quanta prepotenza, quanti furti, quanta violenza, quanti latrocini vengono giustificati con nobili fini! Quante sofferenze provochiamo con il nostro agire! Strumentalizzando pure la religione e la giustizia. Il Papa lo ha detto ad alta voce: “Sono la voglia di potere, la bramosia del denaro, la logica della sopraffazione ad orientare perversi modi dell’agire umano!”
Se andiamo alle radici di tante liti, problemi, malaffare, malessere - che motivano o condizionano il nostro vivere quotidiano - troviamo molto marciume che avvelena la nostra ed altrui esistenza, danneggiando i “miti di cuore”, le molte persone buone che il Vangelo esalta.
E allora? Occorre il coraggio di guardarsi allo specchio, interrogarsi lealmente, darsi da fare per fornire il nostro contributo affinché le cose cambino, superando insane voglie, pregiudizi, resistenze, tiepidezze, miopie varie, fobie, incapacità di dialogo e di cooperazione. Per essere felici, ci ricorda Francesco, occorre “camminare insieme agli altri, in qualsiasi ambito, portando la Buona Notizia e facendo della propria vita un dono, dando il meglio di noi per rendere il mondo migliore”.
Pressante l’invito ad “essere la speranza del futuro”. Per esserlo, dice Papa Francesco, “tre sono gli elementi essenziali: memoria, coraggio e speranza per il futuro. La memoria degli eventi del passato; il coraggio del presente nell’affrontare tutte le situazioni; la speranza di un futuro di misericordia, facendo tesoro dell'esperienza e della fede” e impegnandosi in esperienze di volontariato. Niente divano sul quale poltrire o stare a guardare chi passa, magari piangendosi addosso, ma tenere sveglie le meravigliose energie che ogni persona possiede, orientandole verso il bene. Vivere, sin da ragazzi, esperienze associative e di volontariato costituisce un buon apprendistato ed esercizio per una vita dinamica e felice, a favore di noi stessi e degli altri.

Giovanni Perrone

lunedì 1 agosto 2016

1 agosto 1907 - NASCE LO SCAUTISMO

Lord Robert Baden-Powell, detto B.-P., inizia il primo campo scout nell'isola di Brownsea (Canale della Manica).


„Cercate di lasciare

 questo mondo un po' 

migliore di quanto non 

l'avete trovato.

(da "L'ultimo messaggio di B.-P. agli Esploratori" su "Scautismo per ragazzi"
                                                   – Robert Baden-Powell

lunedì 13 giugno 2016

LA MASSARIOTTA SULL'EVEREST



La bandiera della Massariotta
 sventola sul Tetto del mondo

Grazie a Luca, che nel lontano 2008, venendo da esploratore al campo nazionale di competenza  di “Avventura, Espressione e Mania Abili” svoltosi alla Massariotta a fine agosto se n'è innamorato, tanto da portala in giro per il mondo, dalla Corsica, all’Inghilterra  passando per l’Irlanda e ora in Svizzera nel cantone francese.
A Maggio scorso l’impresa: l’Everest, il tetto del mondo con una spedizione internazionale. 
ùUna breve visita a Katmandu e poi su tra le alte cime dell’Himalaya con la Massariotta nel cuore e la bandiera con il logo della Base. 
Ci ha inviato alcune foto con uno scritto:

"Sono stato alla Massariotta per cinque giorni di campo, solo cinque; però a distanza di anni li ricordo con tanto piacere. 
Non c'è un motivo preciso per il quale mi spunta il sorriso quando penso a quei giorni. Mi ricordo che ho incontrato persone da cui potevo imparare molto, prendere l'esempio e trarre beneficio solo stando accanto a loro. 
Forse la cosa che è rimasta più impressa nei miei ricordi sono stati i sorrisi. 
Sarà una cosa banale od ovvia ma quei sorrisi che vedevo (soprattutto nei ragazzi che facevano servizio)  nascondevano tanta fatica e qualche tensione ma ciò nonostante erano sinceri e creavano una alchimia che, dopo anni di lavoro in lungo e in largo per il mondo, ancora non ho trovato e tutt'ora cerco”.
                                                                                                                                            Luca Casino

 

giovedì 19 maggio 2016

UN APPETITO VIRTUOSO

CHE APPETITO HAI?

Etica e virtù nella vita e nella società. Un’utopia, una speranza, un impegno

Secondo Aristotele l'appetito rappresenta la naturale tendenza che spinge ogni uomo a realizzare ciò che egli ritiene “bene”. Il concetto di bene è strettamente connesso al modo di intendere la vita e alla maniera di porsi nei confronti degli altri e nella società.  
Il recente studio dell’Ocse, Trust in Government, analizzando comparativamente la situazione di 29 Paesi nel mondo nei riguardi della corruzione evidenzia la necessità che, sin dai primi anni di vita, si insegni e si faccia esercitare l’etica della buona cittadinanza. Purtroppo, la situazione italiana non risulta tra le migliori. Perciò il rapporto richiama la responsabilità di tutte le istituzioni chiamate ad aver cura della crescita dei buoni cittadini. Anche i cittadini, però, debbono sapersi prender cura delle istituzioni. Infatti, sovente, sono i cittadini non virtuosi che rendono le istituzioni vuote di valore e ricche di malaffare.
Il vivere eticamente è il prendersi “cura di sé, cura degli altri, cura delle istituzioni” (P. Ricoeur). Si matura la capacità di prendersi cura sin dalla nascita, grazie all’impegno e all’esempio di educatori-accompagnatori e alla vita in ambienti che favoriscono l’esercizio delle virtù. L’etica della cura interagisce con l’etica della giustizia grazie ad un’idea di bene (il cosiddetto bene comune) che accomuna l’io e l’altro. E’ la disponibilità ad “essere pronti” per l’altro che caratterizza l’agire con cura.
Non c’è vita etica senza l’esercizio delle virtù. Mi riferisco principalmente alle virtù umane e civiche che bene interagiscono con quelle promosse dalla religione, anzi ne favoriscono la maturazione. La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene.  Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene. Ogni virtù consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete”. Così afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica. Alcune virtù hanno la funzione di cardine. Sono la giustizia, la fortezza, la prudenza e la temperanza: «Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna, infatti, la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza» (Sap 8,7). Attorno ad esse gravitano le altre virtù. La virtù non è declamata ma vissuta, anche nelle piccole scelte ed azioni della nostra quotidianità.
L’appetito del bene orienta nel far diventare il vivere virtuoso uno stile di vita. E’ un buon appetito che sin dall’infanzia spinge ogni persona a diventare protagonista e a spendersi per crescere e per far crescere in maniera eticamente corretta. Penso metaforicamente ad un ristorante che riempie la strada di buoni profumi, presenta piatti che stimolano occhi, pancia e cervello, offre anche la possibilità di imparare a cucinare piatti prelibati e, nel contempo, coinvolge i clienti nel mettere a frutto ciò che sanno fare. L’esempio, l’apprezzamento e il fraterno accompagnamento trascinano verso il bene. Perciò ogni istituzione,  a partire dalla famiglia, deve essere considerata e vissuta come spazio educativo, luogo ove ci si nutre di atti virtuosi.
La stessa attenzione alla legalità, oggi sovente richiamata e manifestata, non ha valore se non è strettamente connessa alla virtù della giustizia e al concreto e quotidiano impegno perché la giustizia sia il modo naturale di essere e di agire di ogni persona e di ogni istituzione.
A proposito, Papa Francesco insiste parecchio sulla necessità di educare al buono, al bello e al vero. Recentemente ha affermato che “ci sono tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani. L’educazione deve muoversi su queste tre strade. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare. Occorre cioè che i tre linguaggi siano in armonia; che il bambino, il ragazzo pensi quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che pensa e sente. E così, un’educazione diventa inclusiva perché tutti hanno un posto; inclusiva anche umanamente”. Queste sono indicazioni per una via virtuosa.
Siamo tutti chiamati a profumare di virtù, in modo che il buon profumo riempia case, scuole, istituzioni e aiuti ciascuno a maturare quella cittadinanza attiva necessaria a star bene e a risolvere i complessi problemi del nostro tempo. Che il nostro appetito sia sempre “buono” perché è bello, buono e vero!

Giovanni Perrone